Palermo-Foggia 0-0: al “Barbera” non scocca la scintilla del riscatto. Rosa a sprazzi, i pugliesi sfiorano il colpo nel finale

Palermo-Foggia 0-0: al “Barbera” non scocca la scintilla del riscatto. Rosa a sprazzi, i pugliesi sfiorano il colpo nel finale

Prestazione volenterosa ma a corrente alternata: Palermo macchinoso ed impreciso che non riesce a dare continuità ed incisività alla sua manovra. Rosa spreconi e mentalmente provati, il Foggia sfiora il successo nel recupero…

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Il Palermo resta fermo, o quasi, ai blocchi di partenza di un girone di ritorno fin qui avaro di risultati e serenità.

Un punto in tre partite e primato in classifica ceduto al Brescia di Eugenio Corini che vive un momento di straordinaria condizione psicofisica. Contro il Foggia, la compagine di Stellone ha disputato una partita apprezzabile per volontà e applicazione, non brillantissima sul piano dell’armonia e della fluidità del gioco espresso. Sprazzi di intensità e discreta linearità in avvio delle due frazioni, vanificati da frenesia e qualche ricamo di troppo in sede di rifinitura, supponenza ed imprecisione in fase di finalizzazione. Folate di impeto, ritmo e buona coralità nel primo scorcio di entrambi i tempi di gioco, ben presto dissolte, complici stanchezza e frustrazione, con l’incedere inesorabile del cronometro. Al Palermo sono mancati cinismo, concretezza e lucidità, al pari delle energie, mentali e nervose più che fisiche, imprescindibili per conferire continuità e giusto abbrivio allo sviluppo della manovra durante l’intero arco del match. Lunghe pause, qualche evidente e fisiologico calo di tensione che sarebbe potuto costare caro, contro un avversario molto ben disposto e dotato di forte indole propositiva, che non ha lasciato nulla di intentato sfiorando nel convulso finale anche il successo.

Non era lecito pensare che il tornado societario, con relativo riflesso mediatico, che sta avversando il club in queste tribolate ed inquiete settimane, non avesse un deflagrante riverbero negativo su psiche ed anima dei calciatori rosanero. Troppi i dubbi, le incognite, i timori per il presente e per il futuro, correlati alla complessa situazione finanziaria ed ai contorni indecifrabili del discusso passaggio di proprietà. Veri e propri  tarli che si insinuano quotidianamente nel microcosmo di una squadra che sta serrando i ranghi, stringendo i denti per non compromettere quanto di buono costruito sul terreno di gioco. Una squadra che è costituita prima di tutto da un gruppo di uomini, oltre che encomiabili professionisti, i cui equilibri mentali e nervosi sono quotidianamente erosi da troppi quesiti privi di esaustive risposte. Uomini che lo status di precarietà finanziaria e progettuale del club, unitamente alle dinamiche controverse che stanno caratterizzando l’insediamento della nuova proprietà, lo percepiscono quotidianamente. Patendone, volente o nolente, gli inevitabili effetti destabilizzanti.

Stellone ed i suoi ragazzi, con l’ausilio del responsabile dell’area tecnica Rino Foschi, provano con tutte le risorse etiche e mentali a propria disposizione a fare quadrato nel chiuso dello spogliatoio. Cercando di spendere ogni stilla di concentrazione ed energia all’interno del rettangolo verde, al fine di non dissipare quanto di buono seminato e non smarrire le coordinate della via maestra, direzione Serie A. Intento lodevole e degno di encomio, sul piano professionale e squisitamente umano. Inutile sottolineare che è un’impresa titanica e che, più o meno inconsciamente, il rendimento di singoli e squadra è fortemente condizionato dall’aggrovigliata matassa che rischia di soffocare presente e futuro del club.

In virtù di queste invasive contingenze, forse sarebbe ingeneroso chiedere di più in questo frangente ad un gruppo che si dimena con carattere, impegno e ostinazione alla ricerca di un successo che inneschi una salvifica scintilla. Boccata d’ossigeno in un momento topico ed estremamente complesso della stagione rosanero. Nell’amara consapevolezza che  quanto visto sul terreno di gioco in questo avvio di 2019 difficilmente potrà bastare a centrare l’obiettivo.

Il Palermo visto contro la compagine pugliese ha alternato luci ed ombre con cadenza regolare nel corso di tutto il match. La capacità di imbastire venti minuti di pressione alta sulla sfera e ritmi sostenuti veniva vanificata da poca risolutezza ed ancor meno precisione all’atto di concretizzare le occasioni da rete create. Ben tre nel primo tempo con Falletti e Trajkovski (una incredibilmente fallita dall’uruguaiano), addirittura quattro nella ripresa, di cui tre a firma Puscas. Il rumeno si è battuto con orgoglio e veemenza, sfruttando la sua grande fisicità, ma si è mostrato acerbo in sede balistica e di fraseggio, denotando ampi margini di miglioramento nei sui ruvidi fondamentali. Uno stacco a vuoto su un perfetto cross di Trajkovski, una rapida girata spalle alla porta che meritava miglior sorte, un gran sinistro in corsa con annessa prodezza di Leali. Rispoli ha calibrato un paio di cross interessanti per la testa del numero 29 che non è riuscito a prendere il tempo al suo diretto marcatore.

In mezzo, lunghi tratti di gara in cui il Palermo ha fatto spesso fatica ad attaccare la porta pugliese in modo lineare, organico e avvolgente, si è spesso incartato in uno sterile e macchinoso sviluppo orizzontale, ricorrendo troppo e male al lancio lungo. Staticità e poca voglia di muoversi senza palla degli avanti di Stellone, con il solo Trajkovski a creare superiorità numerica accendendosi ad intermittenza, un Falletti volitivo ma impreciso ogni qualvolta ha avuto la chance di battere a rete. Molti gli errori di misura, anche banali, in fase di costruzione con Jajalo decisamente al di sotto dei suoi standard abituali. Nel tentativo di alzare il baricentro, i padroni di casa si sono spesso allungati, perdendo distanze e densità, concedendo al Foggia profondità ed occasioni ghiotte per sbloccare la gara. Galano ne ha divorate due (una clamorosa), una per tempo. Iemmello si è trovato di fronte un pronto e reattivo Brignoli che ha salvato il risultato. La formazione di Padalino si è mostrata organizzata, coesa e coraggiosa, non ha mai issato barricate ma ha ribattuto colpo su colpo ai rosanero, gestendo a tratti anche il pallino di gioco e verticalizzando con discreto indice di pericolosità.

Quando Haas, a causa di uno scontro di gioco, ha dovuto lasciare anzitempo la contesa, è stato il turno di Chochev subentrato senza incidere sensibilmente sull’inerzia della manovra rosa.

Stellone, con l’intento di scuotere i suoi, ha gettato nel finale nella mischia il giovane Kevin Cannavò, attaccante classe 2000, coniando un audace 4-3-3. Il talento siciliano si è mosso con personalità e disinvoltura, creando spazi e sgravando Puscas dalla morsa dei centrali di Padalino. Non a caso, dopo l’ingresso del gioiello della cantera rosanero, il rumeno ha trovato tempo e modo di calciare a rete per due volte a stretto giro di posta.

Il punto ottenuto contro i pugliesi non infonde certamente quello slancio di entusiasmo ed autostima indispensabile alla squadra per gestire un momento così complicato. In ragione di abnegazione, voglia e dedizione alla causa mostrate sul terreno di gioco, al netto dei risultati attuali, questi calciatori meritano certamente consenso e sostegno incondizionato. Il Palermo è ancora secondo in graduatoria, ad un solo punto dalla vetta, con gran parte del girone di ritorno da giocare e l’obiettivo promozione ancora fattivamente raggiungibile sul campo. La vera mano a questo gruppo dovrà tenderla la società, non solo relativamente alle imminenti scadenze economiche a cui adempiere, ma soprattutto con linearità e trasparenza, operativa e progettuale, che contribuisca a fare finalmente chiarezza. Questa squadra ha il diritto almeno di giocarsi le sue chance, con pregi e difetti, squisitamente sul piano tecnico e rigorosamente all’interno dei confini del terreno di gioco. Senza portare sulle spalle, suo malgrado, un fardello psicologico e nervoso, che alla lunga rischia di travolgerne equilibri ed ambizioni.

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