Palermo, la cessione ad Arkus: prima del crac la De Angeli avrebbe potuto chiedere indietro le quote

Palermo, la cessione ad Arkus: prima del crac la De Angeli avrebbe potuto chiedere indietro le quote

Il contratto con la società che si occupa di turismo poteva essere risolto in tempo utile per provare a cercare un’altra soluzione

Il contratto di cessione del Palermo ad Arkus Network poteva essere risolto. Forse non in tempo per salvare la società dalla fine che ha fatto, ma comunque con ampio anticipo rispetto alle scadenze previste dalla Covisoc per l’iscrizione“.

Apre cosi l’edizione odierna de Il Giornale di Sicilia, parlando della vicenda che ha portato al crac del club rosanero, con la società di viale del Fante che non si è iscritta al campionato ed adesso attende solamente l’ufficiale fallimento. Eppure un modo per provare a salvare la baracca c’era. Nell’accordo firmato lo scorso 24 aprile tra Daniela De Angeli e la società che si occupa di turismo vi era una clausola che prevedeva la possibilità di retrocedere nuovamente le quote.

In caso di mancato adempimento di uno degli obblighi previsti dal contratto, la dirigente amministrativa avrebbe potuto chiedere la risoluzione dell’accordo. Uno degli impegni presi sarebbe venuto meno già a maggio, ampiamente in tempo utile per provare a trovare un’altra soluzione per iscrivere il Palermo in Serie B: “L’inadempimento in questione riguarda l’ormai nota compensazione da 4,4 milioni di euro con la quale Arkus Network avrebbe dovuto riequilibrare la posizione fiscale e tributaria sia del Palermo che di Mepal, «mediante accollo compensativo con altri crediti di imposta»“.

Il 3 maggio, nel contratto siglato presso lo studio del notaio Fabio Gattuso, Arkus Network ha consegnato un’attestazione di un credito iva pari a 4.117.908,00 euro in favore della Tecnosystem Group Srl. Nonostante ciò il collegio sindacale non era convinto della bontà dalla suddetta operazione, della quale sono emersi anche «dubbi sulla validità»: “A fine maggio, presumibilmente giorno 30 (quando venne approvata la trimestrale con un buco da 7 milioni), il collegio sindacale aveva dunque informato la società delle proprie perplessità sulla «triangolazione» effettuata con Tecnosystem“. A quel punto la dirigente amministrativa avrebbe potuto chiedere indietro le quote, per cercare di trovare un’altra strada per scongiurare quanto poi realmente accaduto.

Una situazione piuttosto ingarbugliata della quale la De Angeli preferisce non parlare “specificando però come un’eventuale richiesta di risoluzione contrattuale avrebbe portato ad un contenzioso con tempistiche che comunque non sarebbero state brevi, dunque rendendo vano qualunque tentativo di salvataggio in extremis del Palermo“.

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy