La forza della città ferita: Palermo è scesa in campo per salvare la sua creatura

Palermo spesso dorme. Ma quando si sveglia sa dare lezioni

Di Alessandro Amato
Alessandro Amato, giornalista Palermo

Questa Palermo spesso accusata di essere dormiente e di assistere inerme ai propri problemi, qualche volta sa rialzare la testa, sa combattere e sa intervenire. Sul filo di lana, così come è abituata a fare: un istante prima della fine.
I ventiduemila che hanno dato spettacolo sugli spalti contro il Brescia erano 18mila in più rispetto alla precedente partita. Un nutrito gruppo di imprenditori ha acquistato tremila tagliandi per aiutare il club. Un aiuto alla società (prima a Zamparini, poi al fuggiasco Richardson) l’aveva proposto Sicindustria, mettendo sul tavolo un milione di euro. Alessandro Albanese, uno dei grandi registi dell’operazione salvataggio, nelle ultime settimane ha fatto pazzie per svegliare le coscienze industriali. E Dario Mirri, forse spinto dai consigli notturni dello zio, il mitico Renzo Barbera, ha tirato fuori i soldi che evitano il dramma della penalizzazione. Il presidente della Lega, un palermitano, Gaetano Miccichè, si sta impegnando per agevolare una soluzione.
Al netto delle affermazioni denigratorie di Zamparini nei confronti della città, il Palermo oggi è molto palermitano. E palermitana è la benzina che tiene ancora acceso il motore rosanero.

Palermo spesso dorme. Ma quando si sveglia sa dare lezioni. Palermo è viva. Palermo c’è. Palermo ha cuore ed è in movimento. Forse sta imparando a coltivare il senso dell’appartenenza (ultras docet) e a curare le proprie creature: da qui dobbiamo partire.

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