PALERMO, BUON PARI CON QUALCHE RIMPIANTO I rosa spaventano i viola, poi rischiano la beffa nel finale

PALERMO, BUON PARI CON QUALCHE RIMPIANTO I rosa spaventano i viola, poi rischiano la beffa nel finale

di Leandro Ficarra Un pareggio sostanzialmente giusto maturato al termine di una gara complessivamente godibile nonostante le reti inviolate. Un Palermo coriaceo, equilibrato e logico quello messo.

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di Leandro Ficarra Un pareggio sostanzialmente giusto maturato al termine di una gara complessivamente godibile nonostante le reti inviolate. Un Palermo coriaceo, equilibrato e logico quello messo in campo da Bortolo Mutti all’Artemio Franchi, un 3-5-1-1 non trascendentale per qualità e continuità di gioco espresso ma compatto ed ordinato nell’applicazione delle due fasi. I rosanero, dopo un avvio choc macchiato da due palle goal in fotocopia concesse prima Natali e poi a Nastasic, con la difesa in versione presepe su due palle inattive, hanno avuto il merito di non scomporsi e di rimanere corti e coesi crescendo in personalità col trascorrere dei minuti. Prese le misure ai dirimpettai viola il centrocampo rosanero si è fatto più aggressivo, guadagnando metri e tempi di gioco e ripartendo con linearità. Bravi Barreto e Della Rocca a serrare le fila in mezzo e supportare in raddoppio sugli esterni, generosi ed intensi Bertolo e Pisano nel tamponare e dare opzione di scarico sulle corsie, con Donati maestro nel dirigere le operazioni ed un Ilicic, più concreto e meno avulso del consueto, a fare da raccordo giocando da elastico alle spalle di Abel Hernandez. Resettate le idee e le distanze tra i reparti dopo le amnesie iniziali, la squadra di Mutti ha così cominciato a creare più di un grattacapo alla formazione gigliata, prima con un colpo di testa di Hernandez, poi con un’occasione monstre sciaguratamente sprecata dello stesso uruguaiano superbamente innescato dal fine senso calcistico di Donati. E mentre Delio Rossi cominciava a strigliare i suoi era ancora Abel che dopo uno slalom felino in area toscana si lasciava ingolosire dalla ricerca dell’angolo lontano da posizione defilata anziché offrire al liberissimo Barreto il più comodo degli assist. Chiusa in parità la prima frazione, il secondo tempo si apriva con una decina di minuti contraddistinti da un forcing viola intenso ma sterile, che esaltava le doti gladiatorie dei centrocampisti rosa impegnati a fare da schermo, e la vigoria atletica del trio difensivo Mantovani, Labrin, Munoz con gli ultimi due, apparsi in crescita sul piano dell’attenzione, pronti a fagocitare senza fronzoli i palloni che spiovevano come timide minacce dalle parti di Viviano. Il portierone, di fede viola ma di maglia rosanero, era bravissimo a metà ripresa a spegnere con una quasi prodezza d’istinto le ultime velleità gigliate su puntata velenosa di Jovetic. L’ultimo vero sussulto del match era firmato da due grandi ex del Palermo che fu, con il subentrato Cassani che pennellava un cross sul quale Amauri, vistosi superato dalla sfera, sfoderava un colpo di mano galeotto degno del peggior Gilardino con il pallone che rotolava in rete ed il brasiliano sommerso dall’abbraccio complice dei compagni e dal boato del “Franchi”. Momenti di imbarazzo palese con i rosa a protestare, e la terna arbitrale prima ad indicare il centrocampo, poi ad annullare la rete, con l’ex rosanero colpito prima dall’ammonizione poi, auspichiamo noi, da un po’ di sana vergogna per l’iniziale maldestro tentativo di furba omissione. Quando Ilicic, imbeccato da una spizzata intelligente di Budan, rammentava a noi e al mondo che il destro non è il suo piede calciando alto da favorevole posizione, calava definitivamente il sipario sulla partita. Un pareggio che poco aggiunge a questo finale di campionato rosanero, che certifica l’ennesimo piccolo passo verso l’oasi tiepida della tranquillità, che ribadisce innegabilmente l’impegno e la professionalità di un gruppo di lavoro sano e rispettabile in tutte le sue componenti, cristallizzandone al contempo i limiti strutturali. Una discreta prestazione collettiva in relazione alle attuali risorse dellorganico, utile a levigare una classifica un pò insipida, specchio di una stagione mediocre e controversa in termini tecnici e programmatici o, se preferite, di una semplice annata di transizione. In attesa che anche la matematica sancisca il perseguimento dell’obiettivo minimo, l’auspicio è che, in prospettiva futura, i propositi ambiziosi del club, nel suo nuovo assetto dirigenziale, possano trasporsi in risultati sportivi pari alla passione che il popolo rosanero ha dimostrato di saper esprimere in maniera totale, civile ed incondizionata.

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