LE PAROLE CHE (NON) TI HO DETTO E mentre il Presidente entrava all’Olimpico i tifosi gridavano “Delio! Delio! Delio!”

LE PAROLE CHE (NON) TI HO DETTO E mentre il Presidente entrava all’Olimpico i tifosi gridavano “Delio! Delio! Delio!”

Di Fabio Corrao I tifosi del Palermo non hanno avuto nemmeno il tempo di metabolizzare la dolorosissima sconfitta, e adesso dovranno fare i conti anche con un addio che indubbiamente lascerà.

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Di Fabio Corrao I tifosi del Palermo non hanno avuto nemmeno il tempo di metabolizzare la dolorosissima sconfitta, e adesso dovranno fare i conti anche con un addio che indubbiamente lascerà delle scorie. Già da tempo, probabilmente da fine dicembre quando i rosanero impattarono a Bari una gara da vincere, lontane eco di tamburi di guerra avevano iniziato ad annunciare un inedito scenario: per la prima volta in quasi dieci anni, l’indiscusso artefice della rinascita rosanero veniva messo in discussione, apertamente criticato. Ove vi fosse una parte dalla quale schierarsi, il popolo rosanero non ha avuto dubbi, tutti senza distinzioni per il tecnico, per Delio Rossi, per l’uomo dei sogni. C’è un aspetto che non è piaciuto ai sostenitori rosanero, che ancora adesso non riescono a farsene una ragione. Hanno finito per convincersi che ogni figura che adombri la magnificenza presidenziale verrà sempre, prima o poi, cassata, per pura gelosia. E bisogna riconoscere che in questa chiave di lettura esiste una parte di verità. Basti pensare alla semifinale di Coppa Italia: quando lo speaker del “Barbera” annuncia l’ingresso in campo del presidente Zamparini parte un coro formato da trentacinquemila persone che inneggia al tecnico, quasi a voler prendere le distanze dalla politica dirigenziale di un uomo che fin qui era stato amato senza se e senza ma. I motivi della gente sono facilmente leggibili. Il Palermo di Rossi ha divertito tutti, ha giocato un grandissimo calcio, e soprattutto è arrivato per ben due volte ad un passo da risultati inimmaginabili per i colori rosanero. Si potrebbe obiettare che entrambe le volte l’obiettivo non è stato raggiunto, ma se si analizzano gli episodi delle due gare si capisce che ben poco c’entra la guida tecnica. A limitarsi alla sola partita di domenica, se Hernandez e Pastore avessero fatto gol, difficilmente staremmo a parlare di una sconfitta, malgrado la mediocrità più o meno consapevole dell’arbitro Morganti. Bisogna però dire che Maurizio Zamparini, con tutti i suoi difetti, è l’uomo che ha risollevato il Palermo da una realtà deprimente, e lo ha portato ad essere una delle squadre più rispettate del calcio italiano. Ha una politica gestionale discutibile, forse non riesce mai a fare un passo più in là per compiere il salto di qualità definitivo, ma sta facendo vivere al Palermo e a Palermo degli anni memorabili. E’ estremamente probabile che con questa società non si lotterà mai per vincere il campionato, né tanto meno una competizione europea. Ma ci si diverte, non ci si annoia mai, e malgrado le arrabbiature dovute ai continui cambi tecnici e alle campagne acquisti poco roboanti, si può portare alto il vessillo di una delle squadre più ammirate d’Italia. Non è il massimo della vita per un tifoso, ma nemmeno è poca roba. E non bisogna dimenticare, mai, che quando Zamparini passerà la mano lascerà al suo successore una società sana e in attivo. La sola critica che ci sentiamo di muovere al presidente è più che dovuta: non si può affermare “di aver già detto tutto ciò che c’era da dire attraverso i giornali”. Il rapporto tra un datore di lavoro e un dipendente ha come base fondante il rispetto, prima tra persone e poi dei ruoli. E sarebbe bene che quel rapporto fosse diretto, sincero, chiaro, senza intermediari. Sappiamo che il presidente si diverte come un matto a sentenziare, a parlare alla stampa, ma se il bene del Palermo è l’aspetto prioritario dovrebbe essere portato avanti sempre, comunque, e a dispetto di tutto.

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