Calcio: viaggio scaramanzie squadre,anche Palermo

Calcio: viaggio scaramanzie squadre,anche Palermo

Il nuovo fortino inespugnabile è il “Nereo Rocco”, un tempo sinonimo di catenaccio, oggi stadio della Triestina diventato celebre alla terza giornata per le sue tribune con gli.

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Il nuovo fortino inespugnabile è il “Nereo Rocco”, un tempo sinonimo di catenaccio, oggi stadio della Triestina diventato celebre alla terza giornata per le sue tribune con gli spettatori dipinti, ideate per fare un po’ di colore e ovviare in modo provocatorio alla carenza di sostenitori veri. La cosa sembra aver funzionato, non tanto per gli spettatori paganti (rimasti sempre quelli), quanto per i giocatori, che hanno trovato il loro nuovo talismano. Davanti ai suoi “tifosi”, la Triestina non prende mai gol: 1-0 con il Pescara, 0-0 con il Padova, 3-0 al Crotone, ultima impresa lo 0-0 con il temibile Siena. Nessun avversario riesce a sfondare quel muro di cartone con gli spettatori dipinti: troppa la pressione dei loro occhi e del loro silenzio. E in un mondo scaramantico come quello del calcio, c’è da starne sicuri, la cosa potrebbe far riflettere qualcuno, trasformando l’eccezione nella prassi. Come il famoso cappotto-portafortuna di Ulivieri, che l’allenatore indossava anche d’estate, l’impermeabile giallo del presidente Spinelli, le calze rosse di Costantino Rozzi, la cravatta di Galliani. Il Genoa ha da poco festeggiato la fine dei “100 anni di sfortuna”, maledizione lanciata nel 1910 da una contadina alla quale era stato tolto il suo orto per far posto al cantiere, in vista della costruzione dello stadio Luigi Ferrarsi. A Palermo ancora oggi spargono il sale dietro le porte, prima di ogni gara casalinga; il religioso Trapattoni annaffiava la sua panchina con l’acqua benedetta. Ognuno col suo rito: l’Inter, adesso, deve fare i conti con la “maledizione di Eto’o”: in casa nerazzurra ci si è resi conto che, se non segna lui, non si vince. E non ci si può neanche appellare a San Diego Milito, che nella scorsa stagione faceva i miracoli e che quest’anno sembra colpito dal malocchio: rigore fallito in Supercoppa, crisi, infortunio, lieve ripresa e nuovo infortunio. Finché c’è Eto’o, almeno è scongiurato il rischio della “pareggite”, il maleficio che colpì l’Inter di Mancini nel 2004: 7 pareggi di fila in campionato, addirittura 11 nelle prime 13 giornate. Imbattutti, va bene, ma con la classifica che si muoveva a passo di lumaca. Sempre meglio, comunque, del morbo che si è diffuso nella retroguardia del Bologna, in cui, a turno, tutti i difensori stanno sfornando un’autorete dopo l’altra: Rubin, Britos, Portanova. Manca solo Garics. Alla prossima giornata scopriremo se anche Malesani è scaramantico: basterà vedere se avrà il coraggio di mandarlo in campo. Vanni Spinella – Skysport.it

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