FOCUS:ORIZZONTI ROSA OLTRE QUELLA LINEA

FOCUS:ORIZZONTI ROSA OLTRE QUELLA LINEA

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Non vorremmo dilungarci oltremodo sulla controversa questione arbitrale. Soffermandoci, magari, su quanto sia ottusa l’avversione degli organi preposti verso l’introduzione della tecnologia nel mondo del calcio. O rimarcando quanto, questa incomprensibile riluttanza, condizioni partite e stagioni intere. O, ancora, disquisendo sulla reale utilità dei cosiddetti addizionali. Il cui operato, talvolta, sottrae equità e nitidezza al metro di giudizio del direttore di gara. Anziché aggiungerne, come da definizione.
Né ci preme dare immediata ribalta al marchiano scempio, concettuale ed arbitrale, che ha privato il Palermo di un gol certo, di un rigore solare, di una vittoria possibile, se non probabile. L’occhio inconfutabile della telecamera racconta un risultato diverso da quello ratificato a referto. Storia vecchia e tristemente nota. La giostra delle sviste ed degli orrori ha fatto tappa a “Marassi”. Il Palermo, suo malgrado, è stato costretto a farsi un giro. Pugno nello stomaco per chi ama questo sport. E si chiede sgomento perché si rifugga dall’applicare la logica ed opportuna soluzione al problema. Inquietandosi al sospetto di conoscere la risposta.

Non vogliamo contare i centimetri. Sarebbe ovvio e riduttivo. Il giusto risalto lo merita invece una realtà incommensurabile. La meravigliosa compiutezza di questa squadra. Il Palermo ha giocato un secondo tempo gigantesco. Per personalità, intensità, coralità e fluidità di manovra. Dominando un signor avversario. Quella Sampdoria che sogna in grande, tra campo e mercato, strizzando l’occhio al terzo posto.
Contraltare rabbioso ad una prima frazione grigia e balbettante. In cui la compagine di Iachini ha sofferto la compattezza, l’aggressività, la fisicità dell’undici genovese. Stringendo i denti dopo il primo squillo di Eder, aggrappandosi alle prodezze di Stefano Sorrentino. Non riuscendo a dare ritmo e profondità ai suoi temi offensivi, complice un giro palla troppo scolastico e compassato, in virtù della perfetta densità in fase di non possesso creata dalle linee doriane. Pagando dazio, in termini di chili e centimetri, alla prestanza blucerchiata in sede di contrasto e sulle palle inattive.

Quindi la reazione superba, dopo l’intervallo. Con l’implementare del pressing alto e della rapidità di manovra, fino a raggiungere ritmi vertiginosi senza peccare di precisione nel fraseggio. Barreto che si carica venti metri più avanti il baricentro della squadra, Vazquez che la illumina, Dybala che l’infiamma. Rigoni e Bolzoni che ritrovano vigore e tempra, divorando sfera ed omologhi in mediana. Ed un paio di Eurostar che sfrecciano a velocità supersonica sui binari del Ferraris. Sei palle gol nitide, armoniosamente architettate, una traversa, un gol meraviglioso. Anzi due. Di uno, purtroppo non v’è traccia a referto.

Ripresa maiuscola della banda Iachini. Per lignaggio, ritmi e sincronia nella tessitura del gioco, tra i picchi più alti della stagione. Palermo davvero bello. Padrone del campo e dei suoi mezzi. Porta a casa un punto, davvero troppo poco. Il misfatto brucia ancora. Il vero fantasma, nella circostanza è il signor Chiffi di Padova che non convalida lo splendido gol di Morganella.
Topica colossale .Le immagini evidenziano, inconfutabilmente, il clamoroso errore di valutazione. La sfera, sul siluro dello svizzero, rimbalza chiaramente al di là della linea di porta.

Il primo tempo dei rosa è stato sofferto e difficile. Privo del faro Maresca, Il Palermo fatica ad intravedere squarci di luce tra i cunicoli del dispositivo blucerchiato. Merito di Mihajlovic che disegna un 4-3-1-2 che diventa 4-4-1-1 in fase difensiva. La doria pressa forte Il centrocampo operaio di Iachini. Soriano asfissia Rigoni, Duncan ed Obiang fanno valere fisico e gamba su Barreto e Bolzoni, con l’ex Siena impreciso ed in palese difficoltà nel palleggio. Gabbia attorno al “Mudo” Vazquez: Palombo lo francobolla, un centrale a turno accorcia in avanti per raddoppiarlo. Maniere forti e linea difensiva bassa a protezione di Viviano, per togliere spazio e profondità a Dybala. Volutamente la Samp lascia qualcosa sull’esterno, ma Silvestre e Romagnoli catalizzano tutti i tentativi di cross, più di Lazaar che di Morganella. Fatta eccezione per una ripartenza lampo sprecata da Bolzoni, il Palermo crea poco o nulla.
Subisce un gol evitabile con Eder che taglia alle spalle di Andelkovic, legnoso nella circostanza, chiudendo l’ assist di Soriano. Il brasiliano elude l’uscita di Sorrentino e la disperata diagonale di Vitiello. Il Palermo gestisce la sfera a lungo ma in modo sterile, non trovando varchi né acuti. Ogni palla inattiva è un incubo in area rosa. Fortunatamente Sorrentino rimedia due volte, opponendosi a Silvestre, alle svagatezze in marcatura dei compagni.

Fantastica la reazione di carattere e la relativa metamorfosi nella seconda frazione. Fondamentale il cambio di ritmo nella circolazione della palla, il ritorno al pressing alto con la cooperazione sincrona e progressiva dei reparti nelle scalate sulla sfera.
L’ago della bilancia tattica di questa squadra è capitan Barreto. Mostruoso per sagacia tattica, tempi d’inserimento, dinamismo. Perfetto nel leggere, sporcare, inaridire le trame avversarie.

Il paraguaiano dosa i giri della squadra in fase di riconquista del pallone. Con i suoi movimenti ne determina distanze, intensità, atteggiamento. Alza il baricentro, accorcia le linee, allunga la squadra buttandosi dentro quando serve distendersi. Sontuosa la sua ripresa. Ha suonato la carica, guidando l’assalto alla Sampdoria, a lungo ostaggio nella propria metà campo. Si è incuneato tra gli interspazi doriani, costringendo gli intermedi genovesi a seguirlo, allentando di molto la presa su Vazquez. Recuperando una miriade di palloni, fornendo l’assist per il gol del “ Mudo”, pescando Dybala quando il principito ha rischiato di infrangere la traversa di Viviano. Si può essere leader e fulcro anche senza avere i piedi di velluto. Chapeau.

La quantità di azioni codificate sciorinate dal Palermo nella ripresa sono uno spot per Beppe Iachini. Sovrapposizioni sull’esterno, uno due sullo stretto, scarico dietro con ricerca del terzo uomo che attacca lo spazio, verticalizzazioni per la punta che divora la profondità alla spalle della linea difensiva. Il tutto con partecipazione organica di sei o sette effettivi in fase propositiva, buona proprietà di palleggio, tracce di manovra tangibili e moto perpetuo. Quando si dice avere un gioco. Il tutto ovviamente impreziosito da sopraffine soluzioni balistiche individuali. Anche ieri, Vazquez e Dybala hanno incantato. Tanto per non cambiare.

In mezzo al solito show di dribbling, veroniche e ricami, il “Mudo” ha fatto centro. In maniera insolita. Chiudendo con un collo esterno destro un fraseggio sullo stretto con Barreto. Esecuzione chirurgica, imparabile. Classica di chi calcia al volo con il piede debole. Non avendo rigidità e sensibilità pari all’altro piede, colpendo col collo sul rimbalzo, si tende ad impattare la sfera leggermente con l’esterno. Disegnando spesso traiettorie secche ad uscire, letali per i portieri. Con il suo magico sinistro ha chiamato Viviano ad un’ altra parata importante a metà ripresa.

Il prodigio di coordinazione, tecnica, perfezione stilistica regalato da Dybala in occasione della traversa meritava miglior sorte. Anche ieri un campionario sublime di magie, con i centrali blucerchiati a sudare freddo.

Della perla balistica di Morganella, suggello di una splendida ripartenza corale, abbiamo già scritto. Segnare un gol di tale fattura e non poterlo archiviare in statistica sa di vera e propria beffa. Per i rosa e per lo svizzero. Ottima la sua prova, convincente anche quella di Lazaar. La difesa ha ballato troppo nel primo tempo e sui calci piazzati. Nella ripresa Gonzalez è salito in cattedra, Vitiello ed Andelkovic, provvidenziali in alcune chiusure, sono cresciuti sensibilmente. Semplicemente decisivo Sorrentino.
Il Palermo è di fatto tra le più belle realtà di questo campionato. Per valori tattici, organizzazione, spirito, qualità di gioco espresso. Motivo di orgoglio e fierezza per tutti i tifosi di fede rosa. Classifica invidiabile, rendimento entusiasmante. Ben oltre la linea degli obiettivi stagionali. Proprio come il pallone calciato da Michel Morganella.

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