FOCUS: IL VALORE DEL RIMPIANTO

FOCUS: IL VALORE DEL RIMPIANTO

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Buon punto, altra prestazione di spessore. Congruo suggello di un girone d’andata eccellente. Il Palermo di Iachini gira a quota ventisei , alla larga dai cattivi pensieri. Alle soglie del salotto buono, in un limbo dorato, anticamera di sogni celati dal rigore della logica. Belli anche solo da nutrire. Due minuti per abbagliare le ambizioni giallorosse. Fulminate dal fulgore calcistico dei gemelli diversi. Vazquez punisce il colpevole disagio di Astori sul pressing alto rosa, Dybala divora lo spazio e fredda De Sanctis. Niente ‘selfie’ ma uno squillo, forte e chiaro, che infiamma il “Barbera” e stordisce la Roma.

Il Palermo della prima mezz’ora è in versione deluxe. Aggredisce la lupa ai confini della sua tana, si compatta con dedizione e distanze ideali, riparte con fluidità e ritmi supersonici. Almeno tre situazioni importanti in ribaltamento, sprecate per vizio di dosaggio o di concetto in sede di ultimo passaggio. In quel frangente, sulle ali di un predominio tattico farcito di entusiasmo, la banda Iachini poteva infliggere al più quotato avversario una spallata fatale. La Roma ha acciuffato i rosa solo su palla inattiva. Gol balordo, legittimato da una diramazione controversa della norma sul fuorigioco. Bravo il Palermo a resettare subito, a non scomporsi in campo e nella testa.

L’unica chance per schiodare nuovamente l’equilibrio è sul sinistro di un imprendibile Dybala. Bravo e fortunato De Sanctis ad incocciare la sfera con la gamba di richiamo. Totti e Maicon da una parte, Belotti e Quaison dall’altra. I subentrati non spostano l’inerzia propositiva delle due formazioni. L’ultimo quarto di match si dipana come da copione. Con la Roma che con un palleggio sterile e avvolgente cerca un acuto che non ha la forza di trovare. Il Palermo che serra magistralmente i ranghi, a corto di energie utili per infilzare l’ardire capitolino.

Al fischio finale in casa rosa è una parata di sorrisi, fieri e legittimi, che raccontano di una performance importante imperlata da un risultato di prestigio. Contro una big assoluta del nostro campionato, credibile candidata alla conquista del titolo. Una Roma top-team su scala nazionale. Incerottata da assenze di rilievo, che hanno reso la sfida più giocabile, ma pur sempre una corazzata per qualità e profondità di organico. Eppure, si scorge chiaro, sui volti di fede rosa, in campo e sugli spalti, il germe del rimpianto. Che non lede la gioia né spegne i sorrisi. Li smorza a tre quarti, svelando un’autostima ed una forza mentale che la squadra di Iachini si è costruita a suon di lavoro e prestazioni. Trovando sul campo risposte, equilibri, soluzioni. Scoprendo attitudini e scompensi, propensioni e limiti. Al fine di trovare un’identità tattica e degli automatismi tali da esporre il lato migliore del suo profilo, celandone le imperfezioni tra le pieghe di una granitica coralità. A Beppe Iachini il merito di essere fin qui mirabilmente riuscito nell’impresa.

Covare rammarico per un pareggio, comunque brillante, conseguito al cospetto di una big del nostro calcio come la Roma, dimensiona fedelmente la straordinaria levatura del percorso compiuto e dei valori espressi da questo gruppo. Basta volgere lo sguardo ad un paio di stagioni addietro per rendersi conto di quanto sia idilliaca la condizione attuale.

Il 4-2-3-1 inizialmente proposto da Garcia non ha sortito gli effetti auspicati dal tecnico francese. Le cui scelte hanno palesato il rispetto e la considerazione nei confronti dell’avversario. Florenzi da esterno basso per reggere sul piano dell’attenzione e della corsa sul versante destro, Paredes, finto trequartista tattico per asfissiare la sorgente Maresca. Strootman schermo della retroguardia sulle orme di Vazquez, i due centrali difensivi dedicati alla cura di Dybala. Troppo compassata la manovra giallorossa, per scalfire la perfetta fase di non possesso di Iachini. Che iniziava sulla trequarti avversaria, con il solito pressing forsennato. Quando il Palermo accorcia veemente e sincrono con le sue linee, sia centralmente che sull’esterno, alla Roma manca l’aria. Giocatori come Barreto e Rigoni, lo stesso Morganella, si esaltano, invasati da una virtuosa trance agonistica, proprio nella fase di aggressione e riconquista della sfera. Perfetta la densità e la copertura anche nella propria metà campo. Letture difensive puntuali e corrette sia in ampiezza che profondità. Gonzalez è il cervello della linea, Vitiello ed Andelkovic sono ordinati e cattivi al punto giusto. Bravi entrambi ad arginare Iturbe e Ljajic, scivolando in sincronicamente sull’esterno per coprire le sortite di Morganella e Lazaar. Con Rigoni e Barreto a chiudere centralmente le direttrici di imbucata, Maresca a dotare di pensiero ogni pallone che transita dai suoi piedi, Dybala e Vazquez a scherzare sullo stretto i difensori romanisti.

Il vantaggio di misura all’intervallo non rende giustizia agli uomini di Iachini. A dire il vero i guanti di Sorrentino resteranno immacolati anche nella ripresa. La Roma ritrova nel 4-3-3 qualche traccia codificata, Garcia riporta Pjanic sulla trequarti e striglia i suoi. Il Palermo si abbassa un po’ ma su azione manovrata non rischia nulla. L’amnesia su palla inattiva costa carissima ai rosa. Lazaar si perde Strootman, libero di fare da sponda per Mattia Destro sfuggito a Gonzalez. La ciabattata sporca dell’ex Siena inganna Sorrentino. Peccato. Poi il sussulto di uno stremato Dybala che brucia ancora la linea capitolina su assist di Barreto ma stavolta l’argentino non punisce De Sanctis. Quindi le mosse dei due tecnici, con Iachini che gioca le carte Belotti e Quaison per Dybala e Vazquez. L’ingresso di Maicon suggerisce al coach rosa l’impiego di Daprelà per blindare il binario mancino. Un fuorigioco segnalato a Belotti, lanciato a rete nel cuore dell’extra time, lascia più di qualche dubbio.

Resta nell’aria il profumo di una bella serata di calcio. Di un Palermo capace di suscitare moti di coinvolgimento ed orgoglio nella propria gente. Mirabile mix di valori tattici, tecnici e mentali. Modello di organizzazione, automatismi e coralità. Permeato dal carisma di senatori di assoluta qualità, impreziosito dalla classe purissima di due talenti decisamente sopra la media per doti tecniche e pensiero calcistico.

Bene Vitiello, flemmatico, disciplinato. Brillante nella chiusura di alcune diagonali difensive. Andelkovic, con fisico e mestiere, ha fatto il suo. Instancabili i due stantuffi esterni, ai quali si può condonare qualche errore in fase di appoggio. Maresca trasuda sapienza e personalità, con e senza palla. Barreto si sbatte e s’incunea tra le linee, Rigoni fa legna e sporca a più non posso le giocate avversarie. Dybala è semplicemente un fenomeno. Inarrestabile, illeggibile, immarcabile. Impressiona la rapidità con cui pensa ed estrinseca giocate farcite di genio e fregio balistico. Vazquez è calcisticamente il suo incastro. Il Mudo a volte si incaponisce oltremodo, incartandosi in soluzioni fumose ed un po’ forzate. Il suo estro illumina le gare, poi si affievolisce nella seconda parte del match. Deve crescere in continuità, restando più a lungo dentro le partite.

Caso Munoz a parte, sarà fondamentale rifinire l’organico nella finestra di mercato in corso senza mutarne intelaiatura ed equilibri. Covare ambizioni diverse dalla salvezza, al momento, ci sembra fuori luogo. Mancano malizia, cinismo, capacità di gestione del risultato. Patrimonio che è auspicabile acquisire strada facendo ma non è legittimo pretendere a priori da una neopromossa. Questa squadra sta già facendo qualcosa di straordinario. Vuole continuare a stupire e divertirsi. Godiamoci il girone di ritorno. Vediamo che succede.

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