Palermo-Frosinone 1-0: Rosa solidi e brillanti, l’acuto di Gnahoré stende i ciociari

Palermo-Frosinone 1-0: Rosa solidi e brillanti, l’acuto di Gnahoré stende i ciociari

Vittoria meritata ed importantissima in chiave promozione diretta. Il Palermo si ritrova, mettendo la crisi definitivamente alle spalle nel momento più delicato della stagione. Prestazione solida, intensa e brillante. Coronado, Gnahoré e Pomini sugli scudi. La Gumina decisivo

Commento

di Leandro Ficarra

Il Palermo indossa l’abito delle grandi occasioni e sfodera, probabilmente, la migliore prestazione stagionale nel momento topico del campionato.

La compagine di Tedino si aggiudica lo scontro diretto contro il Frosinone, ottenendo tre punti dal valore inestimabile sotto il profilo sia numerico che psicologico.

Rosanero che dimezzano il distacco dalla capolista, con una gara ancora da recuperare che potrebbe addirittura consentire l’aggancio ai ciociari in caso di vittoria.

Il successo del “Barbera” consegna, inoltre, il vantaggio nel computo degli scontri diretti agli uomini di Tedino, dettaglio non di poco conto nella probabile eventualità di un arrivo al fotofinish tra le pretendenti alla promozione diretta.

Dopo l’opaco e scadente mese di febbraio, fatta eccezione per l’acuto finale contro l’Ascoli, al Palermo va riconosciuto il merito di essersi ritrovato, sotto tutti i punti di vista, proprio in occasione dello snodo fondamentale della sua stagione.

Partita preparata perfettamente, sotto il profilo mentale, tattico e tecnico e vittoria limpidissima, che poteva certamente assumere anche proporzioni più ampie in relazione a volume di gioco ed occasioni create.

Il match l’ha deciso, all’alba della ripresa, Eddy Gnahoré, straripante sul piano atletico, elegante e felpato nel suo incedere palla al piede, chirurgico negli inserimenti senza palla, quando è realmente in giornata.

Sua la firma sul tabellino, ma merito di performance e successo va certamente condiviso con numerosi altri protagonisti il cui apporto è stato decisivo.

Igor Coronado ha illuminato la scena a più riprese: partendo da mezzala e svariando su tutto il fronte offensivo, il brasiliano ha garantito qualità in costruzione, estro e cambio di passo in rifinitura, superiorità numerica negli ultimi venti metri in cui ha saltato avversari come birilli.

Alberto Pomini ha dimostrato ancora una volta, qualora ve ne fosse bisogno, perché merita legittimamente i galloni di titolare tra i pali: sicuro e pronto nel gestire il parabile, carismatico e rassicurante nel guidare il reparto, prodigioso nel neutralizzare, con reattività da ventenne, anche ciò che sembrava, apparentemente, imparabile.

Un capitolo a parte lo merita Nino La Gumina.

Forse, oggi, per la qualità, la concretezza e la sostanza della sua prestazione, il talentuoso attaccante palermitano è diventato calcisticamente grande.

Evidentemente, Nino ha giocato relativamente poco fin qui ma è davvero maturato tanto.

Una crescita lenta, paziente e graduale ma costante. Bravo Tedino a capire che per attitudini e caratteristiche, fisiche e tecniche, il palermitano ad oggi costituisce il partner ideale per Nestorovski.

Dinamico e pungente nel muoversi sempre senza palla, ora incrocia dietro la linea difensiva e taglia sull’esterno, ora attacca la profondità allungando la squadra.

Magari, l’ex Ternana non è sempre lucido sotto porta, stilisticamente pulito e preciso nel lavorare la sfera e selezionare l’opzione di giocata più opportuna, ma il suo moto perpetuo sgrava Nestorovski dalla morsa dei centrali avversari, apre varchi da attaccare per i centrocampisti, fornisce soluzioni diverse a Coronado ed ai due esterni in proiezione offensiva.

Il ragazzo ha potenzialità, talento, voglia e anche un notevole spessore caratteriale.

Non si è abbattuto oltremodo dopo la rete fallita nel primo tempo ma, anzi, ha fornito l’assist decisivo a Gnahoré, percependone l’inserimento col terzo occhio in un saggio di non banale intelligenza calcistica. Superfluo sottolineare i notevoli margini di miglioramento del talento autoctono in termini di malizia, struttura fisica e maturità tattica. Il match odierno per La Gumina può però costituire un battesimo importante nel calcio che conta: è stato decisivo in una gara importante, contro un avversario forte, in un momento focale del campionato.

L’augurio è che l’attaccante palermitano si scrolli di dosso definitivamente l’etichetta di giovane promessa e viva tante altre giornate come questa, proficue e decisive, da giocatore vero e pronto a dare il proprio contributo per il raggiungimento di obiettivi importanti.

Il calciatore ne ha le qualità, umane e professionali, e lo meriterebbe per l’impegno e l’abnegazione che profonde ogni giorno in allenamento.

Il Palermo si è mostrato settato nella maniera migliore fin da subito: compatto, corto e aggressivo, ha gestito tendenzialmente il pallino del gioco per tutto il primo tempo nell’ambito di una gara vibrante e godibile.

Gnahoré con un velenoso colpo di testa e Nestorovski timbrando il palo hanno fatto tremare Vigorito nel corso della prima frazione.

Ritmo, intensità e cattiveria erano quelle dei giorni migliori: Jajalo a schermare e dirigere, con modalità scolastiche ma efficaci, i tempi in mezzo al campo, Coronado a cambiare ritmo ed accendere la luce tra le linee, Rispoli e Rolando a spingere con gamba e buona continuità sulle corsie, Gnahoré volitivo e straripante nel supporto alla manovra offensiva, in percussione ed inserimento. La Gumina a muoversi sul filo della linea difensiva ciociara per allargare ed allungare il Frosinone e provare a duettare con Nestorovski.

La compagine di Longo ripartiva e si proponeva da par suo ma il Palermo ha rischiato poco, in virtù di ordine e buone letture difensive da parte dei tre centrali e corale compartecipazione in fase di non possesso.

Quando i ciociari hanno trovato lo specchio della porta ci ha pensato Pomini, prima su incornata di Dionisi, quindi con una tripla strepitosa parata sul trio Ciano-Dionisi-Chibsah che ha trovato nell’estremo difensore di Tedino un muro invalicabile.

La prestazione dei siciliani è stata al netto del risultato finale estremamente convincente nel suo complesso.

Il Palermo si è mostrato intenso, sportivamente cattivo e tonico nell’arco di quasi tutti i novanta minuti.

Non sono mancati gli errori sul piano squisitamente tecnico, in termini di esecuzione e scelta delle singole giocate, ma vigoria, ferocia ed attenzione hanno sostanzialmente caratterizzato entrambe le fasi di gioco, marcando una supremazia piuttosto chiara al cospetto del pur ottimo avversario.

Sia sotto il profilo mentale che atletico la squadra ha mostrato almeno un paio di marce in più rispetto alle abuliche uscite che hanno originato il periodo di crisi.

Testa e gambe hanno ricominciato a girare veloci ed all’unisono, leggere e con le giuste frequenze, dando seguito alla veemente ripresa giocata contro l’Ascoli ma denotando un netto passo in avanti sul piano della qualità e della fluidità della manovra rispetto alla rimonta contro i marchigiani.

Forse, proprio quel secondo tempo contro la squadra di Cosmi ha davvero riacceso la scintilla e posto fine a quel disarmante blackout, lungo quasi un mese, che sembrava aver maledettamente complicato la corsa promozione della compagine di Tedino.

L’impiego di un Coronado, responsabilizzato e tirato a lucido, dietro a due punte effettive, con La Gumina vero e proprio scalpello tattico per la fase offensiva rosanero, l’inserimento di Gnahoré in mezzo al campo, la promozione sacrosanta e definitiva di Pomini nel ruolo di titolare, la crescita di condizione di Rispoli e la fiducia al giovane Rolando.

Questi i fattori decisivi alla base di una prestazione di livello di una squadra che ha mostrato di saper ritrovare compattezza, spirito ed incisività, distendendo il  suo calcio finalmente in verticale, attaccando la porta avversaria con più uomini e con la giusta convinzione.

Il match rosanero è stato un continuo crescendo. Una volta trovato con merito il vantaggio in avvio di ripresa, la squadra di Tedino è rimasta sempre ordinata ed intraprendente, lucida e presente sul terreno di gioco. Palermo concentrato e attento ma mai passivo, capace di gestire con coesione, abnegazione ed ardore la fase di non possesso, ribattendo al contempo, colpo su colpo, alle iniziative della capolista.

Nel secondo tempo il Palermo ha rischiato pochissimo, quasi nulla, creando più volte i presupposti per il raddoppio:prima La Gumina, poi Gnahoré, quindi un destro secco firmato Coronado, al culmine di una splendida combinazione con assist di Rispoli e velo dell’ivoriano a liberare l’ex Trapani.

Gli innesti di Szyminski, Murawski ed infine Trajkovski hanno fornito un po’ di linfa sul piano atletico e corroborato equilibri e densità in sede di copertura. Mai il Palermo ha dato la sensazione di poter capitolare, tanta era la voglia e la determinazione nel voler portare a casa a tutti i costi il risultato.

La percezione netta è che certi circuiti nervosi e motivazionali si siano felicemente ripristinati, originando un positivo effetto domino sulla condizione generale, sia fisica che tecnica, della squadra.   

Un gruppo che, una volta toccato una sorta di punto di non ritorno, sul piano dei risultati e delle prestazioni, ha raschiato il fondo del barile e ritrovato ferocia, coesione ed energia.

Il Palermo ha finalmente rialzato la testa e reagito da squadra vera. L’ha fatto, fortunatamente, giusto in tempo.

Riagguantando il treno della promozione diretta quasi all’ultima fermata utile, prima che fosse, probabilmente, troppo tardi.

La classifica autorizza fiducia ed ottimismo in prospettiva ma chiaramente non bisogna più rallentare di una virgola e continuare, sull’abbrivio di convinzione ed entusiasmo, ad alimentare la scia di risultati positivi.

C’è una gara in più da giocare rispetto al Frosinone ed il vantaggio sulla compagine di Longo in materia di scontri diretti: dote importante sulla quale costruire un imperioso rush finale. Ciociari, Palermo ed Empoli sprinteranno insieme sul traguardo in una seconda parte di stagione in cui non bisognerà sbagliare praticamente nulla.

Un punto, un dettaglio, una marcatura, una scelta, una palla. Tutto, ogni aspetto, dentro e fuori dal campo, potrà essere decisivo. L’aver ritrovato le proprie qualità, sotto il profilo mentale, tecnico e tattico, per potersela quanto meno giocare alla pari è già una grande conquista.

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