Palermo-Carpi 4-0: Coronado show ed i rosa straripano. Vittoria e spettacolo al “Barbera”

Palermo-Carpi 4-0: Coronado show ed i rosa straripano. Vittoria e spettacolo al “Barbera”

Il Palermo la sblocca con un rigore di Coronado e cresce alla distanza travolgendo un modesto Carpi nella ripresa. Tripletta del brasiliano e sigillo di La Gumina. Jajalo sugli scudi, bene anche Rolando.

Commento

di Leandro Ficarra

Il Palermo archivia la pratica Carpi in scioltezza e lancia l’assalto al secondo posto in classifica. L’emergenza legata all’esodo dei numerosi tesserati impegnati con le Nazionali si è paradossalmente trasformata in una risorsa.

Con l’organico ridotto all’osso, la compagine rosanero ha moltiplicato energie nervose e motivazionali, sfoderando una prestazione solida ed a tratti brillante.

Le cosiddette seconde linee non hanno fatto rimpiangere i più quotati assenti.

Anzi, la prova dei rosa è stata impreziosita e permeata da freschezza ed elettricità di chi voleva ardentemente dimostrare di essere all’altezza del compito, nonostante non solitamente in cima alle gerarchie del tecnico.

Convincenti le performances di La Gumina, autore di un gol balisticamente pregevole, da attaccante vero, e Rolando che ha spinto con intraprendenza ed intensità sul binario mancino sfornando proprio l’assist per la firma del bomber palermitano.

Jajalo, per forza fisica, sagacia tattica e linearità nella distribuzione della sfera, ha ribadito di essere un riferimento imprescindibile in questa squadra, oltre che un giocatore di livello per questa categoria.

Coronado, sgravato da compiti di copertura e libero di incidere negli ultimi venti metri, è stato straripante: bello e ricercato sul piano tecnico e stilistico, come consuetudine, ma finalmente anche concreto e prolifico con la tripletta che ha deciso il match.

Ad onor del vero, la modestia dell’avversario ha certamente costituito un fattore.

Il Palermo è comunque una squadra sensibilmente in crescita, sotto il profilo atletico e della consapevolezza dei propri mezzi. Progressi evidenti sia in termini corali che relativamente alla condizione psicofisica dei singoli.

Il rientro di Rajkovic ha attenuato il disagio figlio della contemporanea assenza nel reparto di Bellusci e Struna.

Dawidowicz e Szyminski, confortati dalla guida dell’esperto centrale serbo, hanno offerto una prova attenta, autorevole, priva di sbavature sul piano delle letture difensive.

La fase offensiva, timida e spuntata, del Carpi visto oggi al “Barbera” non ha sortito chissà quali sollecitazioni ed imbarazzi alla retroguardia di Tedino. La squadra rosa sarà chiamata a confermare la ritrovata solidità al cospetto di test ben più probanti.

Tuttavia, il periodo nero sembra essere definitivamente alle spalle.

Lo testimoniano la continuità di risultati, undici punti nelle ultime cinque gare, ed una serie di prestazioni nuovamente convincenti sul piano del gioco e della personalità.

Il Palermo, sia in  termini di condizione atletica che di consapevolezza nei propri mezzi, pare al momento la compagine maggiormente in ascesa tra le pretendenti alla promozione diretta. Particolare non di poco conto in quella che è, innegabilmente, una fase cruciale della stagione.

Il Frosinone sembra arrancare. Un solo punto separa adesso i rosanero dai ciociari, senza dimenticare il recupero del 2 aprile in quel di Parma che potrebbe, teoricamente, consentire agli uomini di Tedino di operare il sorpasso sulla formazione di Longo.

Le premesse del match odierno nascondevano delle insidie.

Di natura psicologica, il rischio di sottovalutazione dell’avversario ed i difetti d’approccio sono sempre dietro l’angolo con la compagine siciliana, al contempo di matrice tecnica in virtù di defezioni legate ad infortuni ed esodo dei nazionali.

Il Palermo, forse memore delle lezioni precedenti, non ha lesinato energie nervose e mentali. Impattando il match con la giusta determinazione e disponendo dell’avversario con l’autorevolezza ed il cinismo dei giorni migliori.

Il rigore calciato con freddezza e personalità da Coronado ha spianato la strada.

Erano trascorsi venti minuti scarsi e non indimenticabili. Quindi, pur faticando un po’ a far breccia nel bunker di Calabro, i rosa non hanno praticamente rischiato nulla nella prima frazione.

Una parata, pronta ma ordinaria, di Pomini su ripartenza ingenuamente concessa a Garritano. Nulla di più.

La zona Palermo, ovvero i primi giri d’orologio della ripresa, è ormai un must nel campionato di questa squadra.

Invasati già dal tunnel al rientro dall’intervallo, gli uomini di Tedino l’hanno praticamente chiusa subito. Jajalo ispira, Rispoli sovrappone e rifinisce, Coronado puntuale infierisce sul secondo palo.

Mazzata letale inferta su un Carpi ordinato e volenteroso ma oggi estremamente arido sul piano dei contenuti tecnici. La compagine emiliana ha maldestramente provato a limitare i danni con vis agonistica, corsa e densità tra i reparti a protezione di Colombi. Come si evince dal tabellino, senza grande successo.

Quando Calabro ha azzardato l’ingresso di Melchiorri, quasi costretto dal tabellino e dal copione ad abbozzare un’interpretazione più propositiva alla ricerca della rimonta, per gli emiliani è stata notte fonda. Alzando il baricentro ed allungandosi nell’auspicio di trovare il gol della speranza, il Carpi si è esposto a ripartenze e fraseggio di un Palermo di un’altra categoria sul piano tecnico.

La compagine di Tedino, sulle ali di punteggio ed entusiasmo, non si è fatta pregare.

Prima ha fatto tris con una trama da manuale: lancio in verticale di Jajalo, inserimento e cross teso di Rolando, attacco sul primo palo vorace e sinistro, fulminante e di prima intenzione, di La Gumina.

Quindi ha calato il poker con Coronado, destro chirurgico a giro sul secondo palo, che ha sciorinato un saggio di virtuosismi balistici sullo stretto, inebrianti per il pubblico del “Barbera”, stordendo i già provati ragazzi di Calabro. Il palo di Murawski è un lampo, l’ultimo di una giornata trionfale, nell’accademia rosa andata in scena in attesa del triplice fischio.

Armonioso, fluido e intenso, Il Palermo ha dominato in una ripresa in cui ha sciorinato trame lineari, esteticamente gradevoli e di buona qualitàLa squadra di Tedino ha divertito e si è divertita.

Unica nota stonata il problema muscolare occorso a Jajalo.

Il nazionale bosniaco è stato costretto a lasciare il posto a Fiordilino dopo una violenta conclusione dalla distanza, ben parata da Colombi, che avrebbe meritato miglior sorte.

Regia scolastica, ma sagace e straripante in termini di forza fisica: Jajalo denota sempre maggiore autorevolezza ed intraprendenza nell’interpretazione del ruolo, concedendosi anche qualche pregevole imbucata in verticale, azzardando un paio di millimetrici cambi di fronte sul lungo. Giocate non proprio insite nel bagaglio tecnico del numero otto di Tedino: sempre più leader del centrocampo ed in crescita esponenziale in termini di autostima.

Sia Gnahoré che Murawski, al rientro dal primo minuto, hanno garantito corsa, intensità e dinamismo.

Su Coronado c’è poco da dire. Bisogna solo da ammirare, sussultare, applaudire.

Gustandosi le giocate, geniali, funamboliche e tecnicamente sublimi, di un calciatore che, per lignaggio balistico e di pensiero, è un alieno in questa serie cadetta.

Se la continuità, sotto il profilo mentale ed agonistico, sorreggesse il suo talento di piuma pregiata, il brasiliano calcherebbe a pieno titolo i campi della massima serie.

L’esilità della sua struttura fisica costituisce al contempo plus e limite di un giocatore di grandissima qualità.

Bravo La Gumina. Non solo per la rapacità e la coordinazione con cui ha firmato la terza rete. Nino lotta, pressa, si sbatte, taglia, incrocia, crea spazi, attacca la profondità. Gioca con e per la squadra. Oggi ha interpretato con grande abnegazione il ruolo di terminale offensivo di riferimento.

Ruolo non proprio consono alle sue peculiarità. Talvolta ha fatto anche la boa, venendo incontro e coprendo con veemenza la sfera. Facendo salire la squadra, gestendo e lavorando con saggezza ed intelligenza diverse palle nell’ambito della tessitura della manovra. Lo ha fatto con lucidità ed intelligenza, con semplicità e senza frenesia.

Il bomber palermitano è un giocatore molto diverso rispetto a qualche mese fa. Più pronto, strutturato e consapevole. I margini di miglioramento sono ancora enormi. Per certi versi inesplorati. Oggi, La Gumina è un giocatore certamente più maturo, in grado di dare un contributo fattivo ed incidere. Con i suoi pregi ed i suoi difetti, gol a parte, adesso Nino c’è.

Non è più soltanto una promettente comparsa da ultimo scorcio di match.

Accogliamo con favore l’esordio stagionale di Corentin Fiore: pochi minuti per lasciare intravedere buone doti sul piano tecnico e un elegante stile di corsa.

Dalla crescita di La Gumina, così come dalle buone prestazioni di Fiordilino a Novara e di Rolando nelle ultime uscite, prendiamo spunto per alcune riflessioni.

Questa squadra ha una serie di giovani interessanti, quasi pronti, che garantiscono una discreta profondità alla rosa in alcuni ruoli. A patto di concedergli spazio e fiducia non relegandoli al ruolo di scelta obbligata a cui ricorrere solo in sporadici frangenti di estrema necessità.

Non si chiede di mandarli allo sbaraglio nella fase calda e decisiva della stagione, ma soltanto garantendo loro un impiego costante, anche se graduale e part-time, potranno forgiare le proprie potenzialità. Maturando progressivamente e testando sul campo il loro effettivo valore.

Questo 3-5-1-1 con tre centrocampisti di ruolo e Coronado libero di imperversare sul fronte offensivo, dietro una punta dinamica e capace di conferire profondità, senza particolari compiti di copertura per il brasiliano, è sembrata la formula perfetta. Equilibrio e buona compattezza in fase di non possesso, discreta spinta propulsiva sulle corsie, creatività, dinamismo e maggiore incisività davanti.

Tornando indietro con la memoria, è stato proprio questo l’assetto con cui il Palermo ha giocato gran parte del girone d’ andata. Conquistando il primato in scioltezza, prima di azzardare una svolta, nelle intenzioni, tendenzialmente più offensivista.

Potrebbe essere questo l’assetto tattico e strategico ideale per giocarsi al meglio le proprie chances in chiave promozione diretta?

Il rendimento recente dei giocatori rosanero impegnati con le proprie Nazionali susciterà più di un interrogativo a Tedino in vista delle prossime gare.

Le prime alternative scalpitano ed hanno dimostrato sul rettangolo verde di poter attualmente garantire intensità e brillantezza diversa rispetto ad alcuni big.

L’auspicio è che questo aspetto funga da stimolo per i compagni più quotati.

L’elevarsi del grado di competitività in seno alla rosa può fornire una scossa motivazionale decisiva a chi attraversa un momento di appannamento. Chochev, Trajkovski, Nestorovski, lo stesso Aleesami, prossimo al rientro dopo l’infortunio.

Tutti dovranno sudare e lavorare duro per meritarsi la maglia da titolare. Il Palermo ha bisogno anche di loro, quelli veri ed al top della condizione, in questo avvincente rush finale con vista sulla Serie A.

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