Focus Palermo: Orgoglio, attributi e personalità. Un primo round da squadra vera

Focus Palermo: Orgoglio, attributi e personalità. Un primo round da squadra vera

La vittoria nella finale di andata costituisce solo un primo passo verso la conquista della promozione ma la prestazione fornita dagli uomini di Stellone conforta in vista del match dello “Stirpe”. Palermo autore di una prova intensa, volitiva e di grande personalità, trascinato da un “Barbera” traboccante di passione ed entusiasmo

di Mediagol2, @Mediagol

di Leandro Ficarra

Comunque vada, è stato molto bello.

SIMBIOSI VINCENTE – Un’atmosfera magica, trascinante e coinvolgente.  Una simbiosi totale tra pubblico e squadra che ha ridestato orgoglio e senso di appartenenza. Tracimando in un mix di passione, pathos e fierezza.

“Il Barbera” ieri sera ha fatto la differenza, risultando al netto di ogni retorica un fattore determinante.

Il Palermo ha sfoderato una prestazione da squadra vera. Tosta, gagliarda, gladiatoria. Performance intensa, sagace ed al contempo feroce. Prova degna di una finale, seppur ancora soltanto al primo atto.

Il cazzotto in pieno volto del vantaggio ciociaro avrebbe potuto tramortire ogni sorta di velleità.  La parabola velenosa di Ciano ha lasciato di stucco Pomini gelando i trentamila cuori rosanero sugli spalti.

Erano trascorsi appena cinque minuti. Quel velenoso, e maledettamente preciso, sinistro in drop pareva scompaginare irrimediabilmente i piani annacquando il furore di pubblico e squadra.

Tifosi e calciatori si sono invece idealmente stretti per mano, in nome di due colori ed un obiettivo. Remando forte e sbracciandosi per risalire la china, ribaltando la corrente avversa.

PALERMO PADRONE – Il Palermo ci ha messo tutto. Intensità, ritmo, personalità, forza fisica. Carattere e cuore in quantità industriale.

La partita l’ha fatta sempre la squadra di Stellone. Con i suoi limiti, per carità.

Palermo arrembante e lineare nella costruzione della manovra fino alla trequarti, quanto arruffone, frenetico ed impreciso al momento di rifinire e finalizzare.

La formazione rosanero ha comunque menato le danze dall’inizio alla fine.

Detenendo iniziativa, pallino del gioco e netta supremazia territoriale. Schiacciando un avversario che definire remissivo e rinunciatario è probabilmente un generoso eufemismo. Calcisticamente misera la gara degli uomini di Longo: rannicchiata in trenta metri tutta sotto la linea della palla, dedita esclusivamente alla densità in fase di non possesso, incapace di ripartire e proporsi in maniera organica ed incisiva oltre la propria metà campo. Il jolly estemporaneo di Ciano. Quindi il nulla cosmico.

Prestazione pavida e speculativa, votata al mero contenimento e mortificata da un ostruzionismo reiterato, fatto di piccole malizie e stucchevoli perdite di tempo al fine di arginare impeto e forcing di un avversario dominante.

Bravo il Palermo a non cedere di un millimetro sul piano agonistico e nervoso. Mostrando i muscoli senza perdere mai lucidità né cadere in mirate provocazioni.  Lo spirito che ha animato i ragazzi di Stellone è stata una chiave decisiva del match. Rosanero volitivi, aggressivi, indomiti. Hanno bramosamente cercato e voluto la vittoria.

L’hanno agguantata con ardore e con coraggio. Conseguendo il risultato pieno con sudore, sacrificio e merito.

Da uomini ancor prima che calciatori.

STRATEGA STELLONE – In merito all’aspetto squisitamente tecnico-tattico, Stellone ha ancora una volta preparato in maniera ponderata e magistrale la gara. Sorprendendo media specializzati e forse anche il suo omologo in sede di formazione iniziale.

Sostanziale variazione relativamente all’assetto e ritorno al 3-5-2.

Scelta dettata dallo schieramento speculare dai ciociari, dalla voglia di non concedere superiorità numerica in mezzo al campo, di sguinzagliare maggiormente gli esterni in fase propulsiva, proteggendoli con un centrale difensivo in più. Il rilancio di Nestorovski tra i titolari, oltre che mossa di matrice psicologica e carismatica, mirava a creare maggiore densità offensiva in un area frusinate intasata, sgravando parzialmente La Gumina dalla morsa dei centrali di Longo.

Coronado, partendo da mezzala offensiva, svariava e veniva incontro per impreziosire qualitativamente la tessitura della manovra, garantire il cambio di passo, cercare di generare quella superiorità numerica che scompensasse il bunker ciociaro.

Il brasiliano formava una catena con Aleesami sul centro-sinistra, Murawski e Rispoli provavano a far lo stesso, con caratteristiche diverse, sul centro-destra. Tuttavia, nonostante i numerosi fraseggi e tentativi di uno-due sullo stretto, difficilmente il Palermo è riuscito a sfondare sulle corsie sfornando assist puliti ed invitanti dal fondo per le due punte.  Le linee ciociare erano strette e corte, i raddoppi sull’esterno sistematici.

La squadra di Stellone non si è persa d’animo. ha continuato a pressare alta, ad accorciare bene ed a tempo con linea mediana e retroguardia, conferendo ritmo tambureggiante ed intensità alla propria manovra.

Jajalo nel cuore della zona nevralgica è stato gigantesco. Forza fisica, senso della posizione,  geometrie fluide e lineari, finanche qualità nella gestione e distribuzione della sfera. Murawski ha divorato erba e chilometri, mordendo caviglie e pallone.

NESTOROVSKI-LA GUMINA – Il primo tempo di Nestorovski e La Gumina è stato laborioso e complicato.

I due non sembrano tatticamente complementari né particolarmente compatibili per peculiarità e caratteristiche.

Si sforzano di dividersi uno spazio abituati a fagocitare in solitudine, seppur con movimenti ed attitudini diverse. Ieri, per amor di causa, il macedone ha giocato una gara di grande umiltà mettendosi lui al servizio della squadra. Venendo incontro a coprire le palle sporche ed a prendersi le botte. Prestandosi umilmente alla sponda, lasciando al più giovane compagno l’attacco della profondità e l’onore della finalizzazione. L’ha cercato bene, almeno in tre occasioni, mandandolo a tempo in porta sul suo movimento nello spazio, sbagliando di un pizzico la misura. Ha recitato da prezioso comprimario per il bene della squadra. Lui che è un leader nato, abituato a prendersi la scena, gonfiare le reti e assurgere a protagonista in the box.

Il bomber macedone non sta attraversando un momento particolarmente brillante di forma. Condizione fisica e vena realizzativa non sono certo all’altezza della sua fama. Tuttavia, Nestorovski ieri è stato encomiabile. Si è sbattuto, ha pressato, ha arringato il pubblico onorando la maglia, spargendo carisma e personalità in ogni duello con gli avversari.

Una prova da capitano vero.

Il primo tempo, dopo le incornate degne di miglior sorte del macedone e di Dawidowicz, viveva il suo apice allo scadere. Quando dal destro di Nino La Gumina partiva una traiettoria secca e velenosa che bucava Vigorito ed infiammava d’amore il “Barbera”. Rapidità d’esecuzione, furbizia, senso del gol.

Un giocatore elettrico ed in vertiginosa ascesa. Inutile ribadire quanto La Gumina sia cresciuto sul piano tattico, dei movimenti senza palla, della consapevolezza nei propri mezzi. I margini di miglioramento sono ancora enormi ed inesplorati.

Il ragazzo deve ancora notevolmente affinarsi sul piano tecnico e balistico, nella gestione della sfera, in sede di lettura e visione di gioco nell’ambito dello sviluppo delle trame offensive.

Intanto dispone di un’innata capacità di attaccare la profondità e divorare lo spazio. Vede e sente la porta come pochi. La Gumina è oggi una meravigliosa realtà ed un giocatore decisivo di questa squadra. L’amore viscerale per la sua città e per questi colori lo percepisci scrutando il suo sguardo, ebbro di gioia e fierezza ogni qualvolta appone il suo sigillo sul tabellino.

FORCING E SORPASSO – La ripresa è stata sulla medesima falsa riga della prima frazione. Palermo sempre più proteso in forcing alla ricerca del vantaggio e ciociari arroccati, versione fortezza, a tutela di Vigorito.

Si è di fatto giocato ad una metà campo, la compagine di Stellone ha provato con insistenza ad aggirare in ampiezza una difesa ciociara che si schiacciava a tal punto da azzerare il concetto di profondità. La Gumina alzava la mira su un dolce assist a rimorchio di Aleesami, Coronado si perdeva in zona calda al momento di chiudere la giocata, rifinitura o conclusione che fosse.

Stellone rilevava lo stanco Struna con Szyminski e si giocava la carta Trajkovski per Rispoli.   

Il Palermo implementava ulteriormente i giri e l’indice di pericolosità fino a trovare il giusto premio al suo coraggio. Il numero sette agiva da esterno alto a destra con vocazione spiccatamente offensiva, conferendo cambio di passo e qualità, allargando la linea difensiva di Longo.

La maldestra deviazione di Terranova sul corner di Coronado, sfiorato col tacco da La Gumina, fa letteralmente impazzire di gioia il “Barbera”. Il bomber nostrano si meritava l’accorata standing ovation del pubblico quando lasciava il campo per far posto a Rolando.

La squadra di Stellone vince il primo round e si presenta allo “Stirpe” con la possibilità di disporre di due risultati su tre utili a conquistare la promozione in Serie A. Sabato sarà una vera e propria battaglia calcistica.

Il Palermo ha dimostrato di avere qualità tecniche e morali sufficienti per prevalere sul pur coriaceo avversario.

Sarà contesa di nervi, muscoli, carattere, attributi. Serviranno acume, intelligenza tattica, coraggio e tanto cuore.

Patrimonio virtuoso che Stellone è stato in grado di instillare in questo gruppo nonostante l’esiguo tempo a disposizione. Poco più di 48 ore col fiato sospeso: sabato sera allo “Stirpe”il campo emetterà l’ultimo, inappellabile, verdetto.

 

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  1. user-5345498 - 1 settimana fa

    Longo, e tutto il Frosinone, dovrebbero leggere questo articolo per tornare alla realtà dei fatti di ieri sera, visto che affermano che il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto (!!!!!)

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    1. LaCosa - 1 settimana fa

      Ho visto la partita in tv da Roma. Tutte le emittenti ciociare “hanno visto” solo gli ultimi 10 minuti di partita. Tutti soddisfatti. Per loro sono la prova che al ritorno ce ne possono fare 3 senza problema.

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