CorSera: De Zerbi, l’allenatore ultrà che da giocatore seguiva il Brescia in trasferta. Il tecnico del Palermo ai raggi X

Riflettori puntati per il ‘Corriere della Sera’ sul nuovo allenatore del Palermo.

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Questa sera esordirà sulla panchina del Palermo, anche se di fatto dovrà accomodarsi in tribuna per via di una squalifica disposta dal Giudice Sportivo quando ancora allenava il Foggia.

Roberto De Zerbi dà ufficialmente inizio alla sua prima avventura in Serie A. L’edizione odierna del ‘Corriere della Sera’ punta i riflettori proprio sul nuovo tecnico rosanero, che in passato ha vestito anche la maglia delle rondinelle.

“Quando arrivò al Brescia, nel gennaio del 2008, a 27 anni, dopo aver girato in lungo e largo l’Italia alla ricerca di una consacrazione mai realmente raggiunta, né prima né dopo, non da giocatore almeno, Roberto De Zerbi detto Luce chiese il 79. Fin lì il Rigamonti lo aveva frequentato solo in curva Nord, quasi una presa in giro per uno nato e cresciuto nel quartiere di Mompiano, praticamente dietro lo stadio, trecento metri massimo. E sì che da ragazzino era una promessa: sinistro magnifico, improvviso, secco, senza rincorsa, alla Hagi, non a caso uno dei suoi primi idoli. Il problema, si diceva, era che all’allora presidente Corioni non andava a genio il padre, uno dei capi della tifoseria organizzata, molto critica con la società colpevole di andare e venire in continuazione dalla serie A – si legge -. Voci o meno, fatto sta che alla fine il ragazzo se n’era andato a giocare nelle giovanili del Milan, salvo poi prendere il treno ogni domenica e correre in curva al Rigamonti insieme agli amici di sempre. Una passionaccia mai nascosta, coltivata anche negli anni di professionismo quando si faceva centinaia di chilometri per seguire le rondinelle a volte anche in trasferta. Come a Livorno nel 2009, finale playoff per salire in A. Un’abitudine non sempre vista benissimo dai suoi datori di lavoro, soprattutto perché la tifoseria del Brescia è fra le più turbolente d’Italia, ma da Roby resa pubblica ogni volta con grande trasparenza: ‘Il Brescia è la mia malattia’. Non è diplomatico, e al suo nuovo presidente Zamparini che gli fatto firmare un biennale a 500 mila euro a stagione l’ha detto chiaro: ‘Io non mi faccio comandare’. Stasera, a soli 37 anni, avrebbe dovuto esordire in serie A al Barbera contro il Napoli, una delle sue molte ex squadre, ma è squalificato e quindi dovrà lasciare il posto al suo vice, Davide Possanzini, altro totem delle rondinelle di cui fu compagno di squadra in quei mesi del 2008. Ex Brescia. Pure lui. Ma dai”.

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