LO MONACO IL VERO UOMO DERBYIL PALERMO SCOPRE IL SUO MENTAL COACH

LO MONACO IL VERO UOMO DERBYIL PALERMO SCOPRE IL SUO MENTAL COACH

di Leandro Ficarra Nel momento forse più difficile della sua travagliata stagione il Palermo ha rialzato la testa. Ci è riuscito conquistando nettamente un derby che, per le premesse.

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di Leandro Ficarra Nel momento forse più difficile della sua travagliata stagione il Palermo ha rialzato la testa. Ci è riuscito conquistando nettamente un derby che, per le premesse della vigilia e la dinamiche del suo svolgimento, assume oggi un valore che va ben oltre il suo mero riscontro numerico. Un moto di vitalità ed orgoglio che infonde ossigeno ad una classifica deficitaria ma che, soprattutto, riconcilia in parte la squadra con il suo pubblico. Un pubblico legittimamente deluso da una serie di oggettivi errori programmatici e gestionali reiterati nell’ultimo biennio, culminati negli stenti sul campo che hanno addensato di oscuri presagi l’avvio di questa stagione. Una tifoseria che ha ingoiato amaro ma che, impagabile per passione ed attaccamento ai colori sociali, ha risposto presente nel momento focale, congelando il senso critico e garantendo un incessante e magnifico sostegno per novanta vibranti minuti. Libidine allo stato puro per chi ama il Palermo, trionfo di gioia per aver prevalso in modo limpido ed ineluttabile sugli storici rivali etnei scesi al “Barbera” con i favori del pronostico ed in chiara overdose di autostima. Miccoli ed Ilicic hanno apposto la loro griffe sul tabellino in una serata davvero speciale. Perla balistica del capitano per aprire le danze, doppietta del redivivo sloveno per chiuderle. Non ce ne vogliano Morganella e Brienza, né i puristi del fantacalcio, ma gli assist ai due mattatori rosanero li ha idealmente forniti, con tempismo e precisione chirurgica, Pietro Lo Monaco. Verticalizzazioni dialettiche incisive e sferzanti, dosate con il contagiri, dipanate con stucchevole acume nel corso dell’intera settimana di vigilia. L’ironia pungente sull’eccessiva baldanza con cui l’ambiente etneo si avvicinava al derby, il sarcastico accostamento al Barcellona, l’autorevole rivendicazione dei propri meriti alla base del fulgido presente rossazzurro, il fardello dell’Europa come obiettivo naturale per il suo ex club. Stoccate che hanno tranciato l’ego e minato le certezze della compagine catanese di cui l’ amministratore delegato rosanero conosce, come nessuno, vizi e virtù. Affondi da vero mental coach, forse discutibili nella forma ma tremendamente efficaci nella sostanza al fine di perseguire l’obiettivo. Eloquio finemente strategico in ogni suo passo, di certo sgradevole nei toni in alcuni tratti, ma mai violento, volgare o ingiurioso come reputato dal club di Pulvirenti. Un assolo verbale volto primariamente a caricare i suoi, alzando la vis agonistica di una sfida che, se giocata in condizioni motivazionali ordinarie, avrebbe potuto vedere il Palermo pagare dazio al cospetto di una formazione, ad oggi, superiore per qualità complessiva e sincronismi. Assistendo al trionfo del Palermo di Gasperini sul Catania di Maran ho trovato gran parte delle risposte a quei quesiti che hanno turbato l’animo dei tifosi rosanero negli ultimi due anni. Periodo in cui, se si eccettua il Pastore-Day del 2010, gli etnei surclassavano quasi sistematicamente i più quotati cugini nell’approccio mentale al derby di Sicilia. Il Palermo ieri non ha sconfitto l’avversario, lo ha divorato. Proprio come è accaduto spesso al Catania nelle ultime due stagioni. Teoricamente inferiore sul piano squisitamente tecnico al Palermo dei Pastore, Cavani, Liverani, Balzaretti, Miccoli e Simplicio, la squadra etnea arrivava alla partita dell’anno in una straordinaria condizione psichica e nervosa. Come uscita da una mirata terapia di training autogeno, riusciva a sfoderare contro i rosanero una prestazione superba sul piano agonistico e motivazionale colmando con una determinazione veemente il gap tecnico e riuscendo spesso a far sua la sfida. Il guru che curava con minuzioso scrupolo le menti della truppa, tra una plusvalenza e l’altra, era proprio lui, Pietro Lo Monaco. Sabato al “Barbera” i ruoli si sono invertiti. La tracotante supponenza del tanto decantato Catania si è liquefatta al cospetto dello spirito indomito di un Palermo povero ma avido di punti e di gloria. Gloria da derby. Invertita era anche la poltrona di Pietro Lo Monaco, che dopo sette anni alle falde dell’etna si è insediato all’ ombra di monte Pellegrino con la voglia di fare in rosanero ancora meglio rispetto al capolavoro professionale realizzato sul versante orientale dell’isola. Guarda caso, ancora una volta, il derby lha vinto lui. General Manager a tutto tondo, con competenze che spaziano dall’ambito tecnico a quello amministrativo e gestionale, Lo Monaco in sette anni a Catania ha creato un club modello costruendo tutto: patrimonio tecnico, struttura societaria, un centro sportivo tra i più avveniristici e funzionali d’Europa. E adesso riteniamo di poter dire, con cognizione di causa, anche le vittorie nel derby. Dirigente autorevole, perentorio, decisionista. Schietto, a volte brusco, al limite della provocazione. Personaggio astuto ma intellettualmente onesto, non esita ad attirare gli strali della critica su di sé per amor di causa. Pietro Lo Monaco, per temperamento e modalità di interazione, può certamente non essere simpatico agli avversari ma suscita oggettivamente rispetto e ammirazione per capacità dirigenziali e doti carismatiche. Un carisma contagioso che può diventare un prezioso salvagente per una squadra con evidenti lacune tecniche e di personalità. Scrutando la prestazione del Palermo nel derby ne abbiamo avuto la riprova: intensità, grinta, sacro furore agonistico. Una fame di vittoria che, alimentata da straordinari stimoli nervosi, ha sapientemente guidato testa e gambe. Illuminando le gesta di Miccoli, Ilicic e Brienza, capaci di coniugare talento e spirito di sacrificio in una serata perfetta in cui tutti gli uomini del Gasp, compatibilmente ai propri limiti, hanno dato il massimo. La sbornia da derby non deve abbassare un minimo l’asticella della tensione poiché le lacune strutturali in organico permangono, così come le numerose insidie nella corsa alla salvezza, obiettivo tanto importante quanto difficile da conquistare. Lo Monaco lo sa perfettamente, ragion per cui sta già tessendo un adeguato piano di rafforzamento per elevare la cifra tecnica complessiva del gruppo a disposizione di Gasperini. A gennaio il pubblico rosanero si attende risposte importanti in sede di mercato, conscio che l’amministratore delegato rimane in primis un competente e qualificato dirigente sportivo, oltre ad essersi definitivamente consacrato un ottimo mental coach.

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