De Laurentiis si racconta: “Da Hollywood agli sputi, ecco verità su Higuain. Contro il Real Madrid…”

De Laurentiis si racconta: “Da Hollywood agli sputi, ecco verità su Higuain. Contro il Real Madrid…”

L’intervista al presidente Aurelio De Laurentiis. “Gli inizi, il duello con la Juventus e l’addio di Higuain. Vi racconto il mio nuovo Napoli con Milik”.

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Intervistato da BeIN Sports, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha parlato a tutto campo delle vicende relative al suo club, partendo dalla prossima sfida di Champions League contro il Real Madrid.

“Mi era capitato di giocare contro il Barcellona al trofeo Gamper, e poi a Ginevra. Ma col Real non mi era mai successo, secondo me nessuna squadra è imbattibile: sono le circostanze a determinare il risultato. Forse noi abbiamo più fame di loro che hanno vinto tutto e arrivano dal titolo dello scorso anno. Se il Real dovesse perdere la Champions non sarebbe un dramma, per noi batterli sarebbe un atto eroico. Ci sono partite che valgono una stagione, penso a quelle con la Juventus. Se dovessimo passare il turno, varrebbe tutta l’annata. Non pretenderemmo di vincere la Champions ma sarei felicissimo per i giocatori e per i tifosi. Il Napoli, intanto – si sofferma ADL – è cresciuto moltissimo ed è l’unica italiana in Europa da sette anni consecutivi. Devo dire che il fatturato del Napoli è forse un quarto di quello del Real Madrid, del City o del Manchester United. Al di là del fatto che poi, spesso, i proprietari di queste squadre hanno delle caratteristiche diverse. Cristiano Ronaldo ha dimostrato che fuori dal campo riusciva a motivare i suoi compagni, come accaduto nella finale dell’Europeo. E’ un fuoriclasse, non averlo contro sarebbe il top del top”.

INIZI – “Il mio ingresso nel calcio? E’ difficile parlarne, tutti sono tifosi, io lo sono diventato capendo il calcio attraverso la filosofia di vita napoletana che è molto particolare. A quel tempo il Calcio Napoli non esisteva più, nonostante il suo grande ambasciatore Maradona. Mi sembrava uno scherzo della natura, così raccolsi informazioni sui potenziali acquirenti. Pensavo che saremmo ripartiti subito alla grande e non dall’inferno delle serie minori”.

DA HOLLYWOOD AGLI SPUTI – “Ricordo quando versai 32 milioni di euro cash per un pezzo di carta… Mi chiesi dove fossero lo stadio di proprietà e i giocatori: quanto al primo, mi dissero che apparteneva al Comune che non ci faceva lavori da trent’anni e che me lo avrebbero dato solo la mattina della partita. Sui giocatori la FIGC mi venne incontro e ci fecero ripartire dalla C1. In certi paesini dovevamo chiuderci negli spogliatoi, ci sputavano in testa ed io pensai ‘Bello, da Hollywood agli sputi…”.

JUVENTUS – “Lo scorso anno ci ha dato una grande occasione per lo Scudetto, visto come era partita male… E’ inutile parlarne, comunque, ha il fatturato più alto in Italia e si identifica con la volontà di Agnelli di vincere a tutti i costi. Bisogna vedere cosa accadrà all’interno della società dopo il suo addio”.

MILIK – “Penso che quest’anno siamo più forti, senza Higuain l’allenatore ha capito che bisognava tornare ad un gioco di squadra. E’ stato bravo a rimettere in pista tutti. Milik? Sarri avrebbe potuto fare l’errore di considerarlo in tutto e per tutto l’erede di Higuain, lavorando solo su di lui, ed invece noi abbiamo bisogno di far lavorare l’intera squadra”.

HIGUAIN – “Ha una famiglia straordinaria, divisa in due parti: una più sentimentale, rappresentata dallo stesso Gonzalo e dal padre, e una più commerciale col fratello Nicolas e la madre. Ci incontrammo all’aeroporto di Venezia, dove firmammo il primo contratto, con il padre e con Nicolas e proposi di aumentare uno stipendio già alto, tanto che davanti alla mia offerta i due si ritenevano soddisfatti. Per il rinnovo sembrava fatta. Rimandammo la definizione alle settimane successive, alla fine del contratto mancavano due anni. Naturalmente Higuain non era e non poteva essere la mia unica priorità tra centinaia, io e i miei collaboratori contattammo a più riprese Nicolas che verso gennaio iniziò a sostenere che non avessimo una squadra forte. Nicolas diceva che Gonzalo non voleva lavorare con Tizio, un giocatore straniero che ora sta facendo benissimo. E poi che non voleva lavorare con Caio”.

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