Sacchi: “Berlusconi, con Sarri avresti preso uno come me. Guardiola? Grazie a gente come lui, continuiamo a divertirci”

Sacchi: “Berlusconi, con Sarri avresti preso uno come me. Guardiola? Grazie a gente come lui, continuiamo a divertirci”

L’intervista al totem degli allenatori del calcio italiano e non: “Ho parlato con Pep, gli ho detto che vedendo Bayern-Atletico mi sono divertito”. Spazio anche per parlare del Napoli e del Milan.

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Napoli, lotta scudetto, spettacolo della Champions e molto altro ancora. Arrigo Sacchi torna a dir la sua in merito alle vicende del calcio nostrano, con un occhio critico anche sulla Champions League.

Subito un aneddoto: “Ho parlato con Guardiola. Mi ha chiesto se, guardando Bayern Monaco-Atletico, mi fossi divertito. Non potevo rispondergli di no. Vedete, Pep fa parte di quei tecnici che permetto allo sport del calcio di aggiornarsi e di essere attrattivi. E’ un grandissimo, Guardiola. Ma non è nato grandissimo, lo è diventato. Mi ricordo che all’inizio gli era stata affidata la Tercera del Barcellona. Come livello, direi, si tratta della nostra Lega Pro. A un certo punto – prosegue il suo racconto ai microfoni di Radio Kiss Kissil presidente del Barcellona lo chiamò per la Prima Squadra, però ad una condizione: non avrebbero dovuto giocare Ronaldinho, Deco, Henry ed Eto’o. Lui rispose nella seguente maniera: ‘I primi tre possono anche non mettere piede in campo. Io ti porto dalla cantera due validi giocatori, che erano Busquets e Pedrito, mentre Eto’o rimane’. Un allenatore fa così quando pensa che il gioco sia più importante dei giocatori. All’epoca Dinho, Deco ed Henry ti facevano la differenza. Lui ne fece a meno ed ebbe ragione: il Barça vinse tutto”.

Da Guardiola a Sarri: “Siamo lontani dal calcio spagnolo perché non ci rinnoviamo. Il calcio è lo specchio della vita, noi vogliamo vincere con la furbizia e l’importante per noi è vincere, non importa come. Uno che sta cercando di cambiare la mentalità è proprio Sarri – ha proseguito Sacchi -. Nel Milan siamo riusciti a cambiare mentalità, ma avevamo grandi vantaggi di prestigio e di potenza della società. In quel momento io ed i miei collaboratori potemmo dar sfogo a tutte le energie che potevamo profondere. Tenemmo tutti i professionisti seri ed andammo a prendere i calciatori più funzionali al film che volevo mandare in onda. Il fatto è che tutti giocassero a tutto campo e per la squadra. A Berlusconi due anni fa dissi che se avesse preso Sarri, che era stato fermato per il Milan, si sarebbe portato avanti di 10 anni. Questo sport è stato creato come uno sport di squadra, che si allena facendo crescere i singoli. Il calcio è un gioco offensivo, il Napoli ha imparato da questo ma a Torino contro la Juve si era accontentata del pareggio. Il Napoli ha giocatori inesperti e poco decisivi ed aveva soppresso queste carenze con un gioco corale. Con Sarri il Napoli ha trovato un tesoro? Sì, anche se vi è un discorso da fare. Io ho un incredibile rispetto per Napoli e il Napoli, ma una squadra del Sud come quella azzurra, parte con l’handicap a differenze delle milanesi e della Juve. Quindi, per vincere, ci vuole davvero un condottiero assai carismatico. Negli anni Ottanta lo era stato Maradona. Sarri magari ancora non lo è. Non mi spiegherei altrimenti come, con Sarri e Higuain, il Napoli non abbia vinto lo scudetto. Probabilmente perché ha giocatori meno decisivi rispetto alla Juventus”.

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