FOCUS: LA DOLCE ALBA DEL IACHINI BIS

FOCUS: LA DOLCE ALBA DEL IACHINI BIS

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Il meritato premio alla voglia ed all’applicazione di questo gruppo è arrivato quando già scorrevano i titoli di coda. L’imperiosa frustata aerea di Giancarlo Gonzalez ha dissolto, come d’incanto, paure e frustrazioni. La solita zavorra psicologica che ha caratterizzato questo infausto e complesso avvio di stagione. Poiché, eccetto la disfatta di Empoli e lo show del S.Paolo, le performances del Palermo di Iachini si somigliavano un po’ tutte. Minimo risultato con il massimo sforzo. Topiche individuali a mortificare sistematicamente match intensi e ben interpretati sul piano tattico. Dazi letali che compromettevano puntualmente compattezza, indole propositiva, sprazzi di buon calcio. Tratti lodevoli e meritori di cui, purtroppo, non v’è traccia a referto. Encomi Invisibili all’occhio della classifica. Una serialità inquietante che marcava l’accento sui limiti strutturali dell’organico, insinuando un fisiologico scoramento.

Anche la sfida odierna al Cesena sembrava non sfuggire al tristemente noto canovaccio. L’approccio tosto, la supremazia territoriale, l’intensità di un primo tempo in cui il Palermo ha attaccato sì, ma con giudizio. Non perdendo mai le distanze tra i reparti, restando coeso nel suo 3-5-1-1, limitando le sortite degli esterni. Facendo comunque la partita, sovrastando i romagnoli sul piano del ritmo in mezzo al campo, tessendo la sua tela sulla qualità, balistica e di pensiero, del suo collaudato tandem argentino. La geniale imbucata del Mudo per il cucchiaio del principito che non beffa Leali. Quindi la traversa scheggiata dal numero nove rosa, su calcio di punizione, fa da preludio al vantaggio. Ancora Dybala, ancora una perla, col sinistro a giro. Quando tutto sembra in pieno controllo, l’abbraccio ingenuo e plateale di Andelkovic a Magnusson. Il rigore trasformato dal subentrante Rodriguez. Dieci minuti di tilt collettivo, in cui la difesa rosa, perfetta fino al fattaccio, sbanda pericolosamente. Complice anche il 3-4-1-2 varato in corsa da Bisoli che, sotto di un gol, rimescola le carte in tavola. L’ingresso di Belotti, il finto tridente, la superiorità numerica, il forcing finale.  La malasorte che si manifesta sotto forma di montante, smorzando il fendente sinistro del Mudo. Passaggio al rombo e la carta Makienok nell’ ultimo scampolo di gara. Sembra uno snervante  déjà vu. Stavolta, però, “El Pipo” scrive una storia diversa. In cui la gioia sovrasta il rimpianto. Migliore in campo insieme a Dybala, incorna il corner calciato col contagiri dal “Principito”.

 

Successo agognato e sofferto e,  in quanto tale, ancora più bello. Tre punti liberatori e dai mille significati, dall’inestimabile valore sul piano psicologico e motivazionale. Certificano quasi l’inizio di un nuovo ciclo dell’era Iachini, poiché figli anche del contributo tangibile di alcuni volti inediti, oggi integrati al gruppo storico.          

    
Ottimo, gol a parte, l’esordio di Gonzalez. Personalità, autorevolezza e piglio da leader. Movenze, senso della posizione, padronanza del ruolo raccontano un giocatore vero. Buoni mezzi tecnici, pulizia e scelta di tempo nell’uno contro uno. Va rivisto al cospetto di avversari di altro lignaggio, ma si percepisce uno spessore diverso rispetto ai pur encomiabili compagni di reparto, maggiormente conforme agli standard della massima serie.

Positivo, in luogo di capitan Barreto, anche la prima da titolare del bulgaro Chochev. Un po’ intermedio sinistro con licenza d’inserimento, a tratti trequartista in linea con Vazquez, quando i rosa in fase propositiva disegnavano sul manto erboso una sorta di 3-4-2-1. Primo tempo discreto il suo, prima del comprensibile calo atletico, in cui ha mostrato un sinistro morbido ed educato, disciplina tattica, predisposizione al fraseggio. Passo cadenzato ma buona qualità media nei fondamentali, si è sovrapposto spesso come opzione di scarico sul binario mancino sfornando cross radenti e ben calibrati.
Il bulgaro deve ancora completare il suo apprendistato tattico, dimensionarsi e prendere confidenza con il nostro calcio, ma si carpiscono basi ed attitudini da forgiare. Adesso ,ne sappiamo qualcosina in più, non certo in termini di valore ma relativamente alla tipologia di calciatore.

Nel finale Iachini ha gettato nella mischia anche Emerson e Makienok. Sui quali possiamo dire davvero poco. Si intuiscono vocazione propulsiva e buona tecnica di base per l’esterno brasiliano, grande impegno ma un certo impaccio per il gigante danese che non sembra disporre di doti balistiche pari alla sua mole. Ovviamente, visto lo scarso impiego, ed i fisiologici tempi di integrazione nella nuova realtà, disquisiamo sul piano di parziali e controvertibili impressioni iniziali.

Dai fitti confronti tra tecnico e presidente nel corso del ritiro in Friuli è scaturita la sollecitazione ad approfondire lo screening dei nuovi arrivati ed accelerare il loro inserimento nello scacchiere. Appurare se e quanto, gli acquisti del mercato estivo potessero colmare, o almeno attenuare, le lacune individuali palesate dall’organico in questo scorcio stagione.  Una nuova sfida per Iachini, il cui esito avrà un peso specifico importante negli equilibri dei rapporti col patron.

Consolidare identità, sincronismi ed organizzazione tattica, fondamentali valori collettivi egregiamente corroborati in quasi due anni di lavoro. Al contempo inserire progressivamente chi, tra i nuovi, potrà elevare il tasso tecnico individuale della squadra. Non tutte le scommesse andranno felicemente a compimento. Ma dalla sfida contro il Cesena, Iachini ha intrapreso questo percorso. Con oculatezza e gradualità. Nei tempi e nei modi giusti. Alla ricerca di bonus tecnici utili all’ottenimento dell’obiettivo. Le prove di Gonzalez e Chochev sono un buon primo passo in questo senso.

L’impellenza del risultato e la necessità di ritrovare la densità perduta hanno consigliato il ritorno al 3-5-1-1. Con alcuni accorgimenti emersi nel corso della prima frazione del match contro i romagnoli. Esterni che si sganciavano con parsimonia e rigorosamente a turno, baricentro un po’ più basso, pressing lanciato all’altezza della mediana e non esasperato sulla trequarti avversaria. La difesa, con l’innesto di Gonzalez ed il rientro di Munoz è parsa più solida. Andelkovic , se la smettesse di cinturare gli avversari su palla inattiva, potrebbe legittimamente ambire alla maglia da titolare. Ha capacità di lettura, senso dell’anticipo e discreta affidabilità nel gioco aereo. Gregari di lusso Bolzoni e Rigoni, operai specializzati nel recupero e nel riciclo di palloni vaganti. Lo sviluppo della manovra è polarizzato su Vazquez e Dybala con i due argentini costretti a sdoppiarsi tra costruzione, rifinitura e finalizzazione per oltre un’ora, poco accompagnati dal resto della squadra. Atteggiamento poi mutato con l’ingresso di Belotti per Chochev, in virtù del pari bianconero, e dell’ulteriore passaggio al 4-3-1-2 con l’ingresso di Emerson per Lazaar e Makienok per Munoz nel finale.

Lampante la maturazione tecnico-tattica di Dybala. Gara straordinaria la sua, al netto della gemma balistica valsa il vantaggio. Ha giocato da prima punta universale, alternando la ricerca della profondità al movimento incontro ed al taglio sull’esterno. Coniugando dinamismo e tecnica sopraffina, tenendo botta spalle alla porta, irridendo il controllore di turno con magie e ricami d’alta scuola . Soavi carezze alla sfera, stucchevoli e decisive al tempo stesso. Presente, continuo, ispirato, ha finito il match da trequartista. Il suo talento sta prendendo forma , plasmandosi in una sempre crescente consapevolezza dei propri mezzi.

La sua simbiosi con Vazquez, tradotta in sublime sintonia di fraseggi, virtuosismi ed acuti creativi, costituisce di fatto l’essenza dell’intera manovra della squadra. I due declamano calcio all’unisono, in perfetta armonia di movimenti, giocate e pensiero. Svariano su tutto il fronte offensivo, si abbassano per ovviare, con il talento di cui dispongono, al deficit di fosforo e qualità in zona nevralgica. Legano il gioco ed impreziosiscono la qualità di ogni trama. Conferendo estro e genialità. Un binomio inscindibile di cui questo Palermo attualmente non può fare a meno. Anche in giornate in cui il Mudo si accende a sprazzi, perdendosi in qualche leziosismo di troppo.

E Belotti? Il gallo nelle ultime uscite si è sacrificato in un oscuro e prezioso lavoro di sponda ed apertura degli spazi. Apriscatole utile ad allungare la squadra avversaria smagliandone la densità, arrivando pochissimo alla conclusione. Paga anche la scarsa costanza e qualità dei rifornimenti provenienti dalle corsie. Ma resta un fenomeno di forza, rapacità e risolutezza nei sedici metri. Come sfruttare al meglio le eccezionali doti di finalizzatore del giovane talento bergamasco senza ledere gli equilibri collettivi? All’infaticabile Beppe Iachini l’ardua sentenza.

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