Atalanta, il primo presidente di Latte Lath: “Somiglia a Eto’o. In A conosceva solo Inter, Milan e Juventus”

Atalanta, il primo presidente di Latte Lath: “Somiglia a Eto’o. In A conosceva solo Inter, Milan e Juventus”

L’intervista al primo presidente di Latte Lath, il nuovo gioiellino dell’Atalanta: “Mi stupirono umanamente: cercarono di rendere il passaggio dalla realtà piccola a quella dell’Atalanta il più soft possibile”.

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Junior Emmanuel Delan Latte Lath. Latte Lath, il soprannome. Facile da ricordare per tutti.

E’ il classe ’99 il nuovo gioiellino dell’Atalanta di mister Gasperini. In campo in occasione di Juventus-Atalanta, il giovane talento ivoriano ha trovato spazio e siglato il gol del 3-2. Nonostante la sconfitta, insomma, il giocatore è riuscito a mettersi in mostra eccome. Intervenuto ai microfoni di ‘GianlucaDiMarzio.com, Marco Sassano, presidente dell’Esperia (società dilettantistica di Cremona in cui ha militato Latte Lath), ha speso parole al miele per l’atalantino.

“Un giocherellone, rideva e amava stare con gli altri bambini. Prese in giro per il cognome? No, mai, l’unico episodio è quello del caffè latte, quando ci penso rido ancora. Molte volte veniva a casa mia, giocava con mio figlio – ha dichiarato Sassano -. Questo anche dopo che lo prese l’Atalanta, fino alla fine delle medie come società ci siamo comunque occupati di lui per i passaggi nel fine settimana: faceva due partite, una al sabato e una alla domenica. Lo vennero a vedere a marzo 2009, l’osservatore rimase sulla tribunetta tre minuti: scese e chiese il nullaosta. Poi fece altri provini, certo, ma gli ci volle davvero poco a capire che quello era un potenziale crack”.

Paragoni – “Emmanuel somiglia a Eto’o. Altri dicono Gervinho, io dico Eto’o: Emmanuel vede la porta, sa segnare, poi corre, certo, ma le movenze sono quelle del camerunense. Ha sempre fatto valanghe di gol, l’anno con noi ce le fece vincere praticamente tutte”. Poi l’Atalanta: “Dopo che lo avevano definitivamente preso, andai a vederlo al suo primo allenamento. Non stava fermo, voleva andare in porta, scivolava ma si vedeva che il talento c’era e c’è tutt’ora. Tra l’altro lui nemmeno sapeva cosa fosse l’Atalanta, al primo provino andò tranquillo: non era incoscienza, conosceva solo Inter, Milan e Juventus in Serie A. Mi stupirono umanamente. Parlarono non solo con la famiglia, ma anche con la psicologa, il prete dell’oratorio, le maestre: cercarono di rendere il passaggio dalla realtà piccola a quella dell’Atalanta il più soft possibile. Poi ci diedero anche la possibilità di fare qualche amichevole, quell’anno, Emmanuel giocava con noi: lo si nota subito”, ha concluso il patron.

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