Padri che hanno fatto la storia del calcio, figli che provano (con più o meno fortuna) a seguirne le orme. Mediagol.it, all’interno della rubrica “Figli di”, vi racconta - a pochi giorni dalla nascita di Stella - la storia della famiglia Vieri
CHRISTIAN "BOBO" VIERI
Il piccolo Christian, nato a Bologna nel 1973 mentre Roberto si trovava tra le fila dei rossoblù, ha soltanto quattro anni quando quella testa calda di papà decide di trascorrere ventiquattro ore su un aereo diretto verso l'Australia insieme a lui e alla mamma, sempre un po' troppo accondiscendente, che per l'amore della famiglia sarebbe volata in capo al mondo.
In tenera età, proprio come i suoi precedessori, Bobo – che a papà ha rubato non solo il pallone ma anche il soprannome – capisce qual è il suo futuro, pur sapendo fin dal principio di essere molto diverso da colui con cui era cresciuto: da un padre dall'estro vagamente anarchico e le prestazioni scostanti a un figlio che ha fatto della rabbia e della volontà i suoi punti di forza, indipendentemente dalle capacità tecniche. Due figure che, come essi stessi hanno ammesso, in comune avevano ben poco, tanto che Roberto Vieri – a differenza di come aveva fatto con lui Enzo – non avrebbe scommesso molto sul giovane attaccante. Eppure, un giorno, Bob dovette ricredersi.
[quote_regular name="" icon_quote="no"]Christian fino a quattordici anni non sapeva neanche toccare una palla. Lo guardavo e gli dicevo: "ma te sei sihuro che voi fare il halciatore?"[/quote_regular]
Di ruolo attaccante, con uno spiccato fiuto per il gol, a sedici anni, dopo aver mosso i suoi primi passi – inizialmente come difensore destro e in seguito spedito nel reparto offensivo – al Club Marconi, dove il padre aveva concluso la sua carriera, Christian decise che era ora di cambiare aria. Il giovane centravanti mancino andò dai genitori e comunicò loro che voleva giocare a calcio, ma voleva farlo sul serio, in Italia – perché si sa, un esule torna sempre a casa –. Tra i dubbi di papà Roberto e le incertezze di mamma Nathalie, che nei mesi successivi avrebbe ricevuto decine e decine di lettere, il giovane tornò in patria, dove ad accoglierlo c'era nonno Enzo, a quel tempo allenatore dei portieri al Santa Lucia, club che lo tesserò nel settore giovanile pur senza pagarlo – il capostipite della famiglia Vieri, però, gli promise 5.000 lire a gol, almeno fino a quando questi ultimi non divennero troppi –. Qualche mese dopo il sedicenne fu inserito tra le fila degli allievi nazionali del Prato, società dove Vieri senior stesso aveva fatto la storia. “Da subito mi hanno dato del raccomandato, ma essere criticato mi ha dato forza”, avrebbe ammesso qualche anno dopo Christian, che forse – silenzioso com'era ma sempre pronto a schierarsi contro le ingiustizie – somigliava più all'estremo difensore che a papà Roberto. Il club toscano, tuttavia, si accorse subito che l'attaccante non era soltanto un “figlio di”, ma che in lui c'era un talento destinato a esplodere, tanto che, quando il Torino chiese di acquistarlo, il presidente Andrea Toccafondi ci pensò bene prima di privarsene e accettò soltanto a patto che venisse ceduto ai granata anche suo figlio, che giocava come portiere. Dopo soltanto un anno nel settore giovanile, Bobo entra a far parte della prima squadra e, dall'esordio in Serie A a diciotto anni, ha inizio la scalata.
[quote_regular name="" icon_quote="no"]Mio nonno è stato il primo a credere in me. Era pazzo di me, mi portava ai provini. Diceva 'Teniamolo in Italia che diventerà un grande centravanti'. A 80 anni viaggiava da Prato a San Siro per vedermi giocare allo stadio senza dire niente a nessuno. Mio padre lo ha anche trovato in fila in biglietteria. È stato il mio primo tifoso[/quote_regular]

Papà Roberto, che nel frattempo era tornato in Italia insieme alla moglie per non lasciar da solo il figlio, inizia finalmente a ricredersi, anche se ancora non comprende come sia possibile che Bobo riesca a vedere la porta e a mettere a segno fiumi di gol pur non avendo doti tecniche spiccate. Christian è un leone: si batte, corre, tira, difende, attacca. Non ha paura di niente, ha coraggio. Sa quel che vuole. È un ragazzo normale, esce a divertirsi ma sa quando può e quando non può: “Il lavoro è sempre stato al primo posto”, ha rivelato qualche anno dopo. I suoi sogni erano giocare in Serie A e vestire la maglia della Nazionale, entrambi li avrebbe abbondantemente coronati durante la sua carriera, durata diciotto anni.
[quote_regular name="" icon_quote="no"]Ha quello che non ho mai avuto io. Quel qualcosa che forse poteva farmi diventare Maradona. Coraggio. Carattere. Voglia di farcela a tutti i costi[/quote_regular]
Il soprannome di “Zingaro del calcio” affibbiatogli negli anni si deve alle ben tredici squadre diverse in cui ha militato, vestendo la maglia delle maggior parti di queste soltanto per una stagione ma regalando ugualmente numerose gioie. Dopo l'avvio al Torino fa esperienza nel Pisa, nel Ravenna, nel Venezia e nell‘Atalanta, fino ad arrivare alla Juventus – che lo acquista per 7,3 miliardi di lire – nella stagione 1996-97 e gli permette di mettersi definitivamente in luce, vincendo lo scudetto, la Supercoppa Europea, la Coppa Intercontinentale e arrivando a disputare la finale di Coppa dei Campioni. A fine stagione, tuttavia, il centravanti cede alla corte dell'Atletico Madrid e in Spagna conquista il titolo di capocannoniere della Liga, con una media di una rete a partita. Anche l'avventura iberica, però, dura poco, tanto che la stagione successiva Bobo si ritrova nuovamente in Italia, alla Lazio, con cui vince la Coppa delle Coppe. Nel frattempo, a ventitré anni, convocato dal c.t. Cesare Maldini, esordisce in Nazionale, realizzando il millesimo gol nella storia degli azzurri.
Nella stagione 1999-2000 il centravanti diventa “Mister novanta miliardi”, la ragione è da ricondurre all'irrinunciabile offerta messa sul piatto dei biancocelesti dall'Inter. I nerazzurri sembrano poter essere una casa stabile per il giocatore, che aveva spesso ipotizzato di potersi fermare tra le fila del club di Milano per molti anni, ma l'arrivo del tecnico Alberto Zaccheroni, che lo schiera con minor frequenza a favore del nuovo acquisto Adriano, e la mancata conquista di trofei – soltanto una Coppa Italia in sei stagioni – lo portano a cambiare nuovamente aria. Un'avventura in parte gloriosa che, tuttavia, termina in maniera brusca con una denuncia del giocatore alla società per essere stato pedinato e intercettato durante la sua militanza al club, su incarico di questo. Una violazione della privacy che portò le due parti in tribunale fino alla sentenza, confermata dai giudici d'appello, che riconobbe al calciatore un risarcimento.
[quote_regular name="" icon_quote="no"]Mi piaceva essere il simbolo dell'Inter, ho vissuto sei anni meravigliosi. Erano sensazioni che andavano oltre ogni trofeo. Non potrei mai odiare i nerazzurri, stavo bene sia professionalmente che umanamente e ho dato ogni energia per quella gente. Capite la terribile delusione nel momento in cui è emerso che mi pedinavano e addirittura intercettavano, queste sono cose che si fanno coi mafiosi[/quote_regular]
Per Bobo, dopo la risoluzione del contratto con i nerazzurri, ricomincia la vita da viandante: è la volta del Milan, del Monaco – dove subisce un serio infortunio che compromette anche la sua partecipazione al Mondiale 2006, vinto proprio dall'Italia –, della Sampdoria – club in cui si trasferì per indossare la maglia di suo padre Bob, ma con cui non collezionò neanche una presenza, disertando per settimane gli allenamenti prima di rescindere consensualmente il contratto –, dell’Atalanta, della Fiorentina e di nuovo del club bergamasco. A quasi 36 anni, infine, il ragazzo normale che aveva vissuto una vita straordinaria, decide di ritirarsi dal calcio.
[quote_regular name="" icon_quote="no"]La delusione più profonda della mia carriera a livello professionale è stata non esserci al Mondiale 2006. La nazionale è sempre stata davvero importante per me. Ho metabolizzato non partecipare ai Mondiali del 2006 con gli anni. All'inizio non riuscivo neanche a rivedere le partite, soffrivo troppo, ma con il passare del tempo ho capito che la vita ti mette di fronte ad ostacoli imprevisti, ma che non puoi dimenticare tutto quello di bello che c'è stato prima[/quote_regular]
Il gol più bello, però, Bobo l'ha messo a segno pochi giorni fa fuori dal campo: si chiama Stella. La primogenita di casa Vieri è nata a Milano, dall'unione di Christian e l'ex velina Costanza Caracciolo, grazie alla quale il bomber ha posto fine alla trafila di donne che si sono alternate nella sua vita. La coppia lo scorso anno ha perso un bambino a causa di un aborto spontaneo, ma oggi può festeggiare il fiocco rosa. Stella, probabilmente, non rincorrerà un pallone sui campi della Serie A, ma chissà per cosa sfrutterà il temperamento e il coraggio ereditati da papà.
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