Un secolo di calcio in Sicilia: nascita, piazzamenti e curiosità di Palermo, Catania, Messina e delle altre squadre, con le statistiche dei derby.
Il calcio siciliano, un secolo di storia tra Palermo, Catania e le piazze di provincia
Il calcio in Sicilia nasce tra l’inizio dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e non ha mai smesso di raccontare l’Isola. Dalle domeniche del Barbera ai pomeriggi del Massimino, passando per le piazze di provincia, ogni squadra porta con sé fondazioni lontane, promozioni inseguite e ripartenze dopo il fallimento. È una storia fatta di grandi rivalità, di imprese sfiorate e di club spariti e poi rinati. Ecco le principali società siciliane, con le loro date, i piazzamenti più alti e le curiosità che le rendono uniche, fino alle statistiche dei derby.
Palermo, il gigante rosanero
Il Palermo è la squadra di riferimento del calcio isolano. Fondato l’1 novembre 1900 e rifondato più volte nel corso del secolo, l’ultima nel 2019, milita oggi in Serie B ed è di proprietà del City Football Group, il gruppo che controlla anche il Manchester City, con Dario Mirri presidente e socio di minoranza.
Il miglior piazzamento resta il quinto posto in Serie A, raggiunto per tre volte tra il 2005-06, il 2006-07 e il 2009-10, accompagnato da varie imprese in Europa. In bacheca ci sono cinque campionati di Serie B e tre finali di Coppa Italia nel 1974, 1979 e 2011. Una curiosità sui colori: il rosa e il nero furono ufficializzati nel 1907 e, secondo la ricostruzione più accreditata, nascono da una lettera del 1905 come metafora del dolce e dell’amaro delle stagioni rosanero.
Trattandosi di una piazza di Serie B, l’ingaggio medio di un giocatore si colloca in una fascia orientativa che va dai 150mila ai 400mila euro lordi l’anno, con punte più alte per i profili di categoria superiore che il club continua a inseguire nella corsa alla promozione.
Catania, la nobile tra Serie A e rinascite
Il Catania affonda le radici nel 1929. Gli etnei hanno vissuto stagioni importanti in massima serie, con un ottavo posto come miglior risultato assoluto in Serie A, centrato nelle stagioni 1960-61, 1963-64, 1964-65 e 2012-13.
La storia recente è quella di una rinascita. Dichiarato il fallimento del vecchio club nel dicembre 2021, la società è ripartita nel 2022 e ha assunto la denominazione di Catania Football Club nel 2023. Oggi gioca in Serie C. Alla piazza rossazzurra resta legato uno degli episodi più celebri del calcio italiano, il “Clamoroso al Cibali” del 1961, quando un risultato del Catania pesò sulla corsa allo scudetto dell’Inter, tanto da diventare un modo di dire ancora oggi in uso.
In Serie C gli stipendi sono naturalmente più contenuti: la stima di categoria per un giocatore si aggira tra i 25mila e gli 80mila euro lordi annui, con il minimo contrattuale che resta la base per i più giovani.
Messina, la meteora in Serie A
Il Messina nasce il 1º dicembre 1900 e ha conosciuto il suo momento più alto a metà anni Duemila, con tre stagioni consecutive in Serie A dal 2004 al 2007. Il piazzamento record è il settimo posto del 2004-05, che valse anche una qualificazione europea alla Coppa Intertoto, a cui non poté partecipare perché non disponeva della licenza UEFA.
La parabola successiva è stata segnata da fallimenti e continue rifondazioni, l’ultima nel 2025, con la liquidazione della precedente società, il passaggio del titolo sportivo e l’affiliazione della nuova realtà, con la squadra scivolata tra Serie D e nel 2026 in Eccellenza. Due note storiche legano il club alla città: il terremoto del 1908, che colpì duramente anche il mondo del pallone messinese, e il fatto che Marco Materazzi, campione del mondo nel 2006, dopo un passaggio nel vivaio della Lazio, proseguì la formazione nel settore giovanile del Messina, con cui esordì anche in prima squadra. Per una realtà oggi dilettantistica, i compensi di categoria restano modesti, tipicamente sotto i 30mila euro annui.
Trapani, il sogno granata di provincia
Il Trapani, fondato nel 1905, ha vissuto il suo periodo d’oro nella seconda metà degli anni Dieci. Il miglior piazzamento è il terzo posto in Serie B del 2015-16, chiuso con un record di 73 punti e una finale dei play-off promozione persa contro il Pescara. Oggi la squadra granata è tornata in Serie C dopo aver attraversato
una stagione complicata, condizionata da pesanti penalizzazioni in classifica.
Tra le curiosità, la prima affermazione ufficiale sul Palermo nel capoluogo, datata 1958-59, un 1-2 in Coppa Italia rimasto a lungo un unicum che resta ancora oggi l’unica vittoria ufficiale granata sul campo dei rosanero. Anche per il Trapani la stima di ingaggio segue la fascia della Serie C, tra i 25mila e gli 80mila euro lordi l’anno.
Siracusa, i leoncelli aretusei
Il Siracusa nasce nel 1924 e ha toccato la Serie B come categoria più alta, con sette campionati disputati tra il 1946 e il 1953 e un quinto posto come miglior risultato, centrato nel 1950-51. Dopo l’ennesima ripartenza, gli aretusei hanno disputato la Serie C 2025-26 e sono retrocessi in Serie D al termine della stagione, dopo avere chiuso al penultimo posto anche a causa di una penalizzazione.
Il soprannome “leoncelli” risalirebbe al 1929, in occasione di un Messina-Siracusa, e da allora il leone è il simbolo del club. Lo stadio cittadino è intitolato a Nicola De Simone, difensore scomparso nel 1979 in seguito a uno scontro di gioco, memoria che la tifoseria custodisce con grande rispetto. Gli stipendi, in linea con la categoria, restano nella forbice tipica della terza e quarta serie.
Akragas e il calcio della provincia agrigentina
L’Akragas, storica società di Agrigento fondata nel 1939, rappresenta bene il calcio siciliano di provincia, fatto di grandi passioni e di continue ricostruzioni. Il miglior piazzamento è il terzo posto in Serie C del 1962-63. Nel marzo 2025 l’Akragas rinunciò alla prosecuzione della Serie D e fu esclusa dal campionato. Successivamente nacque una nuova società, ripartita dalla Promozione, conquistando nel 2025-26 la promozione in Eccellenza attraverso i play-off.
Nel suo cammino l’Akragas ha vissuto anche pagine sportive di rilievo, come la finale per lo Scudetto di Serie D che terminò 2-2 ai tempi regolamentari ma che poi vide il Siena vincere 7-5 dopo i calci di rigore. A questi livelli il calcio è dilettantistico e i compensi sono fatti soprattutto di rimborsi, ben lontani dalle cifre delle categorie professionistiche. Nello stesso panorama provinciale si muove la Nissa di Caltanissetta, nata nel 1929 e oggi protagonista in Serie D dopo anni difficili.
Le squadre che non ci sono più e tradizioni rifondate
La storia del calcio siciliano è anche quella dei club che sono spariti. Il caso più recente è quello della Sicula Leonzio di Lentini, fondata nel 1909: dopo tre stagioni in Serie C tra il 2017 e il 2020, la società non si iscrisse al campionato, restando però attiva nei campionati regionali.
Ma quasi ogni piazza dell’isola ha conosciuto almeno una fine e un nuovo inizio. Palermo, Catania, Messina, Trapani, Siracusa e Akragas sono tutte passate, in epoche diverse, attraverso radiazioni, fallimenti e rifondazioni. Forse è proprio questo il tratto più siciliano di tutte queste storie, squadre che cambiano nome e società ma restano vive nell’identità delle loro città.
I derby siciliani, il cuore della rivalità
Quando si parla di rivalità, in Sicilia c’è un incrocio che sovrasta tutti gli altri: il derby di Sicilia tra Palermo e Catania. Considerando tutte le competizioni e le sole partite rimaste valide negli albi ufficiali, le due squadre si sono affrontate 86 volte, con un bilancio favorevole ai rosanero: 26 vittorie del Palermo, 40 pareggi e 20 successi del Catania. In Serie A, però, il conto si ribalta a favore degli etnei: nei 18 confronti disputati nella massima serie si registrano sei vittorie del Catania, cinque del Palermo e sette pareggi.
L’ultimo derby in Serie A risale al 21 aprile 2013, un Catania-Palermo terminato 1-1 al Massimino, con il vantaggio di Barrientos e il pareggio di Josip Iličić nel recupero. Il pubblico di casa espose migliaia di cartelli con la lettera “B”, per irridere i cugini rosanero, la cui retrocessione sarebbe diventata matematica soltanto alcune settimane dopo. La sfida è tornata più di sette anni dopo, il 9 novembre 2020, in Serie C: un altro 1-1, firmato da Kanouté e Pecorino, con il Palermo costretto a scendere in campo decimato dai casi di Covid-19. Chi vuole rivivere gli episodi più celebri di questa rivalità trova un ottimo racconto in un derby che ha fatto la storia, tra la zampata di Ilicic e i ricordi del “Cibali”.
L’ultimo derby rimasto valido negli albi ufficiali è invece quello del 3 marzo 2021, vinto dal Palermo per 1-0 al Massimino grazie a una rete di Mario Alberto Santana. Il 12 dicembre dello stesso anno il Catania si impose sul campo per 2-0 con una doppietta di Luca Moro, ma il risultato fu successivamente annullato in seguito all’esclusione della società etnea dal campionato.
Non è l’unica stracittadina dell’isola. Le sfide tra Messina e Catania hanno acceso più volte lo Stretto e la costa ionica, mentre Palermo e Trapani si sono incrociate in un derby dell’ovest ricco di significato per la provincia trapanese, che proprio contro i rosanero costruì alcuni dei suoi ricordi più belli.
La passione siciliana, dagli spalti alle giocate
In Sicilia il calcio non finisce al triplice fischio. La passione per la propria squadra si prolunga durante la settimana, nei bar, nelle chiacchiere e, per molti tifosi, anche in una giocata sul derby o sulla corsa alla promozione. È un terreno su cui conviene muoversi con attenzione, distinguendo gli operatori seri da quelli da evitare.
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