Zamparini: “Vi racconto miei trascorsi da calciatore. Il vino? Da giovane mi sbronzavo un po’, ma…”

Zamparini: “Vi racconto miei trascorsi da calciatore. Il vino? Da giovane mi sbronzavo un po’, ma…”

Vizi e virtù. Ma anche passioni e altri scorci di vita. C’è questo e molto altro ancora in un’intervista-fiume rilasciata dal presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, a ‘La Gazzetta.

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Vizi e virtù. Ma anche passioni e altri scorci di vita. C’è questo e molto altro ancora in un’intervista-fiume rilasciata dal presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, a ‘La Gazzetta dello Sport’. “A 45 anni mi sono stufato di fumare e mi misi d’accordo con Greta, mia figlia: ‘Smettiamo?’. Smesso da un giorno all’altro. Il vino? Un piacere e mai una schiavitù, neanche da ragazzi, quando raccoglievo mille lire a testa dagli amici per fare il giro delle sagre e sbronzarci un po’: mica per stordirci, lo facevamo per cantare le canzoni friulane e essere più sciolti nelle balere – racconta il patron da quanto evidenziato da Mediagol.it -. Peccato che la prima volta che provai a ballare scelsi l’unica che era zoppa. Il mio rapporto con gli altri sport? Beh, non ce ne sono stati altri, al di là del calcio. Avevo le gambe come stuzzicadenti, ma ero un grande colpitore di testa – l’elevazione non è tutto, conta di più il tempismo – e avevo una buona tecnica. Giocavo mezzala, a volte punta: oggi sarei un trequartista, ma allora quel ruolo non esisteva. Ho seguito un po’ il pugilato ai tempi di Loi e Mitri, giochicchiato a basket in collegio – oggi in tv guardo l’Nba, il basket che ha ucciso l’altro basket – ma in testa ho sempre avuto il pallone. Da quando avevo cinque anni: il campetto era proprio sotto casa e mia zia, che sposò un capitano inglese, da Glasgow mi portò un paio di scarpe da calcio alte fino alla caviglia e un pallone di cuoio, di quelli con le cuciture in rilievo, che quando colpivi di testa ti restava il segno sulla fronte. Mica quei palloni di gomma che avevamo noi, che un giorno il figlio del Pierin per calciarlo lo ridusse da buttar via, perché i contadini non si tagliavano le unghie e le aveva così lunghe che gli fece uno squarcio – aggiunge sorridendo Zamparini -: era l’unico pallone del paese e ce l’avevo io, dunque le partite erano quando dicevo io e le squadre le facevo io. Ho smesso con il calcio giocato che ero in Interregionale, avevo solo vent’anni ma il sogno di mio padre era che facessi l’imprenditore: alla Bovisa c’era un’officina di marmitte per automezzi che mi aspettava”.

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