TRE FLASH ED UN POKER,HAPPY BIRTHDAY MISTER

TRE FLASH ED UN POKER,HAPPY BIRTHDAY MISTER

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

L’amore tra Beppe Iachini ed Il Palermo ha radici datate e profonde.  Un idillio umano e professionale che scrive la sua genesi nel 1994 quando, nel pieno della sua maturità  calcistica, il biondo mediano marchigiano indossa per la prima volta la maglia rosanero. Perno tattico e carismatico di una squadra tecnicamente eccelsa ma concettualmente sbagliata, intrisa di genio e sregolatezza, costruita per vincere ma che rimase attanagliata dal narcisismo e dalle bizze dei suoi troppi solisti. La dirigenza dell’epoca si svenò ben oltre le proprie disponibilità per reclutare una parata di stelle: Maiellaro, Brambati, Taccola, Mareggini, Fiorin, Campilongo,Petrachi. Stelle più o meno fulgide, intermittenti, che brillarono, poco, di luce propria e non divennero mai firmamento. Fallendo la tanto attesa promozione in serie A.

In quella banda di talenti estrosi, acerbi, qualcuno un po’ spremuto, altri un po’  svogliati, lui, Beppe, era una mosca bianca. Pur essendo tra i mediani di rottura più quotati dell’epoca in Italia, gioco quel torneo cadetto con la ferocia e l’ attenzione di una Champions league. Il pubblico si innamorò calcisticamente all’istante di quel professionista umile ed esemplare. Vena gladiatoria, instancabile corridore, muro e mastice della zona nevralgica. Abnegazione e spirito di sacrificio si esaltavano in quel bulldog tracagnotto, ben lieto di correre anche per chi non riusciva o non voleva. Difficile scordare il boato che accompagnava i suoi tackles, veementi e chirurgici, capaci di incantare il pubblico tanto quanto un preziosismo balistico, se non di più. Carismatico, generoso, leader. Apologia del mediano. Idolo del popolo rosa.

All’alba di quella stagione un flash rimarrà indelebile. Era il 31 agosto del 1994 ed il Palermo profanò il tempio calcistico di San Siro. L’invincibile, o quasi, Milan di Capello, si inchinò di fronte ai rosanero. Una serata magica ed incredibile, in cui Mareggini parò l’imparabile a Gullit e compagni. E lui, Beppe, su un cross al bacio di Lorenzo Battaglia, gonfiò la rete milanista con uno splendido tuffo di testa. Impossibile comprimere in semplici parole il sisma emotivo di chi ascoltava la radiocronaca dell’epoca. E poteva, con cuore palpitante e fervida immaginazione, disegnarsi la prodezza di Beppe come più gli piaceva pensarla. E parare insieme a Mareggini, sussultando e dimenandosi ad ogni assalto milanista.  Il Palermo vinse e visse un sogno, il turno lo passò poi il Milan che la spuntò  alla lotteria dei rigori nella gara di ritorno. Poco importa, quel gol, pura emozione, spalancò a Iachini le porte del cuore dei tifosi rosa, lui vi entrò con discrezione, per non uscirne più.

Altra istantanea, quel giro di campo, toccante, da brividi. Commiato che, suo malgrado, il 9 giugno del 1996, chiuse la sua parentesi a Palermo da calciatore. Ultimo capitolo della favola del Palermo dei picciotti, avversario l’Ancona. Arcoleo richiama Beppe in panchina, lui, chioccia ed anima di quel gruppo dei miracoli, non rientra nei piani futuri. La partita diviene ingombrante dettaglio. La standing ovation del pubblico palermitano,  assorta cornice alla passerella di Beppe. Un mix di calore, ammirazione, rispetto e gratitudine. Lui ricambia quei palpiti e, asciugandosi le lacrime, giura che tornerà.

Detto, fatto. Eccolo qui, nelle vesti di tecnico. Con la stessa umiltà, la stessa abnegazione, la stessa ferocia motivazionale. Cultura del lavoro, semplicità, profilo basso. Tanta fame sportiva, voglia di vincere ed affermarsi. Doti che ha trasposto ad un gruppo che non ha costruito ma ha ben presto plasmato. Conferendogli una forte identità tattica e caratteriale, cercando prima l’equilibrio, poi la mentalità, infine il gioco. Modellando il suo spartito in funzione dell’avversario, utilizzando duttilità e valore delle sue pedine, mosse con tempi e modi perfetti. Rispolverando e tirando a lucido chi era finito in soffitta, suggerendo a gennaio i pezzi mancanti del puzzle.  Ricercando inedite armonie nelle trame di gioco che hanno impreziosito gli eccezionali risultati. Senza tralasciare un dettaglio, sbagliare un cambio. La coesione del gruppo denota la qualità del lavoro anche nelle gestione delle risorse tecniche ed umane. Dedizione e partecipazione emotiva di chi ha giocato meno rivela limpidezza ed onestà anche nel compiere scelte dolorose. Iachini ha calato il suo splendido poker riportando subito il Palermo in serie A. Sbaragliando a suon di vittorie la pur modesta concorrenza. Altro flash indimenticabile per chi ama questi colori.

Vincere perplessità e scetticismo, togliersi di dosso l’etichetta di mago del torneo cadetto. Cambiare il trend, fin qui poco fortunato, della sua parabola  nella massima serie. Iachini ha tutte le carte in regola per riuscirci. Magari proprio nell’amata Palermo.

Buon compleanno, mister.

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