Benali: “Tutto sulle mie radici. Mi sento più libico che inglese. Vorrei tornare in patria, ma è troppo pericoloso”

Benali: “Tutto sulle mie radici. Mi sento più libico che inglese. Vorrei tornare in patria, ma è troppo pericoloso”

“Le mie radici sono in Libia. Ho giocato in tutte le nazionali giovanili inglesi poi, un giorno, è arrivata la chiamata della nazionale maggiore libica e ho accettato. Non ci ho pensato un.

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“Le mie radici sono in Libia. Ho giocato in tutte le nazionali giovanili inglesi poi, un giorno, è arrivata la chiamata della nazionale maggiore libica e ho accettato. Non ci ho pensato un attimo”. Lo ha detto Ahmad Benali, intervistato da La Repubblica. Il neo-acquisto del Palermo, proveniente dal Brescia, ha raccontato la sua storia. “Da cinque anni non riesco a tornare in Libia. Ci sono grossi problemi legati alla sicurezza. Mi farebbe piacere poterci tornare, rivedere la mia gente e tutte le cose belle che ci sono, ma è impossibile. Perché la famiglia Gheddafi impediva ai giocatori libici di andare all’estero? Gheddafi voleva essere l’unica bandiera della Libia. Se dicevi Libia dovevi pensare solo a Gheddafi. Non ci poteva essere qualcuno piu famoso di Gheddafi. Provi a pensare il nome di un libico famoso a parte Gheddafi: non lo troverà – ha dichiarato Benali -. Le nostre partite in casa le disputiamo in Marocco, Tunisia e gli altri paesi vicini. Purtroppo è troppo pericoloso. Mi fa male. Soffro. Spero che si possa sistemare tutto. Il mio paese è veramente bello. Ho visto tante cose straordinarie, i libici sono brave persone. Siamo un paese che può avere una sua forza e andare avanti senza bisogno di nessuno. Il guaio è che tutti cercano i soldi del petrolio libico: americani, inglesi, tutti. Dalla Libia c’è tanta gente che fugge per sbarcare in Sicilia? Immagini di sofferenza, di gente che fugge alla ricerca di una vita migliore. La gente scappa per cercare sicurezza, per trovare un lavoro e una vita migliore. E mentre loro fuggono c’è chi arriva in Libia per rubare ai libici”.

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