di Dennis Rusignuolo
L'ANALISI
Serie B, spunti e cartoline della 37ª giornata
Che turno incredibile. Che Serie B incredibile, vorresti non finisse mai perché è troppo bella. La penultima giornata tira un cazzotto alla logica consumistica del “calcio spezzatino” e regala un turno dal sentore fortemente nostalgico, visti i dieci match tutti in contemporanea. E che spettacolo che è stato. Non accadeva da 49 anni che un campionato di B arrivasse al penultimo turno senza nessun verdetto, e se non è bastato per convincervi che questo campionato sta sprizzando spettacolo da tutti i pori, sappiate che un solo verdetto è stato emesso dai campi di Serie B. In sostanza: si deciderà - praticamente - tutto all’ultima giornata. Intanto, ecco alcuni spunti sulla 37ª giornata di campionato.
1. El Conquistador
Il pareggio con lo Spezia mette fine alla contesa. Il Venezia torna in Serie A dopo un solo anno di purgatorio, e adesso bisogna parlare concretamente di quel signore in giacca che girovaga attorno alla panchina. La promozione dei lagunari porta un nome e cognome, piuttosto conosciuto nel mondo della B: Giovanni Stroppa. Da ieri è entrato nel club dei migliori allenatori di sempre della categoria, capace di conquistare quattro promozioni in carriera, a una sola promozione dal record di Eugenio Fascetti, Gigi Simone e Nedo Sonetti (5 promozioni). Il settore ospiti del Picco dovrebbe essere intitolato a lui: in meno di un anno Stroppa ha vinto la finale play-off con la Cremonese, e ieri ha conquistato la A con il Venezia. Firma indelebile di chi è stato, indirettamente, lo spietato carnefice del biennio in casa Spezia, iniziato con un piede in Serie A e concluso - probabilmente- con tutti e due i piedi in Serie C. Per Stroppa, la B si conferma terra fertile, e la festa a Venezia è pronta. Nell’ultima giornata i lagunari ospitano il Palermo, e un successo garantirebbe il primo posto. Piccola chicca: Stroppa non ha mai concluso al primo posto.
2. Braccio di Ferro e la sua Olivia
Ah, l’amore. Per amore si fa irrazionalmente di tutto, come ad esempio accettare una panchina che scotta come il magma. Ma al cuor non si comanda, e al richiamo della sua Olivia, Attilio Lombardo non ha saputo dire no. La vittoria con il Sudtirol certifica la salvezza aritmetica della Sampdoria, e visto l’ultimo anno e mezzo va festeggiata come uno scudetto. La Samp ha reso grande Attilio negli anni Novanta, e Braccio di Ferro non ha saputo tirarsi indietro quando i blucerchiati hanno chiesto il suo aiuto. Poco tempo per le rivoluzioni tattiche, piuttosto poche cose, ma fatte al meglio delle loro possibilità. Non è stata una Samp scintillante in questo finale di stagione, ma dopo aver tastato con mano l’eventuale implosione in caso di retrocessione, Lombardo ha capito come portare la nave in porto, e a Genova la retorica sul mare non è mai banale.
3 . I tre minuti di gloria di Daffara
In tutte le top11 di giornata, troverete il suo nome nella casella del portiere. E se non lo trovate, provate a capire il motivo dell’assenza. Poco importa se l’Avellino ha perso la partita, perché Daffara si è saputo prendere il suo posto nei migliori undici della giornata. Come? Parando due rigori in meno di tre minuti. Al minuto 70 l’Empoli conquista un calcio di rigore. Dagli undici metri si presenta Stiven Shpendi, capocannoniere dei toscani con 13 gol. L’albanese apre il piatto a destra, Daffara para. Var: rigore da ripetere perché il portiere dell’Avellino non aveva i piedi sulla linea. Shpendi cambia angolo, calcia molto bene ma sceglie ancora una volta la soluzione rasoterra, Daffara intuisce e sputa fuori anche questo penalty. Qualche giorno fa ho segnalato il suo nome tra i potenziali nomi pronti a un salto di categoria. Beh, direi che ci ha messo poco per farsi notare da tutti.
4. Questo Mantova merita i play-off
A proposito di Avellino, la sconfitta di Empoli riduce a zero punti il distacco dalle inseguitrici. Mancano solo due posti da assegnare per i play-off, il terzo e l’ottavo, e in un colpo solo il Mantova rischia di aver deciso entrambe le posizioni, sicuramente la 3ª. La squadra di Modesto vince contro il Monza all’ultimo respiro, e adesso sogna l’ottavo posto. Sarebbe un risultato clamoroso se si considera che all’arrivo di Modesto, il Mantova era terzultimo. Il cambio di passo ha portato la squadra a giocarsi le proprie carte, a viso aperto, contro chiunque, e già nelle scorse gare il vantaggio dalla zona calda era sostanzioso. La vittoria contro il Monza però va oltre, perché la squadra di Modesto condanna ufficiosamente i brianzoli ai play-off e lo fa con una prestazione a tratti commovente per abnegazione, idee e pulizia tecnica. Nell’ultimo gettone stagionale, il Mantova va a Frosinone, a cui basta un punto per la Serie A. Il Monza potrebbe ancora andare in Serie A, ma deve sperare che la squadra che gli ha tolto il secondo posto non perda a Frosinone. Solo questo elemento di ordinaria follia dovrebbe regalare di diritto un posto al Mantova nelle migliori otto, ma la lotta con Avellino e Cesena sarà divertente fino all’ultimo pallone. Comunque vada, vanno fatti i complimenti al Mantova di Modesto.
5. Un dramma pescarese a tutto tondo
Da quando l’Euganeo ha riaperto i cancelli della curva Nord, il Padova ha sempre vinto 1-0 con un gol segnato dopo l’ottantesimo. Il successo di ieri chiude i discorsi salvezza, ma c’è una palla che avrebbe cambiato l’inerzia di questo finale di campionato. Calcio di rigore per il Pescara, assegnato dall’arbitro dopo check del Var. Appena Collu indica il dischetto, tutti cercano con lo sguardo Insigne. Il numero 10 è stato colui che ha reso l’impossibile possibile, e visto il peso di quel rigore, nessuno ha dubbi che calcerà lui. Inizialmente la palla è in mano a Russo, che quel rigore se l’è procurato. Insigne non si vede nemmeno. Alla fine calcia proprio Russo, gol in campionato: 0. Di fronte a lui c’è Sorrentino, un abruzzese nato a pochi chilometri dall’Adriatico e sbocciato nel Pescara. Per uno di quei giochi sadici del destino, Sorrentino intuisce l’angolo e para il rigore con i piedi. Nel finale Pastina fa 1-0, il Padova si salva e il Pescara adesso rischia di aver concluso la sua esperienza in questa Serie B. Rimane ancora un ultimo barlume di speranza: Pescara-Spezia. Dal match dell’Adriatico almeno una delle due squadre uscirà con la retrocessione, ma il rischio è quello di vedere entrambi in Serie C al triplice fischio. E quanto peserà quel rigore di Russo…
6. Il manifesto di Palermo-Catanzaro
Questo spunto è più attuale che mai. Siamo reduci da una settimana che ci ha regalato la partita più bella dell’anno, quella tra Paris Saint Germain e Bayern Monaco, e tutti abbiamo capito che il modernismo calcistico si basa su un ritmo da corrida. Tra tutte le squadre coinvolte in questo turno, Palermo e Catanzaro erano le uniche squadre che avrebbero avuto un’attenuante valida per giustificare un pareggio scialbo e noioso: la gestione delle energie, le rotazioni, una fase di studio molto primordiale per i play-off. Invece, al Barbera la partita è bellissima. Ne viene fuori un 3-2 di straordinaria bellezza. Palermo-Catanzaro è stata una festa, non solo perché era il primo maggio, ma perché i novanta minuti di partita sono stati un’accozzaglia di elementi che sono riusciti a rendere un match apparentemente inutile in uno spot moderno per il calcio italiano. E in questo momento moderno e calcio italiano suona quasi come un ossimoro. Pressing alto, costruzioni dal basso, rotazioni, miracoli dei portieri, errori. Anche gli errori fanno parte di questo splendido manifesto, forse sono la parte più bella dello spettacolo perché ci fanno percepire il ritmo delle due squadre. Sarà bello osservare in che modo muteranno Palermo e Catanzaro ai play-off, e sarà interessante vedere l’eventuale semifinale in caso di passaggio dei calabresi al turno preliminare. Il primo atto, preparatorio o semplicemente purificante, è stato un vero spettacolo e una lezione a tutto il calcio italiano: quando il risultato perde valore, si deve osare di più.
7. Testa e corpo. Il Frosinone a un punto dalla A
Se il 3-2 di Palermo-Catanzaro a primo impatto può sembrare più altisonante, lo 0-1 del Frosinone a Castellammare di Stabia si candida a partita dell’anno per mole di occasioni, peso specifico e risultato finale. La squadra di Abate si assicura i play-off nonostante la sconfitta, ma le palle gol più nitide sono delle vespe. C’è un piccolo intoppo tra la Juve Stabia e la porta del Frosinone: i ciociari hanno due portieri. Il primo è Palmisani, che usa le mani, il secondo è Monterisi, che usa tutto il resto. Nel primo tempo salva due gol già fatti con due interventi che da soli varrebbero la Serie A. Dove non arrivano i giocatori di Alvini, ci pensano i legni a tenere vivo il sogno dei ciociari (due pali per le vespe, di Maistro e Correia). Nel secondo tempo il Frosinone piazza lo schiaffo che può valere la A: Calò dalla bandierina mette la palla dove vuole, sceglie il primo palo dove intanto Raimondo si è mosso per creare scompiglio. La palla raggiunge Bracaglia che colpisce indisturbato. 1-0. Cinque in campionato, il più pesante della sua carriera. Basta un punto per coronare una stagione da sogno, e a un passo dall’obiettivo il Frosinone ha dimostrato di avere testa, cuore e fortuna per chiudere il discorso in casa contro il Mantova.
8. La zona retrocessione è, e sarà, una tonnara
Al momento le retrocesse sarebbero Spezia, Reggiana e Pescara. Con molta probabilità rimarranno queste anche al termine degli ultimi novanta minuti, ma ancora una volta la zona retrocessione si è confermata la zona nevralgica dello spettacolo di questo campionato. Si salta come tonni impazziti, e si cerca di sopravvivere contro tutto e tutti. Venerdì prossimo tutte possono ancora salvarsi, e quindi non resta che prendere il telecomando, sedersi sul divano e gustarsi questo ultimo show. Comunque vada, sarà uno spettacolo.
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