Sassuolo, la parabola di bomber Caputo: “Il feeling con Conte e la favola Empoli. De Zerbi mi voleva a Palermo, le parole di Nainggolan…”

Sassuolo, la parabola di bomber Caputo: “Il feeling con Conte e la favola Empoli. De Zerbi mi voleva a Palermo, le parole di Nainggolan…”

Talento, risolutezza nei sedici metri e straordinario fiuto del gol: Ciccio Caputo riparte dal Sassuolo dopo la cocente retrocessione con la maglia dell’Empoli maturata all’ultimo turno dello scorso campionato…

Un percorso di crescita professionale fatto di duro lavoro alimentato da una crescente consapevolezza dei propri mezzi.

Francesco Caputo, in arte Ciccio, è certamente uno degli esempi più lampanti di come la carriera di un calciatore possa esplodere in qualsiasi momento, magari ben oltre i tempi canonici, ma dare comunque soddisfazioni impagabili. Il feeling  tra la serie A e l’attaccante classe ’87 è uno dei  dati più enigmatici ed emblematici al contempo Infatti, prima dell’anno scorso, stagione in cui Caputo è stato l’unico calciatore di movimento a giocare tutti i 3420 minuti disponibili, l’ex Empoli aveva infatti collezionato soltanto 13 presenze nella massima serie e realizzato appena un gol con la maglia del Bari, nel lontano 2011. Ma come tanti centravanti italiani, la sua maturazione definitiva è arrivata in tarda età, precisamente a 32 anni, e nella mente calcistica di molti appassionati sarà forse nato spontaneamente un paragone con Totò Di Natale, capocannoniere della serie A all’età di circa 34 anni. La scorsa stagione Ciccio ha realizzato 16 reti, che gli sono valsi la chiamata del Sassuolo e dunque la possibilità di restare nel massimo campionato italiano dopo aver salutato la retrocessa Empoli, unica squadra dopo il Bari ad aver puntato ciecamente su di lui e valorizzato il suo talento, rendendolo uno dei bomber più prolifici ed implacabili dell’ultima stagione in massima serie.

Nel corso di un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, Caputo ha illustrato le ragioni alla base della continuità che ha contraddistinto le sue ultime stagioni, durante le quali è sempre andato in doppia cifra: “L’ equilibrio a livello mentale: vivere con serenità i momenti negativi e con consapevolezza quelli positivi. E poi bisogna lasciare i problemi della vita fuori dal campo. Il gol è sempre il gol, in A è solo più belloAndreazzoli mi lasciava in campo anche se giocavo male, perché era convinto che potessi essere decisivo all’improvviso. Anche Iachini non mi ha mai cambiato. Ma ho rischiato di stare fuori: alla quartultima giornata mi sono rotto un dito del piede sinistro, fino a quel momento non avevo saltato nemmeno un allenamento. Da lì in avanti non mi sono più allenato: giocavo solo le partite“.

Tuttavia, la carriera di Caputo ha vissuto anche un periodo buio, precisamente da febbraio del 2012 al maggio del 2016, arco di tempo in cui ha rischiato di essere squalificato per 3 anni a causa del calcioscommesse, per poi essere infine giustamente assolto: “All’ inizio ho temuto che tutto fosse finito, era una situazione molto più grande di me. Ma io sapevo di essere innocente e quello a cui tenevo davvero era l’ assoluzione nell’ inchiesta penale, che arrivò puntuale già in primo grado rasserenandomi nel modo più assoluto. La giustizia sportiva è strutturata in modo tale che difendersi è difficile. E questo aspetto andrebbe rivisto, è un problema serio che genera rabbia e amarezza. Quell’ingiustizia mi ha dato una grande forza“.

Una sfida molto significativa sarà quella contro l’Inter di Antonio Conte, suo allenatore ai tempi di Bari e Siena: “Conte aveva qualcosa in più, si intuiva chiaramente. Aveva l’ ambizione di arrivare in fretta in un grande club. Mi ha insegnato a non mollare mai. Qualche mese fa è venuto a Empoli a vedere gli allenamenti e mi ha detto di avermi trovato cresciuto e maturato. Però quest’ anno dovrò fargli gol…“.

Bari resta comunque la squadra del cuore di Caputo, dal momento che è nato ad Altamura, ma il rapporto con i suoi tifosi non è stato sempre idilliaco tanto da costringerlo a chiedere la cessione dopo la questione del calcioscommesse: “Se è difficile essere profeti in patria? Un po’ sì. Ho fatto tanti gol, ma dopo la squalifica la società era cambiata e quando mi offrirono la fascia di capitano alcuni tifosi ipotizzarono che l’avessi voluta io. Capii che il rapporto si era rovinato e chiesi la cessione. Non provo rancore, solo dispiacere. Per mele radici sono importantissimi. Tutti i miei familiari vivono ancora ad Altamura. Io lì ho aperto un centro sportivo con la scuola calcio e produco una birra che si fa con il pane della nostra terraPerò se ti impegni per la tua zona, qualcuno crede che tu voglia fare il fenomeno… Comunque sono felice e da settembre ci sarà una novità per quanto riguarda la Birra Pagnotta: metteremo sul mercato anche la rossa, oltre alla bionda“.

Inevitabile poi un commento sulla stagione dell’Empoli, che fino all’ultima partita contro l’Inter ha avuto la possibilità di conquistare la salvezza: “Non saremmo dovuti arrivare all’ultima giornata così: fu il nostro unico errore. Ma l’ ultimo mese è stato incredibile, lo ricordo con il sorriso perché è stato emozionante fantastico. Sentivamo il profumo della salvezza e a San Siro contro l’ Inter giocammo una partita meravigliosa. Nainggolan a fine gara mi disse: “Ciccio, mi dispiace. Ma dovevate salvarvi prima”. Aveva ragione”.

Altro passaggio saliente dell’intervista concessa dall’attaccante ex Bari alla Rosea è quello relativo alla sua nuova avventura professionale: Caputo riparte dalla Serie A e dal Sassuolo di Roberto De Zerbi: “È un gioco che mi piace tantissimo, offensivo. De Zerbi mi avrebbe voluto già a Foggia e a Palermo. Mi ha detto che gli serviva un attaccante che finalizzasse il gioco. Mi chiede movimenti per legare la manovra con le mezzali, ma anche di attaccare la profondità e la porta».

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