Il Palermo FC ha presentato gli atti per ridefinire la concessione del Barbera: investimento da 303 milioni, gestione fino a 90 anni, canone da 800mila euro e nodo Euro 2032

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Il futuro del Palermo passa dal campo, ma anche da ciò che sta attorno al campo. Dalle mura del Renzo Barbera, dalle aree della Favorita, dall’ex Centro Stampa di Italia 90, dall’ex Area Rom, dai parcheggi, dai flussi dei tifosi, dai diritti commerciali, dai lavori, dai vincoli pubblici e da una concessione che potrebbe ridisegnare per quasi un secolo il rapporto tra il club rosanero e la città.

Progetto nuovo stadio Palermo FOTO

I tre documenti trasmessi dal Palermo FC mettono nero su bianco il nuovo assetto immaginato per il Barbera: una convenzione-concessione di durata novantennale, una disciplina specifica per l’esecuzione dei lavori, un accordo di collaborazione per completare il PFTE e arrivare alla Conferenza dei Servizi decisoria. Non sono atti secondari. Sono, al contrario, il telaio giuridico, economico e amministrativo su cui si regge l’intera operazione di riqualificazione dello stadio.

Il dato politico-amministrativo da cui partire è ormai chiaro: la Giunta comunale di Palermo ha già dichiarato il pubblico interesse del progetto di ammodernamento del Renzo Barbera, dopo il parere favorevole della Conferenza dei Servizi preliminare sull’alternativa progettuale numero 4, quella che mantiene lo stadio nella sua sede attuale e punta alla riqualificazione dell’impianto e dell’area circostante. Il Comune ha presentato quel passaggio come un avanzamento formale verso la modernizzazione del Barbera.

IL NUOVO PERIMETRO DEL PROGETTO

La proposta di convenzione parte da una ricostruzione molto dettagliata della storia recente del rapporto tra Comune e Palermo FC. Dopo il fallimento della vecchia US Città di Palermo, il Comune ha individuato nel progetto Hera Hora la strada per far ripartire la prima squadra cittadina. Da quella selezione è nata la nuova società, poi trasformata nell’attuale Palermo Football Club S.p.A., e da lì è derivata la concessione dello stadio comunale.

Il primo contratto di concessione aveva durata di sei anni, con canone iniziale fissato in 172.335 euro. Nel 2023 gli uffici comunali hanno rideterminato il canone in 333.427,83 euro, importo poi contestato dalla società anche in relazione alle condizioni dell’impianto. Successivamente, nel luglio 2025, la concessione è stata rinnovata fino al 20 dicembre 2032, mantenendo la possibilità per il concessionario di intervenire in caso di manutenzioni straordinarie urgenti, con diritto alla compensazione del canone.

Il salto di scala arriva proprio da qui. Comune e Palermo FC hanno preso atto che una concessione breve non può sostenere un intervento di questa portata. La nuova proposta punta quindi a un rapporto molto più lungo, capace di giustificare gli investimenti già sostenuti e quelli necessari per una riqualificazione radicale dell’impianto. Nel contratto del 2025 era stata già prevista la facoltà del Palermo di presentare un progetto di fattibilità tecnico-economica per l’ammodernamento o la ristrutturazione del Barbera, con possibile rideterminazione di canone e durata fino a un massimo di 99 anni.

L’alternativa progettuale indicata come base del percorso è la numero 4 del DOCFAP: riqualificazione dello stadio Renzo Barbera e dell’intera area che insiste su di esso. La stima dei costi, indicata negli atti della Conferenza preliminare, è di circa 303 milioni di euro oltre IVA. È questa la cifra attorno alla quale si costruisce la nuova architettura economica dell’operazione.

LA CONCESSIONE DA 90 ANNI

Il punto più forte, e inevitabilmente più delicato, è la durata della nuova concessione: 90 anni. La bozza prevede che il rapporto decorra dalla data di sottoscrizione della convenzione e venga costruito tenendo conto della sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento e degli obiettivi di ammodernamento degli impianti sportivi previsti dal D.Lgs. 38/2021.

È una durata molto lunga, motivata dalla necessità di consentire al Palermo FC di ammortizzare un investimento di dimensioni eccezionali. Il ragionamento della società è lineare: rifare il Barbera, trasformarlo in un impianto moderno, renderlo utilizzabile sette giorni su sette, adeguarlo agli standard UEFA, sostenerne manutenzione ordinaria e straordinaria e svilupparne le funzioni commerciali richiede un orizzonte temporale stabile, non compatibile con concessioni brevi.

La proposta resta naturalmente una bozza da valutare e approvare nelle sedi competenti. Ma il suo significato è evidente: il Palermo non chiede solo di continuare a usare lo stadio. Chiede di diventare il soggetto che lo rigenera, lo gestisce, lo valorizza e lo integra nel proprio piano industriale di lungo periodo.

303 MILIONI, PUBBLICO E PRIVATO

Sul piano economico, la bozza chiarisce la ripartizione dell’investimento. Il finanziamento privato previsto è pari a 162.550.000 euro più uno, mentre le sovvenzioni pubbliche dirette sono indicate in 100 milioni di euro. La costruzione è pensata per mantenere la quota privata sopra il 50%, condizione rilevante ai fini dell’applicazione dell’articolo 4, comma 12, del D.Lgs. 38/2021.

Questo dato si collega alle notizie di stampa più recenti. La Giunta regionale siciliana ha dato il via libera a 60 milioni di euro per il rifacimento del Barbera, con il presidente Renato Schifani che ha rivendicato il diritto di Palermo ad avere uno stadio moderno.

La partita delle risorse, però, non è chiusa. Nei documenti del Palermo FC il contributo pubblico diretto indicato è pari a 100 milioni. I 60 milioni regionali rappresentano quindi un tassello importante, ma il quadro complessivo resta legato alla copertura dell’intera quota pubblica, alla sostenibilità del Piano Economico Finanziario e alla conferma dei passaggi istituzionali successivi.

La bozza mette in chiaro che le quote di contribuzione pubblica, insieme alla compensazione del canone e alle altre condizioni previste, sono considerate presupposti necessari per la sostenibilità economico-finanziaria dell’intero progetto. Non un dettaglio, ma la base stessa dell’operazione.

IL CANONE: DA 352MILA A 800MILA EURO

La proposta interviene anche sul canone di concessione. Fino al collaudo dell’impianto dopo l’esecuzione dei lavori, il canone resterebbe fissato nell’importo attuale di 352.865,82 euro oltre IVA. Dal trimestre successivo all’approvazione del certificato di collaudo finale, il canone salirebbe a 800.000 euro oltre IVA, con rivalutazione annuale secondo gli indici ISTAT.

Il meccanismo più rilevante è però quello della compensazione. La bozza prevede che, dall’inizio dei lavori e per tutta la durata della concessione, il canone venga corrisposto tramite compensazione con i costi di realizzazione del progetto di riqualificazione. In sostanza, il canone esiste e viene quantificato, ma viene assorbito dall’investimento sostenuto dalla società per rifare lo stadio.

La convenzione prevede anche una clausola di equilibrio: se alla fine della concessione la compensazione non fosse stata integralmente eseguita, nulla potrebbe essere richiesto dal Palermo al Comune. Se invece eventuali ulteriori finanziamenti pubblici aggiuntivi esaurissero anticipatamente l’importo compensabile, la società sarebbe tenuta a pagare il canone fino alla scadenza naturale della concessione.

LE AREE: NON SOLO IL BARBERA

Uno degli aspetti più importanti riguarda il perimetro della concessione. La proposta non si limita allo stadio in senso stretto, ma comprende un sistema di aree più ampio.

La concessione stabile riguarderebbe l’intera area dello stadio comunale, compresi corpi di fabbrica, anfiteatro, campo sportivo, uffici, vani delle Torri Nord e Sud, strutture coperte e scoperte di collegamento, spazi antistanti, laterali e retrostanti. A questo si aggiungerebbe l’uso stabile dell’area del cosiddetto “Pallone”, l’ex Centro Stampa di Italia 90, con gli spazi esterni circostanti, e dell’ex Area Campo nomadi.

La proposta prevede inoltre usi temporanei, limitati ai giorni degli eventi e a quelli immediatamente precedenti e successivi, per lo spazio antistante lo stadio Vito Schifani, lo spazio antistante l’Ippodromo e il ristorante La Scuderia, il parcheggio di piazza Giovanni XXIII. Previsto anche il diritto di passaggio per l’accesso allo stadio dei tifosi ospiti.

Qui si innesta un tema già emerso nei documenti precedenti: quello dei parcheggi e delle aree funzionali all’equilibrio economico-finanziario dell’operazione. Il Palermo FC aveva già indicato come necessaria e imprescindibile la disponibilità di spazi adeguati, anche equivalenti per capienza e distanza, per sostenere le attività previste e accompagnare la candidatura a Euro 2032.

UNO STADIO APERTO SETTE GIORNI SU SETTE

La filosofia del progetto è quella dello stadio multifunzionale. Non più un impianto attivo soltanto nelle giornate di gara, ma una piattaforma urbana, commerciale, turistica, educativa e ricreativa utilizzabile durante tutta la settimana.

La convenzione riconosce alla concessionaria il pieno sfruttamento a fini commerciali, turistici, educativi e ricreativi di tutte le aree oggetto della concessione. Il Palermo potrà installare fonti di produzione di energia rinnovabile, infrastrutture tecnologiche avanzate, strumenti interattivi per migliorare l’esperienza degli spettatori, applicazioni mobili, collegamenti con i dati delle infrastrutture pubbliche legate a trasporti e sicurezza, oltre a strutture non fisse per food, merchandising e attività coerenti con il piano industriale.

Questo si collega alla visione resa pubblica dal Palermo FC per il Barbera del futuro: un polo multifunzionale capace di ospitare calcio di alto livello, competizioni UEFA, partite internazionali, grandi concerti, eventi culturali e spettacoli su larga scala. Il club ha presentato il progetto come una piattaforma capace di generare ricadute positive per città e territorio.

Il progetto è stato raccontato anche da diversi media nazionali e internazionali come un restyling ambizioso, sviluppato con lo studio Populous, realtà di riferimento mondiale nella progettazione di stadi.

NAMING, PUBBLICITÀ E DIRITTI COMMERCIALI

La bozza attribuisce al Palermo FC ampi diritti commerciali. La società potrà installare impianti pubblicitari nell’intera area oggetto della concessione, anche rivolti verso l’esterno, con una riduzione del 20% dei tributi dovuti per tali impianti.

Il passaggio più sensibile riguarda però il nome dello stadio. La società viene legittimata a cambiare il nome dell’impianto Renzo Barbera, sostituendo, anticipando o posponendo alla denominazione storica quella concordata con uno o più sponsor.

È una clausola destinata a far discutere. Da un lato, il naming right è ormai una leva ordinaria nel calcio moderno, soprattutto per impianti di nuova generazione. Dall’altro, il nome Renzo Barbera non è una semplice etichetta commerciale, ma un pezzo di memoria della città e della tifoseria. La questione, dunque, non è soltanto economica: riguarda il rapporto tra modernizzazione, identità e sensibilità popolare.

La stampa locale ha già evidenziato il peso di questo tema, raccontando la proposta come un possibile affidamento novantennale con diritti commerciali e facoltà di naming in favore della società rosanero.

I LAVORI: TRASPARENZA, LEGALITÀ E CONTROLLI

Il documento disciplina i criteri generali per l’esecuzione delle opere di riqualificazione. Anche qui il punto è centrale: se il finanziamento privato sarà superiore a quello pubblico, non troverà applicazione diretta il Codice dei Contratti Pubblici secondo quanto previsto dall’articolo 4, comma 12, del D.Lgs. 38/2021. Tuttavia, le parti prevedono comunque procedure comparative ispirate a trasparenza, pubblicità, imparzialità, economicità, proporzionalità e non discriminazione.

La documentazione relativa alla selezione dell’impresa esecutrice dovrà essere trasmessa preventivamente al Comune. Gli operatori economici dovranno possedere requisiti generali e speciali previsti dal Codice dei Contratti. Il Comune potrà negare l’approvazione dell’impresa in caso di carenza dei requisiti, irregolarità antimafia, manifesta inadeguatezza tecnica o violazione dei principi di trasparenza e concorrenza.

La convenzione prevede inoltre l’applicazione del protocollo di legalità Carlo Alberto Dalla Chiesa, sottoscritto dal Comune di Palermo con la Prefettura il 28 dicembre 2018. Tutti i flussi finanziari dovranno rispettare la normativa sulla tracciabilità. I contratti di appalto dovranno contenere clausole di risoluzione in caso di grave inadempimento, perdita dei requisiti, interdittiva antimafia, abbandono dei lavori o grave violazione del protocollo di legalità e del patto di integrità.

È un passaggio rilevante, perché prova a costruire un equilibrio tra natura privata prevalente dell’investimento e necessità di presidio pubblico su un’opera che riguarda un bene comunale e utilizza anche risorse pubbliche.

RUP, SAL E VARIANTI

Il modello operativo prevede la presenza di un RUP nominato dal Comune e di un responsabile della gestione dell’appalto nominato dal Palermo FC. I pagamenti avverranno per SAL, con certificati di pagamento sottoscritti dal RUP e condivisi dal responsabile della gestione del contratto. Il Comune erogherà la quota pubblica di competenza, mentre il Palermo provvederà alla quota a proprio carico sullo stesso conto dedicato aperto dall’appaltatore.

Il documento stabilisce anche un limite chiaro: l’amministrazione pubblica non potrà concorrere oltre l’importo di finanziamento pubblico previsto; ogni eventuale maggiore onere, salvo compensazione con il canone, resterà a carico del privato.

Ogni variante sostanziale riguardante quadro economico, cronoprogramma, caratteristiche funzionali o equilibrio economico-finanziario dovrà essere preventivamente approvata dal Comune. Non saranno ammesse varianti tali da alterare la natura dell’intervento, il pubblico interesse dichiarato o l’equilibrio della concessione.

IL COMUNE MANTIENE IL CONTROLLO

Pur dentro una operazione trainata in larga parte dal privato, il Comune mantiene poteri ispettivi, di vigilanza, controllo tecnico e controllo della spesa. Il concessionario dovrà consentire accessi, trasmettere documentazione e garantire piena collaborazione. Il Comune potrà disporre verifiche sullo stato dei lavori, sulla gestione dell’appalto e sull’utilizzo del contributo pubblico.

Il quadro, quindi, non è quello di una consegna senza controlli. È piuttosto un modello in cui il Palermo gestisce e finanzia in misura prevalente, ma il Comune conserva una funzione di presidio su esecuzione, legalità, spesa, varianti e coerenza con il pubblico interesse dichiarato.

L’ACCORDO DI COLLABORAZIONE

L’accordo di collaborazione del 29 aprile 2026, invece, è dedicato alla fase di predisposizione del PFTE. Si tratta di un atto procedimentale, organizzativo e collaborativo: non è un appalto, non è una concessione e non è un partenariato pubblico-privato. Serve a regolare le attività necessarie alla progettazione, alle indagini, alle verifiche, alle valutazioni ambientali, alle verifiche urbanistiche e alla raccolta dati.

Il Palermo FC dichiara di conoscere integralmente gli esiti della Conferenza preliminare e di accettarne contenuti, prescrizioni e condizioni. La società si impegna a presentare il PFTE, per quanto possibile, entro il 14 maggio 2026, termine indicato come funzionale alla candidatura della città di Palermo quale sede di Euro 2032.

Questo documento è particolarmente importante perché assegna chiaramente il rischio della fase progettuale. Il Palermo assume integralmente ogni alea tecnica, economica e amministrativa legata alla predisposizione del PFTE e al relativo procedimento approvativo. In caso di mancata approvazione del PFTE, esito negativo della Conferenza dei Servizi decisoria, valutazioni ambientali o urbanistiche sfavorevoli, prescrizioni tali da incidere sulla sostenibilità economica o inutilizzabilità degli elaborati, la società non potrà avanzare pretese economiche nei confronti del Comune.

Il Comune, dal canto suo, si impegna a porre in essere con la massima urgenza possibile gli atti di propria competenza per consentire la tempestiva predisposizione e approvazione del PFTE, supportando le attività della società e del RUP. Ma il documento precisa che nessun obbligo di approvazione deriva dall’accordo e che ogni valutazione resta espressione di discrezionalità amministrativa.

EURO 2032, LA CLAUSOLA CHIAVE

Euro 2032 resta il grande orizzonte del progetto. Il Palermo FC e il Comune sono già stati ricevuti a Nyon dalla UEFA insieme ai progettisti di Populous per rappresentare l’avanzamento del percorso che dovrebbe portare Palermo e il Barbera tra le sedi candidate a ospitare il torneo.

La convenzione, però, contiene una clausola che fotografa bene la concretezza del dossier: se le sovvenzioni pubbliche dirette non dovessero arrivare a coprire l’importo previsto, il Palermo potrà scegliere di realizzare comunque l’opera del PFTE, ma senza la copertura di tutte le sedute dell’impianto, anche se ciò comportasse la rinuncia alla candidatura di Palermo per Euro 2032.

È forse uno dei passaggi più importanti dell’intero impianto contrattuale. Significa che il nuovo Barbera può avere due traiettorie: una completa, pienamente coerente con gli standard UEFA e con l’ambizione europea; l’altra ridotta, meno costosa, comunque orientata alla riqualificazione dell’impianto, ma potenzialmente non sufficiente per restare dentro la corsa agli Europei.

IDENTITÀ E FUTURO

Il Barbera non è un impianto qualsiasi. È la casa del Palermo, ma anche un bene pubblico dentro il Parco della Favorita, con una stratificazione storica, sportiva e identitaria che non può essere ridotta a un semplice piano economico-finanziario. La bozza di convenzione prova a tenere insieme due esigenze: la necessità del club di avere uno stadio moderno, produttivo e coerente con il calcio contemporaneo, e l’interesse della città a riqualificare un’area strategica senza sostenere integralmente il peso economico dell’intervento.

La sfida è proprio qui. Uno stadio nuovo può generare ricavi, attrarre eventi, migliorare l’esperienza dei tifosi, rafforzare il club, creare lavoro e rendere Palermo più competitiva sul piano sportivo e turistico. Ma deve reggere alla prova dei numeri, delle regole, delle autorizzazioni, dei vincoli ambientali, della sostenibilità pubblica e della sensibilità di una comunità che vede nel Barbera non solo un impianto, ma un luogo di appartenenza.

I PROSSIMI PASSAGGI

Il dossier ora entra nella fase più complessa. La proposta di convenzione, lo schema per l’esecuzione dei lavori e l’accordo di collaborazione non chiudono il percorso, ma lo strutturano. Restano da definire e verificare il PFTE, il PEF, la Conferenza dei Servizi decisoria, la copertura effettiva delle risorse pubbliche, il ruolo della Regione e degli altri livelli istituzionali, il rispetto delle prescrizioni, il quadro ambientale e paesaggistico, le modalità di appalto, i controlli pubblici e il consenso politico-amministrativo finale.

Il Palermo accelera. Il Comune accompagna, ma mantiene poteri e discrezionalità. La Regione ha già messo sul tavolo una prima quota rilevante. La UEFA osserva, dentro un calendario che non consente tempi infiniti. La città, intanto, guarda al proprio stadio sapendo che questa può essere la svolta più importante dagli interventi di Italia 90.

Per il Palermo FC, il nuovo Barbera è una condizione strategica per crescere. Per Palermo, può essere una occasione di rigenerazione urbana e sportiva. Perché il progetto diventi realtà, però, servirà che la visione regga alla prova degli atti. E adesso gli atti cominciano a dire con chiarezza quale potrebbe essere il futuro della casa rosanero.

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