Le parole dell’ex tecnico rosanero

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Al Palermo Football Meeting, Giuseppe Iachini è tornato a parlare della sua esperienza in rosanero, tra i ricordi da calciatore e quelli da allenatore. L'ex tecnico del Palermo ha raccontato anche il momento attuale della propria carriera, le proposte ricevute dall'Italia e dall'estero e il rapporto con Giorgio Perinetti. Spazio anche ai giovani valorizzati durante la sua carriera e al momento del Palermo di Filippo Inzaghi, che Iachini vede tra le squadre con tutti i presupposti per puntare alla Serie A.

«È sempre un piacere tornare a Palermo. Mi legano tanti ricordi, sia da calciatore che da allenatore. Mi hanno chiamato delle squadre, ma non si sono trovate le combinazioni giuste, sia in Italia che all'estero.

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Ludogorets? Vediamo. Sicuramente è una pista, ci sono state delle chiamate, ma aspettiamo di vedere se si sviluppa in una certa maniera. Vorrei andare in una piazza dove si possa condividere un progetto giusto e vincente. L'Italia è sempre l'Italia, ci sono state cose anche all'estero, ma non si è fatto nulla.

Ultimo allenatore che ha portato la A a Palermo? A me piace ricordare il premio che ho preso quando sono venuto qui, per i 125 anni di storia della società. Non è una cosa che succede spesso: essere amato sia da calciatore che da allenatore, vincendo il campionato da allenatore e riportando il campionato di Serie A. È una grandissima soddisfazione, non è una cosa che succede tutti i giorni.

La prima volta che da calciatore ero alla Fiorentina mi presero a Palermo. Nel ritiro della Fiorentina mi prese Perinetti e poi lui, da allenatore, mi prese al Palermo: una combinazione inusuale. È sempre il destino con Giorgio, che mi lega a una tifoseria che mi ha sempre voluto bene, e io ho cercato nel campo di fare vincere il possibile.

Ti piacerebbe tornare con Perinetti? C'è stata qualche possibilità, ricordo al Genoa, ma avevo allenato la Sampdoria e non ho potuto. Ho certi principi da vecchia maniera, non andrei mai nell'opposta. Oggi non si fa più caso, ma io sono così. E ho rifiutato.

Calciatori valorizzati: se ti guardi indietro da allenatore, a contare i talenti messi in mostra, è strano vederti senza panchina? Ho avuto la soddisfazione di aver valorizzato giovani e calciatori importanti, come Icardi, Vlahovic, Dybala, Belotti, Vazquez. Tutti ragazzi che sono cresciuti e si sono valorizzati, abbiamo fatto tanto lavoro insieme. È una grande soddisfazione personale, conta lavorare in maniera corretta e cercare di valorizzare il patrimonio messo a disposizione.

Fiorentina? Da penultima abbiamo avuto un percorso non facile. È una piazza pressante per tutti, ti chiede molto, come Palermo: ci vuole personalità. Sono andato in un momento difficile a Firenze, con una pressione addosso incredibile. Firenze chiede tantissimo. Abbiamo fatto una media da oltre due punti a partita e siamo arrivati al nono posto. Con Chiesa, nove gol: si è valorizzato da seconda punta, un'idea giusta per lui. Nove gol. È andato via e ha vinto l'Europeo da attaccante.

Dusan Vlahovic ha iniziato con me. Gol, grande attaccante. La società lo ha fatto iniziare a 19 anni. Erano giocatori che già avevano stoffa, ma avevano bisogno di trovare la fiducia.

Palermo, anno buono? Io direi proprio di sì, ci sono tutti i presupposti per vincere. Quando subentrai a Gattuso, ho fatto riempire lo stadio, una cavalcata bellissima, record di punti. Qui, quando giochi, ti spinge la tifoseria, ti spinge al massimo: devi giocare con fiducia.

Il Palermo di Inzaghi ha avuto un'ottima partenza, ha una rosa importante con sostituti adeguati. Palermo ha tutte le componenti per salire in A».

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