Bizzarri si racconta: “Io, la Lazio e quella decisione inspiegabile di Reja. Spero di giocare ancora. Avrei smesso al Chievo, ma Sorrentino…”

Bizzarri si racconta: “Io, la Lazio e quella decisione inspiegabile di Reja. Spero di giocare ancora. Avrei smesso al Chievo, ma Sorrentino…”

Le dichiarazioni rilasciate da Albano Bizzarri, portiere attualmente svincolato dopo il fallimento del Foggia: “Non mi pento di niente, anche se tornando indietro cambierei delle cose”

Poco meno di un anno fa l’ultima esperienza in Italia, in quel di Perugia.

Stiamo parlando di Albano Bizzarri. L’esperto estremo difensore originario di Etruria, che lo scorso 9 novembre ha compiuto quarantadue anni, è attualmente svincolato a seguito del fallimento del Foggia. Ciò nonostante, il classe 1877 non intende appendere i guantoni al chiodo, pronto a giocare ancora ad alti livelli. 

Intervistato ai microfoni di Gianlucadimarzio.com, il portiere ex Catania e Chievo Verona – oggi a Miami con la famiglia per riflettere in merito al suo futuro – è tornato a parlare anche della sua esperienza in gialloblu. In Veneto, il portiere argentino ha militato dal 2014 al 2016, diventando uno degli uomini copertina della squadra allenata a quel tempo da Rolando Maran. Poi, l’addio e la scelta da parte della società di Luca Campedelli di ingaggiare Stefano Sorrentino. 

“La squadra era ultima in classifica e Maran dopo qualche partita ha iniziato a farmi giocare. Eravamo ultimi, ci siamo salvati con largo anticipo. Ho mantenuto anche la porta inviolata per quasi la metà della stagione, una cosa difficile. Nel secondo anno siamo arrivati addirittura noni. Poi in modo inspiegabile sono stato costretto ad andarmene, perché il presidente Campedelli voleva Sorrentino nonostante Maran insistesse per tenermi. Per non entrare in polemica con ambiente e spogliatoio ho facilitato la mia cessione. Ci sono rimasto male perché volevo chiudere la mia carriera a Verona, ma quando mi rendo conto di queste situazioni non mi piango troppo addosso”, sono state le sue parole.

MIAMI – “Qui sto con la mia famiglia, mi alleno e imparo l’inglese, perché non è mai troppo tardi per farlo. Giocare ancora ad alti livelli? Ci spero sempre, ma dipende dalla proposta. Ho fatto due chiacchiere con il Miami Beach, ma non si è concretizzato ancora niente. Il finale arriva per tutti, se questo è il mio si accetta e si prende un’altra strada. Gli anni passano, la vita continua e si trovano altre cose da fare”.

TRA PASSATO E FUTURO – “Cosa farò da ‘grande’? Ci sto pensando, devo capire cosa mi piace veramente. Non escludo nemmeno che il futuro sia lontano dal calcio. Non mi pento di niente, anche se tornando indietro cambierei delle cose, ma parlare col senno del poi è inutile. Fino a 17 anni mi allenavo tre volte alla settimana nel mio paesino, senza qualcuno che mi orientasse”.

DAL RACING AL REAL MADRID – “Racing? Vivevo in un convitto all’interno dello stadio, potevo chiamare la mia famiglia una volta alla settimana e se volevo tornare a casa dovevo fare l’autostop o 12 ore di pullman. Real Madrid? Roberto Carlos, Raul, Hierro, Guti. Che squadra! Lì ho imparato come si gestiscono i campioni. Quando si fece male Bodo Illgner, il titolare, ero in lizza per sostituirlo. Ma in rosa c’era anche Casillas, alla fine la spuntò lui. Essendo cresciuto nel settore giovanile dei Blancos Iker era un po’ più protetto, ma comunque almeno una partita in Champions l’ho giocata!”.

CATANIA E LAZIO – “Era una società in crescita, c’era tanta passione, si lottava per la salvezza ma c’era ambizione. Sono stati due anni belli, soprattutto per i tifosi. Lazio? Col tempo mi sono reso conto che lì non avevano bisogno di me. Reja mi ha messo a fare il terzo portiere perché diceva che avrei disturbato Muslera, il primo, se avessi fatto il secondo. Decisione che va contro la natura del calcio, la concorrenza spinge a dare di più. A Roma ho vissuto anche momenti positivi, ho vinto trofei e trovato una squadra forte. Klose è il più forte con cui ho giocato. Poi, certo, mi sarebbe piaciuto avere più spazio, è normale. Ho lasciato la Lazio per trovare più spazio, quell’anno però Marchetti si infortunò e Berisha giocò 30 partite. Sono arrivato al Genoa nell’anno in cui è esploso Perin, anche in quel caso giocai poco”, ha concluso Bizzarri.

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