Le parole del direttore sportivo dei rosanero.
VIDEO Palermo, parla il presidente del Manchester City: "Dobbiamo andare in Serie A"
Il direttore sportivo del Palermo, Carlo Osti, è intervenuto ai microfoni del Giornale di Sicilia, affrontando diversi temi: dal bilancio della scorsa stagione al mercato, passando per il nuovo modulo di Filippo Inzaghi, gli obiettivi del club e la costruzione della rosa in vista del prossimo campionato di Serie B.
Dopo la conferma da parte del City Football Group, che sensazioni prova?
«La riconferma mi rende orgoglioso e felice. C’è rammarico per come è finita, ma è stato un riconoscimento al lavoro fatto e di questo ringrazio il CFG.»
Oltre che da lei, si riparte anche da Inzaghi...
«Ed è un vantaggio significativo. Pippo ormai conosce la città, l’ambiente e i calciatori. Questo ci permette di partire con maggiore consapevolezza nei nostri mezzi.»
Perché la Serie A è sfuggita?
«I nostri 72 punti sono stati il frutto di un cammino convincente ma davanti qualcuno ha fatto ancora meglio. Adesso però quei punti non contano più, si riparte da zero. Dovremo guadagnarci nuovamente tutto sul campo e fare ancora meglio della stagione appena conclusa.»
C'è qualcosa in particolare che ha influito sul risultato finale?
«Direi che sono mancati alcuni gol. Per segnare di più bisogna anche creare di più, questo è l’aspetto sul quale dobbiamo crescere maggiormente.»
L’organico a un certo punto è sembrato un po' corto...
«La costruzione della rosa è stata condivisa con Inzaghi e allargare l’organico avrebbe potuto creare difficoltà nella gestione quotidiana del gruppo. Piuttosto, ci aspettavamo un contributo più marcato da parte di alcuni calciatori. La cosa che mi ha sorpreso è che in alcuni casi la concorrenza non ha prodotto gli effetti sperati. Avere un compagno che ti contende il posto dovrebbe aumentare gli stimoli e migliorare il rendimento. Invece qualcuno ha reagito in maniera opposta, abbassando il proprio livello di prestazione. Questa è una riflessione che faremo anche in prospettiva futura: carattere e mentalità sono aspetti fondamentali nella costruzione di una squadra vincente.»
Nel confronto con la proprietà a Manchester avete parlato anche di questo?
«È stato un momento di confronto molto utile, insieme a Gardini, Inzaghi e ad alcuni componenti del suo staff. Abbiamo ricevuto fiducia e sostegno da parte del CFG che continua a credere fortemente nel progetto Palermo. C’è la consapevolezza che negli ultimi anni sia stata costruita una base solida, ma anche la convinzione che per raggiungere determinati obiettivi serva ancora qualcosa in più.»
Quanto inciderà il cambio di modulo sul mercato?
«Il cambio di modulo non comporta una rivoluzione totale. Molti calciatori che abbiamo già in rosa possono interpretare i ruoli del 4-2-3-1. Penso a Pierozzi e Augello, che nel corso della loro carriera hanno già giocato in una linea a quattro. Il vero cambiamento riguarda soprattutto la fase offensiva: se giochi con il 4-2-3-1 hai bisogno di esterni offensivi che sappiano saltare l’uomo, creare superiorità numerica e incidere nell’uno contro uno. Inoltre serve un trequartista capace di legare il gioco. Inzaghi è convinto di questa evoluzione tattica, ne abbiamo parlato molte volte. Non è una scelta improvvisata. È un sistema che sente suo, che ha già utilizzato con successo in passato e che ritiene adatto anche per il prossimo Palermo.»
Hernani, Estevez e Luvumbo possono essere i primi rinforzi?
«I primi due sono molto vicini. Per quanto riguarda Luvumbo stiamo parlando col Cagliari.»
E poi cosa serve?
«Intanto si riparte da una base collaudata, non siamo di fronte a un gruppo da rifondare. In difesa abbiamo già molte certezze: i centrali, gli esterni titolari. Il resto dell’ossatura è valido, più che altro dobbiamo completare alcuni ruoli e aggiungere alternative. L’obiettivo è migliorare il livello medio della squadra con innesti mirati. Quando si parla di mercato bisogna sempre tenere conto della sostenibilità economica e della concorrenza. Certamente stiamo lavorando con idee molto chiare. Vogliamo anche gente che sia realmente convinta di venire a Palermo. L’idea è quella di arrivare in ritiro con due o tre nuovi innesti.»
Segre, Ceccaroni e Augello vanno in scadenza nel 2027: il rinnovo è un tema?
«Premetto che non considero la scadenza di un contratto come un problema. Anzi, molto spesso può rappresentare uno stimolo ulteriore. Chi è in scadenza e vuole continuare il proprio percorso a Palermo deve dimostrare sul campo di meritarsi quella conferma. Anche Inzaghi è in scadenza ma mi ha detto che non vuole sentire parlare del suo rinnovo prima di avere dimostrato sul campo di meritare il Palermo. Questo è il tipo di mentalità che mi piace e deve essere da esempio anche per i calciatori.»
Le Douaron, Gyasi e Magnani: quale sarà il loro destino?
«Da Gyasi ci aspettavamo qualcosa in più. Arrivava da cinque stagioni consecutive in Serie A e pensavamo potesse dare un contributo maggiore. Discorso analogo per Le Douaron. Entrambi in ritiro avranno l’occasione di dimostrare il proprio valore, le valutazioni definitive verranno fatte insieme a Inzaghi. Per Magnani il discorso è diverso. Ha attraversato un periodo molto complicato dal punto di vista personale e professionale, ma ora lo vedo più sereno. Fa parte del nostro progetto tecnico.»
Brunori e gli altri rientrati dai prestiti?
«Non rientrano nel progetto tecnico, li aiuteremo a trovare una nuova collocazione.»
Vasic, Corona e Desplanches?
«Ci crediamo, ma hanno bisogno di giocare con continuità un campionato intero in un contesto competitivo per dimostrare il proprio valore e tornare pronti per il Palermo.»
In questo momento non avete un under...
«Quella dei giovani è una delle sfide più difficili e la vogliamo affrontare. Per valorizzarli bisogna concedergli spazio, tempo e possibilità di sbagliare. A Palermo questa difficoltà è ancora maggiore, le aspettative sono diverse rispetto a realtà di provincia. Cerchiamo giovani con personalità e capacità di sostenere certe responsabilità. Preferiamo investire su profili che possano diventare il futuro del Palermo piuttosto che limitarci a valorizzare ragazzi destinati a tornare dopo un anno alla base.»
Che Serie B si aspetta?
«La storia recente ci insegna che le squadre che scendono dalla Serie A partono quasi sempre con un vantaggio. Poi ci sono club che arrivano dalla C con entusiasmo, società che stanno investendo e allenatori giovani che portano idee nuove. Per questo motivo credo che sarà ancora una volta un campionato equilibrato dove conteranno la continuità e la capacità di affrontare i momenti difficili.»
Che valore ha la tournée in Australia?
«Ha un significato enorme per il club, rappresenta la dimostrazione concreta della forza e della visione internazionale del CFG. La squadra deve capire che opportunità del genere non sono normali. Far parte di un gruppo come il CFG significa avere a disposizione opportunità straordinarie, ma bisogna meritarsi tutto questo attraverso il lavoro e i risultati.»
I tifosi si aspettano la Serie A. Questa pressione può diventare un boomerang?
«Chi indossa la maglia del Palermo deve confrontarsi quotidianamente con aspettative, entusiasmo, attenzione mediatica e una tifoseria che pretende massimo impegno e risultati concreti. La tifoseria del Palermo rappresenta un patrimonio unico. Gli applausi dopo la semifinale col Catanzaro sono stati un gesto raro nel calcio italiano. I nostri tifosi hanno già vinto il loro campionato e meritano solo soddisfazioni.»
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