Alle 21:00 l'amichevole tra Grecia ed Italia. Probabile ultima panchina in nazionale maggiore per Baldini.

- Palermo
Baldini

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Dopo il successo di misura contro il Lussemburgo, l'Italia torna in campo e lo fa affrontando la Grecia. In programma alle 21:00 l'amichevole a Creta, in quella che potrebbe essere l'ultima partita alla guida degli azzurri per l'ex Palermo Silvio Baldini.

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La prestazione offerta mercoledì ha dato impressioni positive: il reparto difensivo ha offerto solidità non rischiando nemmeno in una occasione mentre quello offensivo ha creato molteplici occasioni soffrendo, però, la concretezza. La formazione, formata interamente da under 21, ha dato l'impressione di essere una squadra ampiamente amalgamata che segue in maniera ottimale le idee di Baldini. Il Lussemburgo non è una nazionale temibile, ma le caratteristiche mostrate hanno datto una ventata di ottimismo all'ambiente azzurro.

Per Silvio Baldini, come accennato prima, la sfida contro la Grecia potrebbe essere la sua ultima alla guida della nazionale maggiore. Con ogni probabilità tornerà a guidare la selezione U21, mentre da capire chi sarà il prossimo commissario tecnico dell'Italia. Di seguito le parole dell'allenatore ex Palermo intervenuto in conferenza stampa ieri:

Sulla partita e sull'atteggiamento della squadra

«Ai ragazzi dico sempre: se giocate così non perdete mai. Quando li vedo allenarsi con intensità glielo ripeto continuamente. Devono capire che, in questo modo, possono accettare anche un risultato negativo. Contro la Grecia chiedo ai miei giocatori di giocare liberi, di essere sé stessi, senza farsi prendere dall’emozione, come invece è accaduto nel primo tempo contro il Lussemburgo.»

Su Pio Esposito e i giovani azzurri

«Pio Esposito è in continua crescita. In Lussemburgo è sembrato un veterano, interpretando il ruolo di centravanti sia d’area sia di movimento. Cercava l’assist, il colpo a effetto. Possiamo iniziare a pensare a una coppia con Kean. Koleosho sarà utile perché ha testa e movimenti da ala ed è uno dei pochi che salta l’uomo. Pisilli è già nel gruppo dei grandi. Ndour può arrivarci presto, imparando a gestire meglio il suo strapotere fisico.»

Su Bartesaghi

«Bartesaghi è un esempio. Ha avuto una maturazione incredibile: dal Milan futuro alla Serie A. Non è soltanto un giocatore potente, è tecnico e crea occasioni con i suoi assist.»

Sui giovani nel calcio italiano

«I giovani sono una risorsa, non un problema. Se ci saranno, dipenderà dalla visione di chi verrà dopo di me. Tutti dicono di volere i giovani, però poi quando sbagliano si giustificano gli errori degli esperti e si condannano quelli dei ragazzi.»

Sull'involuzione del calcio italiano

«Abbiamo perso tre Mondiali per la Svezia, per un gol all’ultimo minuto, per un rigore. Ma la verità è che non ci siamo accorti dell’involuzione del nostro calcio. Non c’è stato un ricambio generazionale adeguato e, purtroppo, i settori giovanili sono stati gestiti per fare business e non per far crescere i calciatori.»

Sulla metodologia di lavoro

«Prendete Sofia Goggia: ha avuto infortuni gravissimi, si allena tutto il giorno e vince l’oro. Guardate i tennisti. In Italia ci alleniamo un’ora e mezza o due al giorno, con pause continue. Se lavorassimo anche solo un terzo di quanto lavorano gli altri, saremmo molto più forti. Non si è ancora capito che l’allenamento dura tutto il giorno. Qui in Nazionale i ragazzi iniziano la mattina con pesi, palestra, esercizi, lavoro sulle gambe, sauna, bagno turco e poi la metodologia sul campo. È quello che ho fatto nei playoff con Palermo e Pescara, conquistando la promozione.»

Su Antonio Conte

«Perché Conte arriva sempre primo o secondo? Perché vince con Juventus, Inter, Napoli e anche in Inghilterra? Perché ha metodologia. La Juventus di Lippi aveva metodologia. Lavorava con il povero Ventrone. C’erano fuoriclasse come Del Piero e Zidane, ma correvano tutti.»

Sul futuro della Nazionale

«So che chi verrà sarà inevitabilmente legato al risultato. Ma l’importante è non farsi prendere dalla paura del risultato. Altrimenti non capirà neppure perché vince.»

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