Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando nel corso della conferenza stampa di presentazione del "Progetto Rete"

E' stata presentata quest'oggi a Palermo la sesta edizione del Progetto Rete.

L'iniziativa sviluppata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, giunta quest'anno alla sesta edizione, è rivolta ai ragazzi accolti nei Progetti Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati presenti in tutto il territorio nazionale e si pone l'obiettivo di utilizzare il calcio come veicolo per favorire i processi di inclusione e promuovere comportamenti eticamente corretti attraverso l’educazione ai valori utilizzando l’attività sportiva come modello per la società.

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Nel corso della conferenza stampa di presentazione odierna, svoltasi presso la splendida cornice di Villa Niscemi, il numero uno della FIGC Gabriele Gravina ha illustrato il progetto. A dire la sua in merito, anche il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, il quale è tornato a parlare anche di quanto accaduto al Palermo Calcio nei mesi scorsi, a seguito del fallimento della vecchia società, che ha condotto alla conseguente rinascita del club sotto la guida del duo Mirri-Di Piazza: "Un grazie alla Federazione per aver seguito con attenzione le vicende legate al Palermo. Arriva un momento in cui bisogna mettere un punto e andare a capo. Quest’iniziativa so che è una missione della FIGC, quella che lui definisce un nuovo umanesimo dello sport e della vita. Credo che l’espressione rete è al tempo stesso un risultato ma anche un metodo, la sfida del preosndete è dimostrare che esistono gli interessi economici e agonismo e che questi possono coesistere. Palermo ha il suo “I have a dream”, credo che questa operazione era importante presentarla nella nostra città. Io sono per l’abolizione della parola migranti perché siamo tutti esseri umani e la FIGC lo ha voluto dimostrare con questo progetto. La patria la scegliamo noi, anche se ho avuto genitori brutali che non mi hanno chiesto dove volessi nascere condannandomi a crescere in questo paese. L’identità e la patria, la cagliamo noi. Il senso di questa iniziativa è che il mondo è cambiato. Ci hanno insegnato ad avere cura degli altri. Oggi purtroppo c’è stato uno stravolgimento totale e capita che si ha paura di chi ha meno di noi o risulta comunque diverso. Si ha paura di ciò che non si conosce e di chi è invisibile, il Progetto Rete ha cercato di scardinare taluni pregiudizi. Lo scopo dello sport è rendere visibili chi lo pratica, ti aiuta a conoscere te stesso e l’altro. Ti aiuta soprattutto a comprendere che bisogna avere rispetto per l’integrità della persona umana. Il valore dello sport non è diverso dalla vita, dobbiamo comprendere che sarà importante avere dei politici con le occhiaie e nervosi".

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