Le parole del tecnico dei toscani a due giorni dalla partita.
VIDEO, ecco l’incredibile stadio del Palermo FC per Euro32
Il tecnico dell'Arezzo, Bucchi, è intervenuto in conferenza stampa in vista del match, in programma domenica, contro il Palermo:
Come si affronta il Palermo, soprattutto dove avete lavorato in questa settimana?
«È detto un po' tutto. Credo che arrivi, se non la più forte, una tra le più forti. Forse per conoscenza della categoria è la squadra probabilmente candidata a vincere e comunque a occupare una delle due posizioni per andare su direttamente. È un grandissimo club, con un bravissimo allenatore che ha già vinto tanti campionati in B, abituato a gestire organici forti, momenti anche complicati e pressioni. Sono tutte componenti forti. È una squadra di altissimo livello.
Come si affronta? Cercando di fare una prova super. Come vi dico sempre, per noi è sicuramente così nei confronti del Palermo, ma lo è stato con l'Avellino e lo sarà poi contro tutte le altre. Noi dobbiamo fare tutto più degli altri, perché siamo gli ultimi arrivati, siamo più piccoli e quindi dobbiamo lottare più degli altri, correre più degli altri, crederci più degli altri, avere più coraggio degli altri e sbagliare meno degli altri.
Sono tutte quelle componenti che cerchiamo di curare in allenamento. Ovviamente ci vuole del tempo, ci vuole continuità, che secondo me è la cosa più importante. La vittoria di Avellino ci ha dato entusiasmo e consapevolezza che possiamo continuare a fare le nostre cose anche in questo campionato, ma non ci deve distrarre da tutto quello che era. Per me è come se noi avessimo zero punti. Non possiamo stare dietro alle vittorie in termini di punti, ma alle prestazioni in termini di concretezza e solidità, quello assolutamente sì.
Quindi si prepara cercando di fare una grande prestazione davanti a un grandissimo pubblico, che credo non vede l'ora di riabbracciare questa categoria dopo 19 anni. Hanno atteso tanto, quindi dovremo essere bravi noi a essere degni di una serata speciale».
Cerri è rientrato in gruppo? È disponibile per il Palermo?
«Cerri è rientrato da ieri con il gruppo, ha lavorato con noi, quindi è a disposizione. Ha superato e smaltito ampiamente le problematiche. Poi siamo stati scrupolosi, molto scrupolosi, proprio perché siamo a inizio stagione: non volevamo avere nessun tipo di dubbio e prenderci rischi inutili. Abbiamo preferito lavorare con Alberto sull'attesa, sulla prevenzione, piuttosto che accelerare un po'. Il resto sono tutti a disposizione. L'ho fatto correre tanto, l'ho stancato un po'.»
Che settimana è stata dopo la vittoria di Avellino?
«Abbiamo ripreso. Ovviamente quando si vince c'è sempre una testa diversa, torni con piacere, la settimana è sempre più armonica, più piacevole, carica di entusiasmo e questo mi piace. Ma mi piace a prescindere, dovrebbe essere sempre così. È normale che la vittoria ti metta nelle condizioni migliori.
Però, come dicevo prima, non ci deve distrarre. Noi abbiamo fatto una vittoria, ma può essere inutile se pensiamo di poter fare qualcosa di diverso, se pensiamo che la prossima partita possiamo approcciarla in maniera blanda. Noi dobbiamo andare forti dall'inizio, consapevoli che dall'altra parte ci sono delle squadre forti. Questa è una squadra forte, fortissima, però credo che sia uno stimolo per noi a giocare, a prescindere dalla classifica.
Noi dobbiamo fare una prestazione da Arezzo che sappia attaccare quando avrà la possibilità, difendere, soffrire, lottare quando ci sarà da farlo, saper vivere i momenti della partita con serenità, perché sono fisiologici in ogni gara. Anche i club più forti del mondo hanno i dieci, quindici, venti minuti dove magari hanno un po' meno la palla, soffrono un po' di più e concedono qualcosa. Lì bisogna rimanere in partita.
Noi dobbiamo preoccuparci di questo. Abbiamo talmente tante cose su cui lavorare che la vittoria è stata subito messa via. Sarà sempre un bel ricordo, perché poi tornare in B e vincere fuori casa è stata una cosa molto piacevole, però andiamo avanti».
Quanto c'è voglia di riabbracciare i tifosi in questa categoria?
«Ovviamente c'è tantissima voglia di ripartire in campionato, perché poi in Coppa abbiamo giocato in casa e abbiamo vissuto anche una bellissima giornata. Però ovviamente lo stadio credo che sarà tutto sold out, quindi sarà un po' la stessa cornice che abbiamo lasciato nell'ultima partita con la Torres.
Ritrovare quello stadio, ritrovare quelle emozioni, sarà ovviamente piacevole, gratificante e sarà uno stimolo. È bello vedere che si è ricreata in questa città, nei tifosi, questa passione, questa voglia. L'ho visto anche con gli abbonati. Ne parlavamo l'altro giorno con il presidente e con il direttore. Penso a quando sono arrivato: la prima partita con la Torres c'erano 900 spettatori. Abbiamo fatto un po' di strada, però è tutto bello.
Dobbiamo ancora pedalare tanto, quindi è bello farlo tutti insieme».
In settimana è arrivato Davide Mancini. Quali sono state le prime impressioni sul ragazzo? Può essere convocato contro il Palermo?
«Davide è un ragazzo, io dico sempre relativamente giovane, perché ha 21 anni, però nel calcio i giovani sono i 17-18 anni. I 20 anni nel calcio sono grandi, quindi ha delle esperienze. È un giocatore molto applicato, sicuramente ci può portare delle caratteristiche diverse.
Si è messo subito a disposizione. Aveva lavorato sempre dall'inizio del ritiro con il campo basso, quindi è un giocatore che non ha minutaggio, però di sicuro ha fatto sempre tutto con la squadra. È un giocatore convocabile, assolutamente sì. Siamo convinti che all'interno del nostro organico e del nostro percorso possa ritagliarsi il suo spazio e darci anche lui una grossa mano».
Tavernelli è recuperato? E come vede la situazione nel ruolo di regista, considerando le diverse caratteristiche di Iaccarino, Vigliani e Chierico?
«Camillo ha avuto un post-partita con qualche fastidio, ma soprattutto a livello tendineo, perché probabilmente, non essendo abituato al sintetico, una gara particolarmente dispendiosa come quella di Avellino, specie per Camillo che è uno che macina chilometri, se l'è portata un po' dietro. Oggi si è allenato, quindi credo che non ci saranno problemi sulla sua disponibilità.
Sul discorso del regista, noi abbiamo dei giocatori completamente diversi, che hanno caratteristiche completamente diverse. Quindi, quando parlo del fatto che in base alla partita o ai momenti della partita sicuramente le caratteristiche di uno o dell'altro possono determinare questo tipo di scelte, è proprio per questo.
Però sicuramente Gennaro è quello che nel nostro modo di giocare rispecchia forse un po' di più il nostro modo di sviluppare l'azione. Gennaro è il giocatore più votato al palleggio rispetto magari agli altri, che saranno determinanti, perché Viviani, nel momento in cui è entrato ad Avellino, ci ha dato una solidità, una compattezza, un'aggressione, una pressione e una solidità anche fisica importante.
Luca è un giocatore un po' a cavallo tra loro due e quindi è un giocatore che ci dà la possibilità anche a partita in corso di poter variare o cambiare. Nell'ambito del possibile cerchiamo di mantenere sempre le nostre caratteristiche. Poi ovviamente ci saranno momenti e partite dove, per condizione, perché magari uno sta meglio dell'altro, o per la partita stessa, per una scelta di strategia di gara e tutto quanto, potremmo fare delle scelte diverse.
Però Gennaro per noi è comunque un giocatore molto centrale».
L'anno scorso ha avuto grandi meriti nella conduzione di una squadra partita per vincere e che poi ha vinto. Quest'anno ci sarà ancora più bisogno della sua impronta oppure saranno i giocatori a spostare maggiormente gli equilibri?
«Io spero che li spostino i giocatori, ti dico la verità, ma non per altro. Credo sempre che l'allenatore sia molto importante per costruire un'identità, una compattezza mentale, per trasmettere delle cose essenziali da cui secondo me non ci si può muovere: sapere stare in campo, saper vivere i momenti positivi e negativi, la gestione di tutti gli eventi, ovviamente dando un'identità abbastanza precisa alla squadra.
Però poi credo che tanto lo debbano fare i calciatori. Io non chiudo mai i miei calciatori in schemi rigidi, cerco sempre di fornirgli delle opzioni di scelta. Io spero di darvi tutte le armi necessarie per poter scendere in campo, però poi la scelta è vostra e quindi riconoscere quello che accade, secondo me, deve essere una peculiarità del calciatore. Altrimenti dovremmo giocare col joystick e diventare la PlayStation.
Per me la bellezza del calcio è la scelta individuale. A volte preparavamo una cosa e invece lui ha fatto cose diverse, abbiamo tirato tre volte in porta e mi ha fatto gol. Per fortuna che l'ha fatto. Quindi la libertà dei miei calciatori per me è una cosa sacra, soprattutto nelle letture.
Si parla spesso ovviamente più in fase di finalizzazione, quindi negli ultimi 30-40 metri, però poi anche a volte in fase difensiva ci sono delle letture individuali che esulano dal reparto, esulano dalla squadra. Sai tu se giocarti l'anticipo, aspettare un attimo, ritardare l'azione, e in questo devono essere indipendenti.
Quindi spero di riuscire a trasmettergli questo, di farli maturare anche da questo punto di vista. Ma, ripeto, voglio una squadra solida, forte, che abbia la serena libertà poi di esprimersi individualmente attraverso i nostri talenti».
Cosa si aspetta da questi ultimi giorni di mercato? L'Arezzo ha bisogno di un nuovo innesto soprattutto in attacco?
«Mi aspetto che possa arrivare un attaccante, ma a livello numerico, perché lo scorso anno ci siamo un po' passati. Noi comunque i nostri attaccanti, i nostri esterni, sono giocatori che li facciamo macinare molto. Se uno dei due può avere un acciacco, è stato il caso della settimana scorsa o addirittura della settimana prima, magari Cerri ha qualche problemino, gioca Cianci, però poi non abbiamo un altro attaccante di ruolo e dobbiamo giocare di adattamento.
A Cagliari addirittura non li avevamo entrambi e siamo partiti già in emergenza. Quindi proprio per questo motivo ci siamo prefissati la costruzione di una rosa un po' più abbondante. Cerchiamo di avere qualche giocatore in più dall'inizio: possibilmente tre attaccanti, cinque esterni, un centrocampista in più, un difensore in più.
Sarà poi complicato gestirli quando saranno tutti, però proprio perché lo scorso campionato ci ha insegnato che nei momenti di difficoltà siamo stati molto bravi a far diventare a volte anche delle emergenze delle opportunità.
Però, se abbiamo più armi, credo che possa essere più utile, anche per far rifiatare qualche giocatore che magari spende tanto. Quest'anno abbiamo visto che le partite sono molto dispendiose, probabilmente più dispendiose dello scorso anno, e quindi avere gente fresca che possa subentrare, che ci possa far rifiatare, secondo me è importante.
Quindi, come avevo detto l'altra volta, non mi aspetto nomi, mi aspetto caratteristiche che il direttore sa. Ad Arezzo deve arrivare gente avvelenata, a bava alla bocca. Abbiamo bisogno di qualche campione del mondo, abbiamo bisogno di chi viene qua a fare la guerra, a calarsi subito nella nostra mentalità, che è quella di lottare, sacrificarsi, ma avere tanto coraggio, provare a giocare sempre.
Quindi abbiamo bisogno delle motivazioni. Mi aspetto questo, ma so che il direttore, come sempre, arriverà a raggiungere i nostri obiettivi».
È cambiato il modo di giocare rispetto alla seconda parte della scorsa stagione, soprattutto per quanto riguarda i tempi di costruzione e finalizzazione?
«Sì e no. La caratteristica che a noi è cambiata, soprattutto da tre quarti della scorsa stagione al finale, è stato il playmaker.
Perché Guccione, rispetto a Iaccarino, è un giocatore di grandissima verticalità. Magari meno palleggio corto, ma molta più verticalità. Quindi noi tendevamo ad allungare molto di più gli avversari, a spaccarli di più, a occupare l'ampiezza, a volte ad allungarci anche un po' noi, inevitabilmente.
Con Gennaro abbiamo giocato un po' meno in verticalità, un po' meno in ampiezza. Abbiamo mantenuto forse un po' più le distanze, anche nella fase di possesso. Questo credo che possa essere il cambiamento tra l'Arezzo dello scorso anno, fino a febbraio-marzo, e poi nella fase finale, quando Guccione ha avuto un periodo di qualche problematica.
Poi ha giocato praticamente sempre Iaccarino. Nel finale di stagione le nostre caratteristiche erano bene o male queste. Devo dire la verità: Gennaro è un giocatore che ha grandissimi margini di miglioramento e secondo me sulla verticalità ci si può lavorare.
Sul dinamismo, sulla velocità, puoi fare poco, perché sono caratteristiche fisiche, sono caratteristiche tecnico-tattiche. Invece credo che ci sia grande margine di miglioramento e questo lo renda un giocatore che per me non ha categoria. Le sue caratteristiche sono uniche e quindi credo che, se continua a fare quello che ha fatto dallo scorso anno, che è stato un grande percorso perché è arrivato e aveva bisogno di inserirsi, di imparare e di migliorarsi, ha fatto uno step importante.
È un giocatore che è anche predisposto a farlo. Quindi un po' questo».
Il Palermo è la favorita del torneo. Seguendo gli allenamenti dell'Arezzo, pensa che Inzaghi debba avere un po' di paura di questa squadra?
«Io credo che Pippo sia un allenatore estremamente bravo, che di sicuro non sottovaluta niente e allo stesso tempo non abbia paura di nulla. Perché se vuoi giocare un campionato per vincere, noi ci siamo passati lo scorso anno, nel rispetto di tutti gli avversari, ma devi avere quel pizzico di presunzione giusta di dire: "Vado a giocare per vincere dappertutto".
Quella è una caratteristica che credo debba far parte di tutte le squadre. Oggi non è che penso di perdere la partita, noi la giochiamo per poterla vincere, sapendo con grandissima umiltà che sono una squadra che conosce molto meglio di noi la categoria, con giocatori oggi molto più dentro la categoria rispetto ai nostri.
Però la bellezza del calcio è che ci sono le squadre. Non è uno sport individuale dove se uno è più bravo vince. Noi dobbiamo essere più bravi come squadra e pareggiare le differenze. Questo non ci spaventa, ci stimola, ripeto con grandissima umiltà».
La volontà dell'insieme, del collettivo e della preparazione può superare o combattere contro qualsiasi tipo di avversario?
«Se vi ricordate ho detto una cosa all'inizio della stagione: secondo me la Serie B è in assoluto il campionato delle squadre. Faccio una distinzione: secondo me i singoli in alcune categorie possono spostare gli equilibri. In questa è normale che se hai, per esempio, Pohjanpalo e altri che fanno 22 gol in campionato, sono finalizzatori straordinari. Ma se poi non li metti nelle condizioni di potersi esprimere e punti solo sull'individualità, credo che poi si disperda il valore anche del singolo.
La bellezza di vedere il Catanzaro arrivare alla finale playoff, la bellezza di vedere squadre apparentemente sulla carta non favorite giocarsi un obiettivo fino alla fine, credo che dia l'essenza di questa categoria. E cioè che l'essere squadra ti permette di nascondere i tuoi difetti ed esaltare le tue qualità.
Questo anche poi sfruttando i calciatori, perché se si è squadra probabilmente l'attaccante farà qualche gol in più, probabilmente l'esterno farà qualche assist in più, probabilmente il difensore difenderà meglio. Quindi anche le prestazioni individuali credo che possano aumentare.
Non credo molto nel contrario. Non credo che tante individualità migliorino poi l'essere squadra».
Rispetto alla partita di Avellino pensa di cambiare qualcosa, sia a livello tattico sia nei movimenti? C'è un giocatore del Palermo che va guardato più degli altri?
«Non blindiamo nessuno, perché credo che siano tutti giocatori di valore. Noi dobbiamo giocare per quelle che sono le nostre caratteristiche, quindi sicuramente tenendo conto degli avversari, ma non ci snatureremo.
Noi faremo la nostra partita come abbiamo fatto ad Avellino, come faremo poi a Verona, come faremo in tutte quelle successive. La nostra identità non cambia. Ovviamente ci sarà un adattamento in base a quello che proporrà l'avversario, sia in fase di possesso che di non possesso. Questi sono poi gli sviluppi della partita e della dinamica, quindi rientra tutto nella normalità».
Palomino è soltanto una suggestione di mercato o è un profilo che potrebbe fare al caso dell'Arezzo?
«Palomino, devo dire la verità, l'ho sentito oggi per la prima volta. Non lo so, magari sarà un'opzione che ci metterà a disposizione il direttore, ma veramente non lo sapevo.
Vi dico pure che dal mercoledì dell'ultima settimana di mercato mi isolo un po'. Non cominciamo, perché so bene come funziona: ci sono i giocatori che cominciano, sentono, vedono, parlano, ma arriva questo, arriva quell'altro. Noi siamo questi, tanto fino alla partita siamo questi qua. Allora pensiamo a concentrarci bene sulla gara e non lo so».
Che rapporto ha con Filippo Inzaghi? C'è un aneddoto legato alle vostre carriere che vuole raccontare?
«Con Pippo c'è grande stima. Sono stato contento di una cosa nel corso delle nostre carriere. Io lo stimo molto, perché è uno di quegli allenatori che secondo me si è fatto le ossa vere.
Pippo ha fatto prima il settore giovanile nel Milan, poi ha avuto l'occasione nel Milan, ma poi è ripartito dalla Serie C a Venezia, ha vinto il campionato, ha fatto la Serie B, ha vinto la B a Pisa, ha vinto la B a Benevento.
Mi ha fatto piacere che proprio a Benevento sia arrivato l'anno successivo al mio e abbia continuato, diciamo in parte, il lavoro che avevamo iniziato, che era un lavoro di costruzione. Il Benevento era una squadra retrocessa, smantellata, difficile da gestire, perché le squadre che vengono da una retrocessione sono quelle un po' più complicate da gestire: ci sono tanti giocatori che vogliono andare via, chi rimane insoddisfatto, tanti musini.
Noi abbiamo costruito un buon gruppo e Pippo è stato bravissimo, poi quel gruppo lì lo ha portato a vincere, con grande abilità e con grande merito. Addirittura vinsero a febbraio, se non sbaglio.
È stato il momento in cui le nostre carriere si sono sfiorate, si sono toccate. Mi ha fatto piacere, ma lo stimo molto proprio per quello che ho detto, perché è stato uno di quegli allenatori che tutto quello che ha fatto se l'è sudato, se l'è guadagnato sul campo. Non ha avuto regali, non ha avuto aiuti. Grande gavetta. È una cosa che mi piace molto».
Come stanno vivendo i giocatori questo grande entusiasmo, considerando che lo stadio sarà completamente sold out?
«Sicuramente lo stanno vivendo con la giusta serenità e con il giusto piacere, perché ormai i nostri tifosi ci hanno abituato ai sold out. Da marzo hanno riempito ogni centimetro di questo stadio, accompagnandoci nel finale di stagione.
Credo che dovremmo tutti abituarci a questo tipo di cornice. Anzi, dovremmo lavorare perché questo tipo di cornice sia sempre più bella e sia sempre più sentita, perché è nato un connubio meraviglioso tra questa squadra, questo club, questa città e questa tifoseria.
Sono quattro componenti che oggi viaggiano veramente all'unisono e quindi dobbiamo lavorare tutti affinché questa coesione, questa forza rimanga tale e anzi possa aumentare».
Che partita si aspetta, considerando anche la grande presenza di tifosi di entrambe le squadre?
«Mi aspetto una bellissima partita, perché sono convinto che le due squadre giocheranno ad altissimi ritmi. Tutti e due proveranno a vincere, nessuno speculerà e quindi mi aspetto di vedere una bellissima partita, perché poi in campo ci sono tantissimi giocatori forti e quindi mi aspetto anche delle belle giocate individuali.
Così come l'ho vista ad Avellino, perché ci sono state anche lì delle giocate da parte di singoli molto importanti. Sono convinto che chi verrà allo stadio si divertirà».
© RIPRODUZIONE RISERVATA