di Vittorio Brunelli
Palermo
Palermo, numeri e protagonisti verso i playoff
Il Palermo si prende i playoff da quarta classificata dopo una regular season lunga, complicata, a tratti esaltante e in altri momenti difficile da decifrare. Non è stato il campionato che in tanti immaginavano ad agosto, quando attorno ai rosanero c’erano aspettative altissime e la sensazione che questa potesse essere davvero la stagione del salto di qualità definitivo. Però non è stata nemmeno un’annata da buttare via. Anzi. Perché il Palermo ci arriva vivo, con una squadra che nel finale ha ritrovato convinzione e soprattutto con un attaccante che continua a spostare gli equilibri del campionato. Joel Pohjanpalo ha chiuso la sua propria stagione con 24 gol e 7 assist, numeri da centravanti dominante per la categoria. Ma ridurre la sua stagione alle statistiche sarebbe quasi ingiusto.
Il finlandese è stato il punto di riferimento totale del Palermo. Gol pesanti, sì, ma anche un lavoro continuo per la squadra: sponde, aperture, movimenti per liberare spazio agli inserimenti. E la sensazione è che il Palermo abbia trovato davvero continuità offensiva quando ha iniziato a servirlo meglio e più velocemente. Accanto a lui è cresciuto tantissimo Antonio Palumbo, che col passare dei mesi è diventato il giocatore più importante tra le linee. È stato il miglior assistman rosanero con 10 assist e probabilmente anche quello che ha dato più qualità alla manovra offensiva. Quando Antonio Palumbo riusciva a ricevere tra centrocampo e difesa avversaria, il Palermo cambiava faccia. Le sue verticalizzazioni per Joel Pohjanpalo e i compagni sono diventate quasi una soluzione automatica, ma efficace. E in fondo gran parte della crescita offensiva della squadra passa proprio da lì: meno possesso fine a sé stesso e più ricerca immediata della profondità.
Dietro ai numeri del numero 20 rosanero, comunque, ci sono stati anche altri giocatori che hanno dato un contributo importante. Jacopo Segre ha garantito forza, corsa e intensità praticamente in ogni partita , mentre Jeremy Le Douaron ha avuto una stagione particolare, fatta di alti e bassi ma anche di reti pesanti. I suoi gol più importanti sono arrivati in partite che hanno avuto un peso specifico notevole nel cammino rosanero: quello contro in casa contro la Sampdoria, deciso proprio da una sua rete nell’1-0 del Palermo, e quello contro il Bari sempre al Barbera, quando nel secondo tempo riuscì a sbloccare una gara complicata poi chiusa sul 2-0 grazie anche alla rete di Claudio Gomes. Gol diversi, ma entrambi arrivati in momenti in cui la squadra aveva bisogno di qualcuno capace di rompere l’equilibrio.
Discorso a parte merita Filippo Ranocchia. L’inizio della sua stagione non era stato semplice: prestazioni altalenanti, poca continuità e la sensazione di un giocatore ancora lontano dal poter incidere davvero. Poi però qualcosa è cambiato. Col passare delle settimane Filippo Ranocchia è diventato sempre più centrale nel gioco del Palermo, sia nella costruzione sia negli ultimi metri. I numeri raccontano bene la sua crescita: 6 gol e 2 assist, che gli hanno permesso di chiudere la stagione come secondo miglior marcatore della squadra dietro a Joel Pohjanpalo. Ma oltre ai dati, è cambiata soprattutto la sua presenza dentro le partite. Più personalità, più ritmo, più capacità di prendersi responsabilità nei momenti delicati.
Ma nella crescita del Palermo durante la stagione ha avuto un peso importante anche Mattia Bani. Arrivato per dare esperienza e solidità al reparto arretrato, col passare dei mesi è diventato uno dei riferimenti dello spogliatoio, fino a ereditare anche la fascia da capitano dopo il trasferimento in prestito di Matteo Brunori alla Sampdoria. La sua importanza non si è vista soltanto nelle chiusure difensive o nel gioco aereo, ma soprattutto nella gestione dei momenti complicati. In una squadra che a volte ha faticato a trovare equilibrio, Mattia Bani è stato uno di quelli che ha dato ordine, personalità e tranquillità al reparto. E non è un caso che le migliori prestazioni difensive del Palermo siano arrivate proprio nei periodi in cui la linea arretrata ha trovato continuità attorno alla sua leadership. E i numeri, alla fine, raccontano bene il lavoro fatto dietro. Il Palermo ha chiuso la regular season con 33 gol subiti, la terza miglior difesa del campionato dietro soltanto a Venezia e Monza.
A fare davvero la differenza nel cammino rosanero è stato soprattutto il rendimento del Barbera. In casa il Palermo ha costruito gran parte della propria classifica: 46 punti conquistati, 38 gol fatti e appena 12 subiti. Numeri da squadra di vertice, soprattutto per solidità difensiva e capacità di gestire le partite davanti al proprio pubblico. In trasferta, invece, il rendimento è stato meno continuo: 26 punti, con 23 reti segnate e 21 incassate. Ed è probabilmente lì che il Palermo ha lasciato qualcosa nella corsa alle posizioni più alte.
Il vero limite del Palermo, durante la stagione, è stata soprattutto la continuità. La squadra non è mai riuscita davvero a infilare quella serie di risultati capace di cambiare il campionato. Ogni volta che sembrava arrivato il momento della svolta, puntualmente si fermava. A volte per errori individuali, altre per approcci sbagliati contro squadre teoricamente inferiori. Ed è forse questo il piccolo rimpianto della stagione: la sensazione che il Palermo avesse qualcosa in più rispetto a quanto racconti la classifica finale. Perché nei momenti migliori i rosanero hanno dato l’impressione di poter competere con chiunque. Il problema è che quei momenti non sono durati abbastanza.
Adesso però inizia un altro campionato. I playoff in Serie B spesso cancellano giudizi e anche parte di quello che si è visto nei mesi precedenti. Servono condizione fisica, episodi, ma soprattutto personalità. E il Palermo, nel momento più importante dell’anno, ci arriva con qualche certezza in più rispetto a qualche mese fa. Ci arriva con un centravanti che segna in ogni modo possibile, con un Antonio Palumbo sempre più centrale nel gioco e con una squadra che, pur senza dominare il campionato, ha costruito un’identità abbastanza chiara. Non perfetta, forse ancora incompleta sotto alcuni aspetti, ma abbastanza solida per provarci fino in fondo.
Adesso conta tutto il resto. Conta reggere la pressione, conta non sbagliare le partite secche, conta trasformare una stagione fatta di alti e bassi in qualcosa di molto più grande. Palermo aspetta questo momento da troppo tempo.
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