Barcellona, Rakitic ammette: “Sono triste, mi hanno tolto il calcio. Futuro? Ho 31 anni…”

Barcellona, Rakitic ammette: “Sono triste, mi hanno tolto il calcio. Futuro? Ho 31 anni…”

Il centrocampista del Barcellona ha manifestato il suo disagio per non essere più un titolare fisso della sua squadra

Il periodo buio di Ivan Rakitic.

Dopo quattro anni da titolare fisso e da punto cardine del progetto, il centrocampista croato è ormai finito ai margini della rosa del Barcellona, e fino a questo momento è sceso in campo per poco più di 200 minuti: un minutaggio decisamente scarso se si considera che il classe ’88, vice Campione del Mondo con la Croazia, è da anni considerato uno dei migliori in assoluto nel suo ruolo. Il tecnico Ernesto Valverde lo considera ormai a tutti gli effetti come una riserva di lusso, visto soprattutto l’arrivo del giovanissimo Frenkie de Jong, che fin dal primo istante si è guadagnato un posto da titolare fisso.

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Il futuro del giocatore croato sembra dunque essere sempre più lontano dalla Spagna, e di certo il suo nome sarà uno dei più seguiti da parte dei top club europei, che non si lasceranno chiaramente scappare un’occasione così ghiotta. Secondo le ultime indiscrezioni, sarebbero due le squadre italiane interessate al suo cartellino, ossia la Juventus e l’Inter, che continuano sul mercato la loro dura lotta per aggiudicarsi il titolo di Campione d’Italia.

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Nel corso della trasmissione “Universo Valdano“, in onda sul canale Movistar e diretta dallo storico attaccante Jorge Valdano, Rakitic ha raccontato il brutto periodo che sta vivendo, esprimendo la sua voglia di ritornare a giocare: “Capisco e rispetto le decisioni dell’allenatore, del club o altro. In questi cinque anni che sono stato a Barcellona ho dato molto e voglio continuare, mi sto divertendo. Ho 31 anni, non 38, e mi sento al meglio. Come si sente la mia piccola figlia quando un giocattolo le viene portato via? Triste. Mi sento allo stesso modo: la palla mi è stata tolta, mi sento triste . Mi piace mostrare i miei sentimenti. Quando devo piangere, non c’è problema. Quando devo festeggiare, festeggio“.

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