È morto a 83 anni Sandro Mazzola. Il legame con Palermo: il “vero” esordio, la lettera di Valentino e gli elogi a Pastore e Miccoli.

È morto all’età di 83 anni Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter e del calcio italiano. La notizia della scomparsa è stata annunciata nella notte dal club nerazzurro, che ha salutato uno dei calciatori più importanti della propria storia. Una sola maglia durante l’intera carriera, 565 presenze e 161 gol con l’Inter, quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, oltre al titolo europeo conquistato con la Nazionale nel 1968.

Nel giorno dell’addio a uno dei simboli della Grande Inter di Helenio Herrera riaffiora anche un legame particolare, e forse meno conosciuto, con il Palermo.

FC Internazionale v Juventus - Serie A

Un filo che attraversa diversi momenti della vita di Mazzola: dalla lettera scritta da papà Valentino a un tifoso palermitano fino alla partita della Favorita che segnò la sua vera affermazione in nerazzurro, passando per i gol contro i rosanero e per le parole di ammirazione dedicate, molti anni dopo, al Palermo di Delio Rossi, Javier Pastore e Fabrizio Miccoli.

Come verificato da Mediagol, Palermo occupa dunque un posto tutt’altro che marginale nei ricordi e nella carriera di Sandro Mazzola.

PALERMO NEL DESTINO

Formalmente Mazzola aveva già esordito in Serie A il 10 giugno 1961, nella celebre Juventus-Inter terminata 9-1, quando la società nerazzurra mandò in campo la formazione giovanile e il diciottenne Sandro realizzò su rigore l’unico gol dell’Inter.

Ma per lo stesso club nerazzurro il suo “vero” esordio arrivò successivamente proprio contro il Palermo. Era il 7 ottobre 1962 e alla Favorita si giocava Palermo-Inter. Helenio Herrera, che inizialmente nutriva qualche dubbio sul fisico esile del giovane Mazzola, decise di lanciarlo. La partita terminò 1-1, con il vantaggio nerazzurro di Hitchens e il pareggio rosanero di Faustinho.

Molti anni dopo fu lo stesso Mazzola, ripercorrendo il momento in cui riuscì finalmente a conquistare spazio nell’Inter di Herrera, a indicare Palermo come la prima tappa della svolta:

“Prima a Palermo, poi con l’Atalanta, infine con il Venezia e da lì è cominciata la storia”.

Una frase che racconta meglio di qualsiasi statistica il peso assunto da quella trasferta siciliana nella sua memoria. Alla fine della stagione 1962-1963 sarebbe arrivato il primo scudetto della carriera e sarebbe cominciata l’epopea della Grande Inter.

Il Palermo tornò presto sulla strada di Mazzola. Il 10 febbraio 1963, nella gara di ritorno a Milano, l’Inter superò i rosanero 4-0 e Sandro segnò al 71’ uno dei quattro gol nerazzurri. Nel corso della sua lunghissima carriera avrebbe incrociato più volte il club siciliano, tornando anche alla Favorita.

Un altro episodio significativo arrivò nel 1976. Nel primo Inter-Palermo della storia in Coppa Italia fu proprio Mazzola a decidere la partita: 1-0 con un suo calcio di rigore. Era ormai nella fase conclusiva di una carriera trascorsa interamente con la stessa maglia.

LETTERA DI VALENTINO

Il rapporto tra il nome dei Mazzola e Palermo, però, era iniziato ancora prima che Sandro diventasse calciatore.

In un’intervista concessa molti anni dopo, l’ex campione raccontò di avere ritrovato una lettera che suo padre Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino morto nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949, aveva scritto a un proprio tifoso di Palermo.

All’interno di quella lettera Valentino parlava proprio del piccolo Sandro:

“Sento che un giorno il mio Sandrino farà strada nel calcio, lo vedo da come calcia il pallone”.

Una previsione straordinariamente precisa. Sandro Mazzola aveva soltanto sei anni quando perse il padre e avrebbe dovuto convivere per tutta la carriera con il peso di quel cognome e con continui paragoni. Ma quella vecchia lettera indirizzata proprio a un tifoso palermitano custodiva già, molti anni prima dell’esplosione del figlio, l’intuizione di Valentino sul suo futuro.

La coincidenza rende ancora più suggestivo quanto sarebbe accaduto successivamente: proprio Palermo sarebbe diventata una delle città associate da Sandro all’inizio della sua vera storia calcistica con l’Inter.

TIFO ROSANERO

Il filo con Palermo riemerse con forza quasi mezzo secolo dopo. Era il marzo del 2010 e la squadra allenata da Delio Rossi stava vivendo una delle stagioni più entusiasmanti dell’era Maurizio Zamparini. Il Palermo lottava per il quarto posto e per una storica qualificazione in Champions League.

Alla vigilia di Palermo-Inter, intervistato da LiveSicilia, Mazzola dimostrò di conoscere molto bene la squadra rosanero e ne parlò in termini particolarmente lusinghieri:

“Il Palermo è una grandissima squadra, può vincere contro tutti. Rossi fa giocare a memoria questa squadra. Non sarà assolutamente facile per la mia Inter venirne a capo, i rosanero hanno la possibilità di scrivere un’altra pagina di storia, la Champions per loro sarebbe un traguardo incredibile, sono sicuro che lotteranno fino alla fine, e vi posso dire che per la corsa al quarto posto, tifo Palermo”.

Un’affermazione significativa per un uomo che aveva identificato tutta la propria carriera con l’Inter. Naturalmente quel “tifo Palermo” riguardava la corsa Champions e sarebbe cominciato, come precisava ironicamente l’intervista, soltanto dopo lo scontro diretto con i nerazzurri.

Ma le parole di Mazzola diventano ancora più interessanti quando il discorso si sposta sui protagonisti di quella squadra. Il giudizio su Javier Pastore, appena ventenne e alla prima stagione in Italia, fu quasi un’investitura:

“Signori, è un grandissimo calciatore. Diventerà uno dei migliori in campo mondiale. Già si vede che sa giocare a calcio, Zamparini ha avuto una grande intuizione a portarlo in rosanero. Speriamo lo possa trattenere il più a lungo possibile”.

Un pronostico formulato quando il talento argentino era soltanto all’inizio della propria esperienza europea e non aveva ancora raggiunto la consacrazione che lo avrebbe successivamente portato al Paris Saint-Germain.

Mazzola mostrò grande considerazione anche per Fabrizio Miccoli, capitano e simbolo di quel Palermo:

“Naturalmente anche lui è un gran campione. Meriterebbe la Nazionale, ma Lippi ha già i suoi uomini, e nuovi innesti rischierebbero di stravolgere le sue alchimie. Comunque Miccoli è un grande”.

E quando gli venne chiesto un pronostico sulla partita, il cuore nerazzurro tornò inevitabilmente fuori, ma accompagnato ancora una volta dalla fiducia nei confronti della squadra siciliana:

“Che vi posso dire, vince la mia Inter, ma il Palermo andrà ugualmente in Champions League”.

La gara del Barbera del 20 marzo 2010 sarebbe in realtà terminata 1-1, con Diego Milito a segno su rigore e Edinson Cavani autore del pareggio. Anche il sogno Champions del Palermo si sarebbe infranto per pochissimo: i rosanero conclusero il campionato al quinto posto, con 65 punti, appena due in meno della Sampdoria quarta.

UN FILO LUNGHISSIMO

Nel giorno della morte di Sandro Mazzola, Palermo può dunque ricordare un rapporto fatto non soltanto di sfide sul campo. C’è la lettera di papà Valentino destinata a un tifoso siciliano, c’è quella partita alla Favorita indicata come uno dei momenti da cui “è cominciata la storia”, ci sono i gol segnati contro i rosanero e c’è l’ammirazione manifestata quasi cinquant’anni più tardi per il Palermo che sognava la Champions.

Mazzola non ha mai vestito la maglia rosanero e non ha mai ricoperto incarichi nel club siciliano. Il suo nome appartiene indissolubilmente alla storia dell’Inter. Eppure Palermo compare più volte, quasi come un filo intermittente, nella storia personale e sportiva di uno dei più grandi protagonisti del calcio italiano.

Un legame fatto di memoria, coincidenze e calcio che oggi, nel giorno dell’addio a Sandro Mazzola, assume inevitabilmente un significato ancora più particolare.

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