Il presidente del Palermo alla fine si è smentito da solo: ha ceduto Rigoni al Genoa, diretta concorrente per la salvezza.
Di William Anselmo
Zamparini, pericolosamente Zamparini. E' tornato il presidente del Palermo mangia-allenatori e mangia-tutto. Straparla. Licenzia o chiude rapporti con facilità con chi non lo asseconda. Se ne frega dei gol di Rigoni (leggi), se ne frega dei milioni che perde o spende per sbarazzarsi di un giocatore (leggi) o per pagare un nuovo allenatore. Se ne frega se i tifosi lo contestano (leggi) o non sono d'accordo con le sue decisioni (leggi). Zamparini ha le sue convinzioni, perché "io faccio calcio da più di trent'anni" e, onestamente, possiamo riconoscergli tutti che la sua storia calcistica ha più luci che ombre, ma la parabola da qualche anno si è fatta discendente e lui non sembra rendersene conto.
Il caso che ha coinvolto Luca Rigoni con altri giocatori, e prima ancora Iachini, è sintomatico di una gestione discutibile che mette a rischio la solidità dello spogliatoio e i risultati sportivi di un'intera stagione. Lo spogliatoio unito vince, lo spogliatoio spaccato perde. E con una rosa non eccezionale i rischi di non finire bene la stagione sono concreti. Zamparini ha forzato la mano più di una volta in questi mesi: prima gestendo malissimo l'esonero di Iachini, poi mettendo fuori alcuni dei suoi fedelissimi. E ora ha peggiorato le cose con una mossa azzardata e apparentemente incomprensibile: la cessione di Rigoni ad una diretta concorrente per la salvezza.
Probabilmente l'intento del presidente dei rosanero era quello di prendere in mano la situazione per risolvere dei problemi, ottenendo al momento solo un'escalation di eventi negativi (risultati sportivi inclusi) e l'esasperazione di un rapporto con la tifoseria che, oltre a lamentarsi sui social e allo stadio (fino ad arrivare nella villa Zamparini, leggi qui), è tornata ad abbandonare la barca, disinnamorata, stanca delle bugie e dei colpi di testa.
Zamparini spesso delude per le sue dichiarazioni "assolute", probabilmente in buonafede, che poi si rivelano vere come l'abbronzatura di Carlo Conti. Il palermitano chiude un occhio su tutto, ma sulle bugie no. Quelle se le ricorda tutte. E allora, con il senno del poi, sarebbe bastato evitare di dire che non avrebbe ceduto Rigoni al Genoa perché "non vado di certo a rinforzare una concorrente", oppure "Rigoni andrà all'estero perché ha tante offerte". O parlare di giocatori "messi fuori rosa" al posto di dire "fuori dal progetto tecnico" (Dal "Messaggero Veneto" del 21 dicembre 2015, leggi articolo qui).
Avrebbe potuto evitare di assicurare che "prima di cedere Rigoni devo trovare il sostituto" e che "non si muoverà da Palermo fino a che non saremo a posto come numero nel reparto" (da "Pianetagenoa1893 del 23 dicembre, leggi articolo qui), quando sappiamo tutti che ad oggi non ci sono altre operazioni di mercato in entrata per il centrocampo.
E mentre Zamparini affermava che non avrebbe ceduto Rigoni ad una concorrente, il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, invece, riferendosi sempre a Rigoni diceva: "Spero vivamente che Zamparini non cambi la parola che mi ha dato" rivelando quindi che tra i due c'era già un accordo di massima per il trasferimento del giocatore (da TeleNord del 24 dicembre, leggi articolo qui). Chi dei due mente?
A definire i contorni della vicenda ci ha pensato un comunicato ufficiale del Palermo: "Rigoni ceduto al Genoa" (leggi articolo). Così Zamparini in un sol colpo si è smentito da solo: ha perso un altro giocatore importante, un po' di credibilità e, se le indiscrezioni sulle cifre sono veritiere (si parla di circa 750 mila euro per il cartellino), anche qualche milione dato che il valore di mercato dell'ormai ex centrocampista rosanero è stimato in circa 5 milioni di euro.
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