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Il Palermo FC mette nero su bianco la propria linea sul percorso “Decreto Stadi” e sul futuro del Renzo Barbera. Nel riscontro inviato al Comune, il club lega l’iter ai vincoli di tempo (Euro 2032), alle questioni di costo e al livello di dettaglio previsto nella fase Docfap, rimandando diversi approfondimenti alla conferenza di servizi. E inserisce un passaggio destinato a far discutere: Alternative 1 e 2, secondo la società, non porterebbero ai requisiti minimi UEFA e rischierebbero di lasciare il progetto fuori da Euro 2032.
Il Palermo FC risponde alle osservazioni del Comune sul Docfap relativo allo stadio Renzo Barbera e, nel farlo, chiarisce i punti che – nella lettura del club – vanno considerati come cornice obbligata: tempi, procedure e sostenibilità economica. Il tema Euro 2032 non è un dettaglio: condiziona la tabella di marcia e anche il livello di approfondimento degli elaborati che potranno essere prodotti e validati nei passaggi istituzionali.
Nel documento, la società richiama anche la questione degli investimenti già sostenuti: si parla dei “copiosi” interventi di manutenzione straordinaria effettuati e dei tempi di rientro delle somme, oltre a una ricostruzione dello stato dell’impianto resa più complessa dall’assenza di materiale tecnico completo già disponibile presso l’amministrazione. Un modo per inquadrare il problema: prima ancora del progetto, c’è una storia lunga di lavoro e di carenze accumulate.
Uno dei punti centrali della risposta del Palermo riguarda la natura stessa del Docfap. Il club sostiene che, in questa fase, siano stati prodotti elaborati di massima coerenti con lo scopo del documento: confrontare alternative, indicare principi volumetrici, descrivere impatti e linee guida, senza entrare ancora nella definizione completa e “finale” di superfici e destinazioni d’uso. Per questo, più volte, il riscontro rimanda la definizione puntuale di diversi elementi alla conferenza di servizi preliminare.
“Gli elaborati […] costituiscono grafici di massima”: il Palermo difende l’impostazione della fase Docfap e indica la conferenza di servizi come sede per gli approfondimenti.
Nel riscontro c’è spazio anche per una precisazione che intercetta subito l’interesse dei tifosi: l’Alternativa 4 (la più strutturata nel percorso) viene descritta con uno stadio fino a 40.000 posti, mentre volumetrie, superfici e destinazioni d’uso – specie per alcune aree specifiche – verrebbero dettagliate più avanti, in sede istituzionale.
La risposta include inoltre una lista indicativa delle funzioni che rientrerebbero nell’impostazione dell’alternativa più ambiziosa: spazi sportivi e operativi (spogliatoi, aree media, percorsi e servizi dedicati), oltre a funzioni capaci di tenere vivo lo stadio anche fuori dal match day. Nella visione citata, trovano spazio attività culturali ed educative e funzioni commerciali come museo e club shop, oltre a ristorazione e spazi per eventi/meeting.
Il messaggio è chiaro: lo stadio viene immaginato non solo come impianto, ma come luogo urbano, con una quotidianità che non si esaurisce nei novanta minuti.
Il punto più sensibile del riscontro è quello sulle tempistiche. Il Palermo collega le Alternative 1 e 2 a un fattore determinante: la disponibilità finanziaria del Comune, perché – nella ricostruzione del club – si tratterebbe di interventi di manutenzione straordinaria con oneri a carico del concedente. Ma soprattutto inserisce una valutazione che, di fatto, ridisegna la gerarchia delle opzioni: secondo la società, le Alternative 1 e 2 non consentirebbero di arrivare ai requisiti minimi richiesti dall’UEFA, con il rischio di rendere impossibile l’aggancio a Euro 2032.
“Le alternative 1 e 2 lascerebbero il progetto fuori da Euro 2032”: è la frase che sintetizza la posizione del club sui due scenari più “leggeri”.
Nel ragionamento del Palermo, anche a parità di risorse immediate, i tempi sarebbero difficilmente compatibili con la corsa a Euro 2032 se si considera il quadro delle regole sugli affidamenti e i passaggi procedurali necessari.
Per l’Alternativa 3 – quella che guarda all’area dell’Ippodromo della Favorita – il club indica un limite pratico: le tempistiche possono essere definite in modo realistico solo in conferenza di servizi preliminare, alla presenza del concessionario dell’area. Nel riscontro si parla di disponibilità “informale”, ma la direzione è quella di una formalizzazione nel percorso istituzionale.
Il Comune chiede un quadro economico più definito: stima sommaria dei costi per tutte le alternative e un’analisi costi-benefici completa, oltre a un piano economico-finanziario. La risposta del Palermo insiste sulle difficoltà di quantificare Alternative 1 e 2 senza un quadro esaustivo dello stato di degrado e senza dati storici ordinati sugli interventi. Per questo, la società rimanda i passaggi più tecnici e strutturati alla conferenza di servizi, sostenendo che gli elementi già presenti nel Docfap siano idonei per una comparazione preliminare tra scenari, rinviando l’approfondimento alla fase successiva.
In chiusura, il Palermo sollecita la convocazione della conferenza di servizi già richiesta nei giorni precedenti e ribadisce la disponibilità a un confronto operativo per “agevolare lo sviluppo del procedimento”. Il messaggio complessivo è duplice: da un lato l’urgenza di rispettare una finestra temporale stretta, dall’altro la necessità di un percorso istituzionale che, nel prossimo passaggio, dovrà trasformare le alternative in un progetto sempre più definito.
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