Un episodio degli anni Settanta racconta il legame tra l’ex presidente del Palermo, la politica e il ruolo che sentiva più vicino al servizio della comunità.
Un ricordo familiare che restituisce il profilo umano e civile di Renzo Barbera, storico presidente del Palermo al quale oggi è intitolato lo stadio di viale del Fante. A condividerlo è il figlio Giuseppe Barbera, attraverso un post che riporta agli anni Settanta e a una scelta compiuta dal padre dopo l’elezione al Consiglio comunale.
Non una semplice pagina privata, ma un episodio capace di raccontare il modo in cui Barbera interpretava il proprio incarico alla guida della società rosanero: non soltanto come un ruolo sportivo, ma come una forma di servizio nei confronti della città e dei suoi cittadini.
L’ELEZIONE IN CONSIGLIO
Giuseppe Barbera ricorda che il padre venne eletto inaspettatamente al Consiglio comunale di Palermo. La Democrazia Cristiana lo aveva inserito nella propria lista con l’obiettivo di raccogliere consensi, ma il risultato elettorale produsse una conseguenza non prevista.“Erano gli anni Settanta. Papà fu eletto inaspettatamente in Consiglio comunale. La Dc lo aveva messo in lista perché portasse voti” - scrive Giuseppe Barbera.
Pochi giorni dopo, però, emerse un possibile conflitto d’interessi. La presenza di Renzo Barbera in Consiglio avrebbe impedito di votare la consueta delibera destinata a riconoscere un contributo economico alla squadra di calcio.
“Pochi giorni dopo il tizio a cui tolse il seggio e quelli della corrente osservarono che di conseguenza la solita delibera che dava un contributo alla squadra non poteva essere votata per conflitto d’interessi”.
LE DIMISSIONI
Di fronte alla questione, Barbera scelse immediatamente di lasciare il Consiglio comunale. Nessuna esitazione e nessun tentativo di conservare entrambe le posizioni.“Papà subito si dimise da consigliere” - prosegue il figlio.
È proprio nel racconto del successivo dialogo familiare che emerge il significato più profondo di quella decisione. Giuseppe Barbera ricorda di non avere votato per il padre e sottolinea che Renzo ne era perfettamente consapevole.
“A me, che non lo avevo votato e lo sapeva, disse con un sorriso che ricordo di sfida e insieme di intesa che lui era presidente perché quello era il ruolo dove più si sentiva utile alla città”.
TIFOSI E CITTADINI
Nelle parole ricordate dal figlio, il ruolo di presidente del Palermo assumeva dunque un valore che andava oltre il calcio. Per Renzo Barbera, guidare la società significava rappresentare una comunità e mettere la propria funzione al servizio della città.“Certamente disse ai tifosi, intendeva ai cittadini”.
Una precisazione breve, ma capace di racchiudere l’eredità lasciata da un presidente ancora oggi legato alla memoria collettiva di Palermo. Lo stadio che porta il suo nome non rappresenta soltanto la casa della squadra rosanero, ma anche il simbolo di un rapporto profondo tra calcio, identità cittadina e senso di appartenenza.
Il ricordo di Giuseppe Barbera riporta così al centro un tratto essenziale della figura del padre: la convinzione che il Palermo fosse molto più di una società sportiva e che esserne presidente significasse, prima di tutto, sentirsi utile alla propria città.
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