VIDEO Coronavirus, Atalanta-Valencia “momento zero” della diffusione? La risposta della Protezione Civile

Stando alle ultime analisi, il focolaio del Coronavirus di Bergamo sarebbe iniziato con la sfida tra Atalanta e Valencia di Champions League

Potrebbe essere iniziato tutto il 19 febbraio.

L’Italia sta vivendo ancora pienamente l’emergenza per la diffusione del Coronavirus, e nonostante le misure restrittive adottate dal Governo dopo l’emanazione del nuovo decreto la situazione non sembra migliorare: sarà necessario continuare a restare nelle proprie abitazioni e aspettare il tempo necessario affinché si possano iniziare a vedere miglioramenti nelle statistiche.

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La città che in questo momento sta vivendo la situazione più drammatica sia per numero di individui risultati positivi al tampone per il COVID-19 sia per il numero di deceduti, è quella di Bergamo che da giorni è a tutti gli effetti un vero e proprio focolaio così come lo è stato il paese di Codogno: purtroppo però nella provincia bergamasca non sono state adottate le stesse misure restrittive, e questo potrebbe essere stato fondamentale per una diffusione così esponenziale del virus.

Nelle ultime settimane sono state portate avanti delle indagini per cercare di comprendere quale sia stato il motivo per cui Bergamo, Milano e la Lombardia siano state colpite in modo così aggressivo dal virus. Una delle possibili ipotesi identifica il “momento zero” come la sfida tra AtalantaValencia del 19 febbraio, valida per l’andata degli ottavi di Champions League: in quel momento non vi era ancora uno stato di emergenza, ma il virus era già iniziato a circolare e avrebbe trovato un campo di diffusione molto favorevole negli aggregamenti di tifosi allo stadio e a Bergamo, riunitosi per guardare la partita e successivamente per festeggiare la vittoria della Dea.

Il caso è stato oggi proposto durante la quotidiana conferenza stampa della Protezione Civile, e a rispondere è stato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore della Sanità nazionale. Queste le sue parole: “E’ una delle ipotesi che si stanno vagliando, ma è molto difficile da analizzare. E’ una delle ipotesi, anche perché il carico di domanda assistenziale in quei territori porta la necessità di dare assistenza come prioritaria. E’ un’analisi che si può fare, ma credo che sia importante mantenere in maniera rigorosissima i comportamenti che sono stati raccomandati. Quello che noi censiamo sono i comportamenti di una settimana, mentre per quanto riguarda i decessi quindici giorni. Questa è un’onda che ci viene da infezioni che sono arrivate e che quando colpiscono per fascia d’età sono più impattanti. La scommessa è nei comportanti odierni. La cosa più importante in tutto il paese è che le persone restino a casa mantenendo la dimensione di quarantena“.

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