Sassuolo, De Zerbi: “Non firmo per il 4° posto. Solo Messi dribbla meglio di Boga. Zamparini e quell’errore…”

Le dichiarazioni rilasciate dal tecnico del Sassuolo

de zerbi

Parola a Roberto De Zerbi.

Diversi sono stati i temi trattati dal tecnico del Sassuolo, intervistato ai microfoni de ‘La Repubblica’: dagli obiettivi della compagine neroverde, protagonista di un brillante avvio stagione, alle dichiarazioni rilasciate di recente dall’ex patron del Palermo, Maurizio Zamparini. Ma non solo…

MILAN – “Le bottarelle di Costacurta? Nei miei tre anni a Milanello ero un bambino al parco giochi. Vedere da vicino Baggio, Savicevic, Weah… ricordo certi duelli in campo aperto fra Weah e Maldini che erano da kolossal. E poi la serietà del club: al pomeriggio mi allenavo ma al mattino andavo al liceo di Carnago, e i miei risultati scolastici erano seguiti con severità. Non sopporto chi piagnucola ‘meritavo di più’, quindi le rispondo: ne valevo di più, ma ne ho meritate tre di partite in A. Ero un 10 in tempi di 4-4-2 imperante. In campo volevo divertirmi, non cambiavo posizione volentieri, se qualcosa non mi convinceva non mi adeguavo facilmente”, sono state le sue parole.

ALLENATORE – “Rispetto ai tecnici di una volta io mi faccio davvero in quattro per assecondare le caratteristiche dei giocatori. C’è un rovescio della medaglia: siccome mi rompo la testa per mettere tutti a loro agio, poi sono tre volte più esigente rispetto agli allenatori che per me non lo facevano. Sono un vero martello. Non ho problemi a dichiarare le mie ambizioni. Se il campionato scorso siamo arrivati ottavi, quest’anno vogliamo conquistare un posto in Europa. Il Sassuolo sta migliorando ancora, ma ha bisogno che almeno una delle prime sette buchi la stagione, perché sono più forti”.

DA BOGA A LOCATELLI – “I nostri giocatori sono stati scelti uno per uno, nessuno è qui per caso. Boga è arrivato che non sapeva relazionarsi né con i compagni né con la porta, ma quanto a capacità di saltare l’uomo io gli metto davanti Messi e poi… dovrei pensarci. Ora gioca con la squadra, e se ne sono accorti tutti. Locatelli è il miglior centrocampista italiano e non solo: con la Nazionale in Olanda aveva davanti Wijnaldum, una colonna del Liverpool, eppure l’ha sovrastato. Al Sassuolo è più facile concedere del tempo. Per me Raspadori se continua così diventerà il centravanti della Nazionale; se Traoré riuscirà a mettere ordine e concretezza nelle sue intuizioni avremo un gran giocatore. Berardi? E’ un ragazzo genuino, consapevole della sua forza ma anche del fatto che è il suo ambiente a conferirgliela. Domenico è spiazzante, perché siamo abituati a un mondo in cui tutti vogliono salire di più, brillare di più, guadagnare di più. La sua permanenza felice al Sassuolo va contro le regole”.

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PALERMO E FUTURO – “Senza l’Europa, il ciclo di questo gruppo sarebbe concluso e l’anno prossimo si dovrebbe ripartire su basi nuove. Io direttamente in una grande? Non è assolutamente detto che me ne vada, anzi. Potrei trovare molto stimolante giocare in Europa col Sassuolo, o magari impostare il nuovo ciclo. Zamparini ha detto di recente che cacciarmi fu un errore? Più grave l’errore mio di andare. Dopo Palermo mandai un WhatsApp a Marcelo Bielsa? Un amico mi aveva procurato il numero. Gli spiegai chi ero, gli chiesi di poter assistere a un allenamento, in quel periodo era al Lille, lui mi richiamò personalmente invitando me e il mio staff a passare una settimana da lui. Una signorilità incredibile, uno stage prezioso: ci dedicò ore di spiegazioni. Il tecnico è molto bravo ma non è vero che ho preso tutto da lui: la gestione del ritmo, per esempio, è diversa, a me piace variarlo mentre Bielsa va sempre a velocità massima. È la persona a essere pazzesca: generosa, coerente, ricchissima di valori”.

FILOSOFIA – “Guardiola? Seguo diversi suoi principi, quelli del gioco posizionale. Raggiungere l’uomo smarcatosi al di là della linea avversaria, il sunto è questo. Volendo schematizzare, i tre cardini che mi interessano sono la tecnica individuale, senza la quale non puoi palleggiare nella tua metà del campo, la comprensione del gioco, che passa anche attraverso concetti come la postura giusta nel ricevere e il passaggio preciso sul piede forte del compagno, e infine il coraggio di accettare l’errore. Ma non mi faccia passare per filosofo, ogni allenatore ha la sua scala di valori. Nel calcio viene usata in senso dispregiativo. A Benevento si diceva che volessi fare bella figura io fregandomene dei risultati della squadra. Avreste dovuto vederci negli spogliatoi di San Siro a festeggiare una vittoria sul Milan che spostava semplicemente di 24 ore la retrocessione matematica. Altro che disprezzo del risultato. Poi è vero che mi piace giocare all’attacco, e che dedico l’80% del lavoro settimanale alla fase offensiva”.

SASSUOLO – “È un campionato molto anomalo, le coppe ogni settimana incidono moltissimo, non credo che ritroverà una normalità prima dell’anno nuovo. Noi dobbiamo approfittarne, giocare una partita alla settimana è un indubbio vantaggio. Comunque diciamo pure che non firmo nulla, nemmeno per il 4° posto. Anche perché mi toglierei tutto il divertimento di una stagione da decifrare. Senza pubblico, poi, è come combattere a mani nude quando sei abituato a un duello con le armi da fuoco. Vuole la verità? Il Sassuolo è ancora al 60% delle sue potenzialità. Il ses-san-ta, ha capito bene”, ha concluso De Zerbi.

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