Palermo-San Tommaso 3-2: vittoria e show al “Barbera”. Ricciardo-Kraja lanciano i rosa, gli irpini nel finale…

Palermo-San Tommaso 3-2: vittoria e show al “Barbera”. Ricciardo-Kraja lanciano i rosa, gli irpini nel finale…

Palermo tonico e dominante nella prima frazione e San Tommaso alle corde grazie alla doppietta di Ricciardo e all’acuto di Kraja. Cala la tensione nella ripresa e la compagine irpina riesce ad accorciare le distanze con una perla di Tedesco ed un’autorete di Accardi…

Commento

di Leandro Ficarra

Una meravigliosa e salubre giornata di sport. Al netto di ogni retorica, la sfida sulla carta impari tra il Palermo e la cenerentola San Tommaso ha regalato spettacolo ed emozioni in serie. Apoteosi del calcio nella sua accezione più pura e romantica. Fenomenologia rudimentale, a suo modo epica, del Dio pallone. Rito pagano, dal retrogusto tosto e dal sapore antico. Il profumo dell’erba, la sfera che rotola, le maglie che sudano, i colori che brillano negli occhi di chi li ama. Uno scatto, un tiro, un dribbling. Una semplice triangolazione, piuttosto che un tackle gladiatorio. La rete che si gonfia, come l’amore nel cuore di chi freme e scalpita sugli spalti. La formula magica che inebria e manda in estasi l’animo del tifoso vero non muta di una virgola. In Champions League come nel ginepraio del dilettantismo. Roba per calciofili incalliti, ricercati puristi della materia.  Veicolo e motrice di passione, sentimenti e valori, più etici che tecnici, mastice virtuoso e aggregante, in campo come sugli spalti. Il Renzo Barbera come l’Old Trafford. Teatro dei sogni nell’immaginario collettivo del microcosmo San Tommaso, compagine espressione, calcistica e sociale, di un quartiere della città di Avellino. Ragazzi,  tecnici e dirigenti accomunati da spirito di sacrificio, determinazione feroce ed una forza di volontà che non conosce limiti. Capaci di scalare uno dopo l’altro i gradini del calcio amatoriale, fino a sbucare dal tunnel di uno stadio imponente e glorioso. Impianto intriso di magia e fascino, depositario di ricordi, aneddoti e pagine che hanno contribuito a scrivere la storia dell’Olimpo del calcio italiano. Sul manto erboso del “Barbera” restano indelebili le orme vellutate dei campioni divenuti tali con addosso la maglia rosanero. Incanto e stupore marcano i volti dei prodi biancoverdi. Tracciano solchi pregni di umana e calcistica paura, sagome sospese sul labile confine tra favola ed ipnosi, in precario equilibrio tra sogno e realtà. Istantanee nitide ed esaustive, tratto focale della biografia di tutti i tesserati della società irpina presenti ad un vero e proprio appuntamento con la storia.

Il colpo d’occhio sugli spalti è suggestivo e stucchevole. Un tripudio di colori, voci, passione. Amore allo stato puro per una maglia, una città, un club. Con tutto il patrimonio di tradizione, blasone ed emozioni che ciò rappresenta nell’anima di chi gremisce l’impianto di Viale del Fante. Circa 18.ooo cuori in simbiosi palpitano all’unisono, in nome di un fiero senso di appartenenza che non contempla il concetto di categoria. Una cornice di pubblico stupenda e decisamente degna della massima serie.

Il Palermo ha vinto in scioltezza. La compagine di Pergolizzi ha divertito e si è divertita. Enorme il gap con i volenterosi calciatori ospiti, un divario profondo e trasversale che ha indirizzato contesa e punteggio fin dai primi istanti di gioco. La vittoria di misura maturata nel finale rende perfettamente l’idea di quanto sia beffarda e subdola la materia calcio. Ad ogni latitudine ed in ogni categoria. Basta un bonario calo di tensione, al cospetto di un avversario che ritieni potenzialmente inoffensivo, per rischiare di scivolare rovinosamente sulla buccia della presunzione. Il Palermo non ha avuto modo e tempo di spaventarsi, poiché all’autorete di Accardi ha praticamente fatto seguito il triplice fischio. L’auspicio è che la lettura del risultato finale sul tabellino funga da monito futuro per i ragazzi di Rosario Pergolizzi. Il 4-3-3 schierato dal tecnico rosanero ha fatto faville nella prima frazione. Le scelte operate nella composizione dell’undici iniziale in casa Palermo non hanno sorpreso più di tanto. Pelagotti tra i pali, Doda e Vaccaro esterni bassi, Crivello-Lancini coppia di centrali difensivi. Martin playmaker e bussola davanti la retroguardia, Kraja e Martinelli intermedi in zona nevralgica. Tridente offensivo composto dagli estremi, Santana e Felici, larghi sui rispettivi versanti e Ricciardo terminale di riferimento. Proprietà di palleggio, intensità e fluidità nello sviluppo della manovra, marcata superiorità nei duelli individuali in ogni zona del rettangolo verde. Il Palermo straripa, il San Tommaso arranca e barcolla fin dai primi minuti. Bastano sette giri d’orologio a Giovanni Ricciardo per sciorinare opportunismo e mestiere da bomber consumato, sfruttando al meglio un cross ben calibrato da Santana. Il Palermo imbastisce le trame con buona linearità grazie alla regia sapiente ed ispirata di Martin, riuscendo spesso a trovare ampiezza grazie al lavoro sinergico in propulsione delle due catene laterali: Vaccaro-Martinelli e Santana combinano bene sul binario mancino, stessa cosa dicasi per il trio Doda- Kraja- Felici sulla corsia opposta. Ricciardo conferisce profondità e crea varchi per gli inserimenti puntuali dei due intermedi ed il Palermo fa breccia con una certa facilità nel dispositivo difensivo irpino. Il raddoppio giunge poco dopo grazie ad una percussione di Felici il cui cross radente mette in evidenze le lacune della retroguardia ospite: Kraja sfrutta un paio di lisci maldestri e gonfia la rete con un chirurgico sinistro. Il San Tommaso è stordito e la tensione acuisce i limiti tecnici della compagine biancoverde. Tris rosa che nasce ancora dall’esterno: il cross al volo di Vaccaro trova puntuale all’appuntamento sotto misura l’implacabile Ricciardo. La formazione ospite non trova distanze tra i reparti e forza d’urto necessarie ad arginare lo strapotere dei padroni di casa. Felici si produce in slalom e inizia una sorta di duello personale con il portiere avversario. Kraja ci prende gusto e sfiora il palo con una stoccata dai venti metri  in chiusura di tempo. La ripresa dal punto di vista tecnico e agonistico ha davvero poco da raccontare. Il Palermo tira il freno a mano ed inserisce il pilota automatico. Ciò nonostante, la formazione di Pergolizzi sfiora ancora il gol grazie allo scatenato Felici: il gioiello classe 2001 prima semina il panico in dribbling e serve un assist d’oro a Kraja (destro fuori bersaglio), quindi  impegna l’estremo difensore del San Tommaso con un bel diagonale di destro. Un altro ubriacante assolo del talento di proprietà del Lecce si dissolve in un eccesso di confidenza all’atto della finalizzazione. La meritata gloria la trova il numero dieci ospite, Tedesco, autore di una perla balistica dai venticinque metri che fredda Pelagotti. L’applauso convinto ed ammirato del pubblico del Barbera è un meraviglioso inno alla sportività. Moto spontaneo e virtuoso che celebra e onora organizzazione, impegno ed entusiasmo della formazione ospite. Tributo sincero e condiviso che impreziosisce ulteriormente un godibilissimo pomeriggio di calcio. La girandola di cambi cadenza il finale: piace la vivacità di Ficarrotta subentrato a Santana, Langella concede la passerella all’ottimo Kraja, Ricciardo si prende scena e abbraccio ideale del pubblico quando lascia il posto ad Accardi. Il centrale palermitano è protagonista sfortunato dell’autorete finale che cambia il punteggio ma non la sostanza. Il Palermo non stecca l’esordio al “Barbera” e viaggia a punteggio pieno dopo le prime due giornate di campionato. La strada è ancora lunga, ma i primi passi compiuti dalla compagine di Pergolizzi sembrano essere decisi e confortanti.  Il San Tommaso si prende la sua meritata razione di applausi e consensi dal pubblico del Barbera. Punto esclamativo che assurge a lieto fine di una giornata storica e davvero fiabesca per la lodevole società irpina. 

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