Cessione Palermo, Preziosi scende in campo e chiede tempo ai procuratori: si studia la creazione di un “consorzio”

Cessione Palermo, Preziosi scende in campo e chiede tempo ai procuratori: si studia la creazione di un “consorzio”

Giorni decisivi per capire quale sarà il futuro del club rosanero, intanto l’attuale patron del Genoa inizia a muoversi in prima persona

Preziosi fa sul serio.

Le voci che davano l’attuale presidente del Genoa come possibile interessato al Palermo iniziano a trovare conferme anche dai movimenti che sta effettuando in questi giorni l’imprenditore campano. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de La Repubblica Genova Preziosi avrebbe contattato personalmente i procuratori che nei giorni scorsi avevano bussato alla porta del club di viale del Fante per chiedere tempo ed evitare momentaneamente l’emissione di un decreto ingiuntivo.

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Si è esposto in prima persona perché è realmente interessato ad acquisire la società rosanero o unicamente per fare un favore ad un vecchio amico come Rino Foschi che, anni fa, aveva voluto al suo fianco anche nel Genoa? Il 13 marzo scade l’opzione che permetterebbe alla famiglia Mirri, che alle spalle avrebbe per l’appunto anche Preziosi, di rilevare il Palermo“. Questo il quadro attuale, con Mirri che in questi giorni è volato più volte a Milano per capire in che modo procedere.

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L’idea sarebbe quella di creare un consorzio con all’interno diversi investitori, tra i quali ci sarebbe lo stesso patron del club ligure: “Un consorzio che opererebbe con le modalità di un fondo – si legge sul quotidiano -. Insomma, Preziosi si potrebbe sbizzarrire in quella che è la sua attività preferita da quando è nel mondo del calcio, ovvero il trading di calciatori. Ma il gruppo che rileverà il Palermo dovrà coprire i debiti che ammontano a 47 milioni e assicurare la continuità aziendale“.

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Questo tipo di struttura avrebbe anche un vantaggio non di poco conto: “L‘idea del consorzio potrebbe consentire a Preziosi di tenere entrambi i club, anche perché è impensabile trovare un acquirente per il Genoa, senza dargli la possibilità di fare la due diligence e pesare dunque la reale esposizione debitoria del club“.

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