Bari-Palermo 2-2: Floriano e Santana firme d’autore, la banda Filippi va in tilt e si fa riprendere dai pugliesi.

Il Palermo spreca un doppio vantaggio e subisce il ritorno del Bari

santana

Commento

di Leandro Ficarra

Gonfiarsi il petto, specchiarsi troppo, mordersi le mani. Il dazio delle probanti sollecitazioni, fisiche e mentali, figlio del recente tour de force.

Stanchezza, logorio, sorte avversa. Una gestione non certo impeccabile di doppio vantaggio e contingenze avverse nell’ultimo quarto di gara.

Il Palermo fissa il tabellino e si guarda dentro. Un pari al San Nicola contro un Bari che permane per cifra tecnica un gigante in questa categoria. In relazione alle aspettative della vigilia, un risultato che avrebbe leggermente addolcito la stagione insapore fin qui condotta dalla formazione rosanero. Al triplice fischio, la spartizione della posta diviene, invece, un verdetto amaro come il fiele per la banda Filippi. Capace di giocare settanta minuti di alto livello sul manto erboso dell’impianto pugliese. Impattando il match con personalità, intensità audacia. Libero da scorie mentali e timori reverenziali. Dimenticando la classifica, attingendo dal pozzo di autostima ed amor proprio che tecnico e calciatori stanno provando a riempire. Goccia dopo goccia. Un Palermo corto, intenso, aggressivo. Armonioso e molto alto con le linee, bravo a pressare con ferocia e sincronia sulla trequarti offensiva, lineare e reattivo nel distendersi, con fare corale ed incisivo, in fase di possesso.

La gara è stata godibile e frizzante fin da subito. Niente alchimie conservative esasperanti, indole propositiva su entrambi i versanti, marcata propensione a costruire e, possibilmente, far male all’avversario. Bari e Palermo si sono affrontate a muso duro. Senza nascondersi, circuirsi, aspettarsi. Condizioni tattiche ideali per la compagine di Filippi, farcita nell’odierno undici titolare di elementi in grado di conciliare gamba e qualità nel proprio bagaglio tecnico.

Almici e Valente esterni alti, Floriano e Kanoutè frecce direzionate dentro il campo a puntare tra le linee, Rauti terminale centrale di manovra.

De Rose e Luperini a schermare in zona nevralgica e distribuire in transizione,  trame essenziali ma ficcanti dipanate sia in ampiezza sia in verticale.

Il Bari non ha mai trovato le giuste distanze tra i reparti nella prima frazione, soffrendo pressing e ripartenze rosa, ricorrendo spesso al lancio lungo per sorprendere la linea difensiva ospite, talvolta alta ai confini della temerarietà. Frattali che vola su incornata di Rauti, Pelagotti che si oppone ad Antenucci scattato a tempo sul filo dell’offside. De Rose che testa i riflessi del portiere di casa con un destro velenoso dalla media distanza. Da una delle pregevoli e fulminee trame fraseggiate in casa rosa nasce il rigore concesso agli ospiti per atterramento di Marras su Kanoute.

Floriano, freddo e implacabile, infila dagli undici metri il suo passato. Palermo gasato, Bari stordito. Floriano e Kanoute infieriscono sulla scarsa densità del dispositivo tattico di Carrera, il numero sette di Filippi ispira l’ex Catanzaro che calcia prontamente ma alza la mira.

La ripresa che regala tanti cambi quante emozioni. Le interazioni dei due tecnici dalla panchina finiranno per segnare il match.

Marong sbuca dagli spogliatoi rilevando l’acciaccato Marconi dopo l’intervallo. Floriano, problema all’adduttore, rientra in campo ma lascia la scena a Santana dopo qualche giro d’orologio.

Il campione argentino si inebria, respirando l’aria nobile di una sfida dal sapore antico che ha scritto pagine di storia gloriosa nel grande libro della nostra Serie A. L’humus naturale di un calciatore dotato di un talento purissimo, il cui valore intrinseco va ben oltre i confini della sua pur prestigiosa carriera.  Mario ferma ancora il tempo, inventandosi un prodigio, balistico e di pensiero, che lascia basito Frattali e impreziosisce la ricercata collezione di gemme incastonate nel suo mosaico calcistico

A quel punto, i due allenatori diventano, probabilmente a reciproca insaputa, protagonisti assoluti della gara. Carrera vara un triplo cambio al fine di scuotere la squadra da un torpore, tecnico e psicologico, acuito dal risultato fin lì maturato sul rettangolo verde. Cianci, D’Ursi e Mercurio imprimeranno vivacità e cambio di passo ai pugliesi.

Filippi gioca subito le carte Lancini ed Odjer in luogo di Peretti e De Rose. Poco dopo, anche Rauti si arrende ai crampi, gli subentra Saraniti.  Il tecnico spende tutte le sostituzioni possibili da regolamento nel cuore della ripresa.  Esauriti i cinque cambi a disposizione, il destino ci mette del suo.

Almici alza bandiera bianca per un problema muscolare e  la squadra rimane irrimediabilmente in dieci. Con circa venti minuti ancora da giocare.

Filippi ricorre ad un improvvisato 3-4-1-1 che di fatto diviene un 5-3-1 in fase di non possesso, con Valente e Kanoute larghi a fare i quinti in sede di copertura sulle corsie.

Il Palermo si abbassa e serra i ranghi, il Bari si accende trovando il gol con Mercurio, complice una sfortunata deviazione della difesa rosa.

Lo scorcio finale di match, recupero compreso, è un monologo biancorosso. La compagine ospite si difende stoicamente, ma con evidente affanno, nella propria area di rigore. In the box i rosanero soffrono fisicità e centimetri degli avversari, bravi a cingere d’assedio la formazione siciliana con un forcing tambureggiante ed avvolgente.  Palermo schiacciato a protezione di Pelagotti ed incapace di riproporsi nella metà campo avversaria, anche solo per provare a congelare il possesso della sfera e allegerire la pressione degli uomini di Carrera. Perrotta sfrutta l’ennesimo cross proveniente dalle corsie, incornando in rete e riequilibrando le sorti del match.

Resta il rammarico per un match preparato egregiamente da Filippi sotto il profilo strategico e dell’atteggiamento, ma gestito probailmente non in maniera particolarmente ispirata in relazione a lettura in corsa, modalità e numero di slot utilizzati dalla panchina nel corso del match.

La sorte si è certamente accanita con la compagine siciliana, complicando i piani del tecnico con una serie di problematiche di varia natura che hanno messo fuori causa alcuni tra i rosanero più in palla nel pomeriggio rocambolesco del San Nicola. Tuttavia, resta la sensazione di una gestione non lucidissima e brillante da parte del tecnico, in termini temporali e di opportunità, della girandola di cambi dalla panchina.

Filippi è stato presumibilmente tradito dalla voglia di dosare le energie e rendere compartecipi tutti gli elementi in rosa in un momento di inerzia favorevole ed apparente pieno controllo della partita. Un pizzico di supponenza incoscia, figlia forse del doppio vantaggio, un mix di inesperienza e valutazioni soggettive risultate infruttuose alla luce dell infausto finale di match.

La discontinuità nell’arco dei novanta minuti permane un limite cronico e fortemente penalizzante in seno a questo gruppo. Ampie porzioni di gara apprezzabili e corroborate da situazioni di vantaggio, puntualmente vanificate da frangenti di blackout, strategico, tecnico o mentale. Un copione visto troppe volte nel corso di questa travagliata e deludente stagione calcistica. La trasferta del San Nicola lascia in dote un solo punto ed un’infinità di rimpianti.

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