PSG, Pochettino: “Neymar e Mbappè hanno un pregio, vi spiego. Champions League? Il club aspetta una sola cosa”

Le parole del tecnico dei parigini

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l club insegue la Champions da dieci anni, adesso si tratta solo di riuscire a vincere. Mi piace sentire questa pressione.

Queste le parole di Mauricio Pochettino, tecnico del PSG intervenuto in merito al suo rapporto con lo spogliatoio parigini e all’ambizione di poter conquistare la Champions League. Nonostante ci sia andato molto vicino con il Tottenham nel 2019, l’allenatore argentino non è ancora riuscito ad inserire nella sua personale la coppa dalle grandi orecchie. Una pressione in più per lui e per tutta la compagine transalpina che, dopo aver battuto i campioni in carica del Bayern Monaco, si trova ad affrontare una difficile semifinale contro il Manchester City.

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In un’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni del noto quotidiano inglese The Guardian, Pochettino ha concentrato la sua attenzione proprio sul clima che vive quotidianamente all’interno dell’ambiente parigino. Ecco le sue parole: “Io non sono un attore. In questa squadra ci sono molti giocatori di talento, grandi personaggi come Neymar, Verratti, Keylor Navas, Mbappé o Di Maria. La cosa più importante nella gestione è essere naturali, genuini e spontanei. Io sono un allenatore di calcio e non cambio il mio modo di fare, sono come sono, cerco di creare empatia con i giocatori per scoprire come sono e per costruire un buon legame emotivo”.

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Il tecnico sudamericano ha poi parlato di Neymar e Kylian Mbappè, gli astri più lucenti della sua ampia rosa. Pochettino ha raccontato alcuni curiosi episodi rispetto proprio al fuoriclasse brasiliano e all’asso francese: “Con Neymar è tutto molto facile, non devi fare troppe cose. È stato molto aperto al lavoro fin dal primo giorno in cui sono arrivato. È davvero umile, ascolta e accetta tutte le istruzioni. I giocatori brasiliani hanno qualcosa di speciale dentro, amano giocare a calcio perché è come un ballo e quindi giocano come se stessero ballando. Quando giocavo nel PSG avevo Ronaldinho come compagno di squadra, adesso alleno Neymar. Loro hanno bisogno di sentirsi bene e di essere felici per giocare nella maniera migliore.

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Mbappé? Lui ama il calcio e ne parla sempre – ha proseguito Pochettino -, chiede sempre dell’Inghilterra, di com’è il gioco, la mentalità e la cultura lì. Ma anche della Spagna e dell’Argentina. Guarda partite ogni giorno: inglesi, francesi, italiane e tedesche. Ha solo 22 anni, ma è già molto maturo e ha fiducia nel suo talento. Una cosa molto importante è che parla francese, ovviamente, ma conosce perfettamente anche l’inglese e lo spagnolo. Con lui parlo in queste due lingue, più in inglese che in spagnolo. Gli ho anche detto che ho bisogno di praticare il mio francese con lui per migliorare, mi ha dato la sua disponibilità ma mi ha spiegato che per lui è meglio parlare in inglese. Ama praticare diverse lingue. Prima dell’andata degli ottavi di Champions a Barcellonaho detto a Kylian che con l’Espanyol avevo vinto una volta lì. Lui mi ha guardato e mi ha risposto molto seriamente: ‘Ok, domani sarà la seconda volta’. Gli ho chiesto se fosse sicuro, lui mi ha detto di non preoccuparmi. Infatti dopo la partita è venuto da me sorridendo e ha continuato a ripetermi: ‘Te l’avevo detto, te l’avevo detto'”. 

Chiosa finale di Pochettino rispetto alla fase finale della Champions League, obiettivo fisso nella mente dei giocatori del PSG“Contro il Barcellona e il Bayern Monaco abbiamo attirato l’attenzione di tutti perché abbiamo dato vita a incontri fantastici. Prima degli ottavi con il Barcellona, tutti parlavano della remuntada che il PSG aveva subìto qualche anno prima. La sensazione era un po’ strana, perché all’interno del club solo poche persone e, ovviamente, i giocatori, non erano nervosi pensando a quello che era successo. Poi è stata la volta del Bayern, di nuovo loro, la migliore squadra del mondo. Nessuno credeva in noi, ma eccoci qui. È bello giocare queste sfide. Per me essere un allenatore non è uno stress, non sono nervoso prima delle partite e, anzi, odio quando non giochiamo.

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Manchester City? Vincere la Champions League è l’obiettivo che il club ha da dieci anni e si sta lavorando duramente per cercare di arrivare in fondo e vincere. L’ultimo passaggio è sempre il più difficile, anche al Tottenham è sempre stato così. Ora però il PSG è lì, a questo punto si tratta di vincere. E questa pressione mi piace, è bello sentire di dover vincere ogni singola partita“.

 

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