Palermo-Troina 0-0: al “Barbera” va in scena il festival degli sprechi, i rosa falliscono due rigori e non vanno oltre il pari…

Palermo-Troina 0-0: al “Barbera” va in scena il festival degli sprechi, i rosa falliscono due rigori e non vanno oltre il pari…

Nonostante una netta supremazia territoriale e numerose occasioni da gol, il Palermo non riesce a superare il Troina al “Barbera”. Ricciardo e Sforzini sprecano due calci di rigore, non basta un super Ficarrotta…

Commento

di Leandro Ficarra

Rabbia e rimpianti sotto l’albero di Natale.

Il Palermo rimedia uno striminzito pari contro il Troina al “Barbera” mancando l’appuntamento con la vittoria in modo a dir poco rocambolesco. La compagine di Pergolizzi ha fallito ben due calci di rigore concessi dal direttore di gara: Ricciardo nella prima frazione e Sforzini, addirittura in pieno recupero, si sono fatti ipnotizzare da Calandra, sprecando due clamorose chance per il vantaggio. Crocevia decisivi della sfida, all’alba ed in coda al match, inframezzati da almeno altre cinque nitide occasioni da rete non concretizzate dalla capolista del torneo. Il Troina ha opposto una strenua resistenza, cercando di contenere l’incedere del più quotato avversario, mostrando ordine ed abnegazione in fase di non possesso, applicando con sincronia ed intelligenza la tattica del fuorigioco. Tuttavia l’aver lasciato altri due punti strada facendo, tra le mura amiche e contro un avversario abbondantemente alla portata, potrebbe costare molto caro alla compagine rosanero in ottica promozione a medio-lungo termine. Il Savoia continua a collezionare successi in serie, assottigliando progressivamente il distacco dalla capolista, sospinto da un’onda motivazionale trascinante in piena modalità rimonta. La formazione campana è ormai a soli tre punti dalla capolista, con lo scontro diretto a favore in virtù del blitz esterno al “Barbera”, con un intero girone di ritorno ancora da disputare.  L’illusione di una passerella trionfale per gli uomini di Pergolizzi pare ormai destinata a rimanere tale, il Palermo ha, suo malgrado,  colpevolmente dilapidato un patrimonio numerico e psicologico dal valore inestimabile. Dopo la sosta inizierà di fatto un altro campionato. Il duello con il Savoia sarà presumibilmente serrato ed estenuante, il margine d’errore sarà inesorabilmente ridotto al minimo. Anche un punto può fare tutta la differenza del mondo. Ragion per cui, sarà meglio guardarsi dentro con ineluttabile spirito autocritico e adoperarsi per correggere le imperfezioni, risolvere le incongruenze, colmare le lacune. Sul rettangolo verde, negli spogliatoi, in panchina ed in sede di mercato. Urge una sferzata profonda e decisa, sul piano tecnico, relazionale, dirigenziale. Non è più tempo di celare fisiologiche ma oggettive difficoltà dietro il freddo riscontro di un primato che non è più saldo ed indiscusso come poteva apparire qualche settimana addietro. La gara di ieri ha costituito nella sua dinamica intrinseca, al netto del risultato e degli errori dal dischetto, la cartina di tornasole di una serie di problematiche trasversali. Sarà compito di chi di dovere analizzarle con scrupolo e minuziosità, attuando la strategia più idonea per rimettersi in carreggiata e centrare l’obiettivo prefissato ad inizio stagione.

Il Palermo ha gestito il pallino del gioco per larghi tratti del match, faticando non poco a trovare trame organiche e fluide utili a far breccia nella vigorosa densità ospite. Non riuscendo a trovare coralità e tempi idonei a scalfire il dispositivo difensivo di Boncore centralmente, la compagine di Pergolizzi si è affidata prevalentemente alla brillantezza nell’uno contro uno di Ficarrotta e Doda sul versante destro, mettendo spesso in crisi la retroguardia del Troina su quel binario. L’ex Marsala in particolare ha fatto il bello ed il cattivo tempo sulla sua area di pertinenza, saltando l’uomo sistematicamente, creando superiorità numerica e sfornando assist a ripetizione non sempre sfruttati a dovere da Ricciardo e compagini. Il 4-3-3 coniato dal tecnico per l’occasione è stato sorretto in fase offensiva dalla vena della catena di destra, con Vaccaro e Felici autori di una prova laboriosa ma non altrettanto brillante sul fronte opposto. Nonostante il gap complessivo tra le due formazioni fosse piuttosto evidente, con il Troina che, salvo un paio di giocate sporadiche, faticava a proporsi con pericolosità dalle parti di Pelagotti, il Palermo non è riuscito a capitalizzare con cinismo e feroce concretezza la marcata superiorità mostrata sul rettangolo verde. La capolista deve oggettivamente recitare il mea culpa per l’infelice esecuzione dei due calci di rigore concessi dal direttore di gara. Nella prima circostanza, penalty assegnato per netto fallo su Doda, Ricciardo ha scaricato una puntata centrale che ha di fatto colpito in pieno il portiere Calandra. Nel finale, bravo Felici a indurre al fallo, ingenuo, il suo diretto marcatore, Sforzini ha calciato a mezza altezza senza angolare troppo la conclusione con Calandra ancora sugli scudi. Nessuno è infallibile dal dischetto, ma entrambi gli attaccanti rosanero hanno certamente lasciato a desiderare nella fattispecie in relazione a modalità e qualità di esecuzione. Due momenti focali in seno ad un match che è parso progressivamente stregato per il Palermo di Pergolizzi. Poca cattiveria, ancor meno precisione, da parte dei padroni di casa all’atto di finalizzare le trame offensive. Ogni qualvolta Martin e compagni hanno provato a dare profondità e verticalità alla manovra sono caduti ingenuamente nella fitta ed acuta rete dell’offside tessuta dalla squadra ospite. Poco reattivo e spesso ingenuo Ricciardo a non leggere tempestivamente l’onda elastica difensiva applicata egregiamente dalla retroguardia del Troina. Solo un paio di volte, con lanci ben calibrati dalle retrovie alle spalle della linea avversaria, Ficarrotta e Felici si sono ritrovati a tu per tu con Calandra, ma entrambi non hanno avuto la necessaria lucidità per centrare il bersaglio. Se si eccettuano un paio di blitz aerei di Lancini che meritavano miglior sorte, su palle inattive scoccate dal mancino di Martinelli, tutte le altre chance rosanero sono nate da accelerazioni brucianti di Ficarrotta, ben assistito dalle sovrapposizioni di Doda sulla corsia di destra. Tanti i cross messi in mezzo potenzialmente invitanti ma nessuno, tra avanti rosa e centrocampisti a rimorchio, è mai riuscito a trovare la zampata decisiva nel cuore dell’area. Neanche l’ingresso di Rizzo Pinna per Kraja ed il passaggio al 4-2-3-1 ha sortito gli effetti sperati, la carta Sforzini nel finale era l’ultimo disperato tentativo di Pergolizzi di pescare in extremis i tre punti. Il premio a coraggio e caparbietà del forcing rosanero era anche arrivato, ma proprio il numero 32, al rientro dopo il lungo infortunio, ha visto infrangere sui guanti di Calandra i sogni di gloria e di vittoria della capolista.

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