Palermo, decade il vecchio Cda: designato l’ex ad Bergamo come nuovo presidente

Palermo, decade il vecchio Cda: designato l’ex ad Bergamo come nuovo presidente

Cambia il Cda in casa rosanero. L’opinione dell’esperto, Carlo Amenta, sulle azioni di Arkus Network: “Se il Palermo non si iscrive e questi signori hanno detto che pagheranno solo se verranno iscritti, è chiaro che la conseguenza logica è il fallimento”

La rabbia si mischia alle domande che non trovano una risposta.

Con queste parole si apre l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, che racconta degli interrogativi che affliggono attualmente la città di Palermo e soprattutto la tifoseria rosanero, che si pone diverse domande sul perché una società di calcio che avrebbe oramai la propria fine praticamente segnata, continui a muoversi come se tutto fosse in regola tramite annunci, comunicati su truffe subite e adesso pure con cambiamenti del Cda:

Mosse che appaiono prive di un senso logico, visto che i termini per l’iscrizione alla Serie B sono ampiamente scaduti e gli stipendi ai giocatori non sono stati neppure pagati. Se il Palermo vive la sua agonia sportiva, la città si sente al centro di una vicenda sempre di più contraddistinta da colpi di teatro che sembrano fini a se stessi“.

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L’ultimo in ordine di tempo, appunto, la destituzione del Cda che è servita ancora una volta a confermare la profonda spaccatura presente tra la parte palermitana del club rosanero e la nuova proprietà targata Arkus Network.

Il Consiglio di amministrazione, infatti, è decaduto per le dimissioni dall’amministratore delegato Roberto Bergamo – che diventerà così il nuovo presidente – e del consigliere Walter Tuttolomondo, che erano state precedute da quelle di Coco. Decadendo in pratica l’intero Cda, sono venute meno anche le cariche del presidente Alessandro Albanese e del vicepresidente Vincenzo Macaione:

Una decisione avvenuta in un’assemblea totalitaria che ha anticipato quella fissata per venerdì, senza che fosse presente la maggioranza dei componenti, come previsto dallo statuto, visto che Albanese e Macaione non c’erano e Coco figurava già dimissionario. A parte il giallo, assolutamente impenetrabile, che aleggia sull’assemblea, resta la domanda principale: il perché di queste azioni“.

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A dare una risposta ed una spiegazione a quest’ultimo quesito, intervistato dal noto quotidiano sportivo nazionale, ci ha provato Carlo Amenta, esperto professore di scienze economiche, aziendali e statistiche dell’Università di Palermo:

A mio avviso, gli attuali proprietari continuano a comportarsi normalmente e ad avere una gestione ordinaria della società, perché ritengono di avere ragioni per essere iscritti e, pertanto, qualora non dovesse arrivare l’iscrizione, che loro ritengono ingiusta, anche se a me sembra non ci siano i presupposti, proveranno a fare causa contro Federazione e Lega dicendo ‘siete voi che non mi avete iscritto, io mi sono sempre comportato normalmente, quindi questo diritto ce l’ho’. 

Se loro fossero convinti di essere nel torto e quindi di essere fuori, avrebbero dovuto già attivare degli strumenti tipo la liquidazione o l’istanza di fallimento in proprio, perché è chiaro che una società di calcio professionistica che perde l’iscrizione ai campionati professionistici è una società che non ha più uno scopo sociale come impresa e non ha più motivo di esistere. L’unico modo di evitare il fallimento, qualora ricorrano i presupposti, è pagare interamente i debiti della società. Se il Palermo non si iscrive e questi signori hanno detto che pagheranno solo se verranno iscritti è chiaro che la conseguenza logica, visto quello che hanno detto, è il fallimento“.

(Palermo, lo sfogo di Terlizzi: “Serve aria nuova, i palermitani hanno bisogno di Mirri. Vorrei dare una mano anche io”)

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