Emergenza Coronavirus, Cannavaro dalla Cina: “Qui subito tolleranza zero, il peggio è passato. Il calcio? Non è priorità”

Emergenza Coronavirus, Cannavaro dalla Cina: “Qui subito tolleranza zero, il peggio è passato. Il calcio? Non è priorità”

“Non hanno scherzato e ora si ricomincia lentamente ma gradualmente a vivere. Sono stati mesi duri, difficilissimi”

In Cina c’è stato immediato ricorso alla tolleranza zero, che deve essere recepita anche da noi, senza superficialità, come stiamo facendo e come non riscontro in altri Paesi, che mi sembra abbiano reagito con discutibile leggerezza“.

A dirlo è Fabio Cannavaro, campione del mondo con la maglia azzurra nel 2006, attuale allenatore dei cinesi del Guangzhou. Intervistato da Il Corriere dello Sport, l’ex difensore di Juventus e Parma si è soffermato sull’emergenza a livello mondiale causata dal Coronavirus: “Qui in Cina i controlli sono stati seri e rigorosi, c’erano controlli agli ingressi dei condomini, alle uscite delle autostrade, ho visto le ambulanze ai caselli e l’Esercito nelle strade deserte. Non hanno scherzato e ora si ricomincia lentamente ma gradualmente a vivere. Sono stati mesi duri, difficilissimi. Noi siamo appena rientrati a Guangzhou dal ritiro di Dubai e ci hanno sottoposto al tampone, prima di indurci ad un periodo di quarantena. Perché i pericoli restano, soprattutto per chi rientra da un periodo trascorso all’estero“.

La Cina sembra aver superato il periodo critico e pian piano tutto sta tornado alla normalità: “Da due settimane, qui a Guangzhou, non ci sono casi. Sembra, per ciò che leggo, e ne parlo da cittadino e non certo da esperto, che il virus adesso sia tenuto sotto controllo – ha raccontato Cannavaro -. Ma nessuno ha abbassato la guardia e chi arriva viene controllato. Il problema più grosso, nella fase iniziale della diffusione della pandemia, lo ha rappresentato la fuga dalle zone rosse: so che in Italia c’è gente che si ammassa nei treni, da Nord a Sud, per tornare nei propri luoghi“.

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Ed è questo l’errore più grosso che si possa fare – dice l’ex Real Madrid – perché con questi esodi si allargano le aree di contagio e si creano nuovi casi che finiranno per trasmettere il coronavirus in altri territori. Il Governo italiano si è mosso con polso, adesso, e mi permetto, da qui, di applaudire Vincenzo De Luca, il presidente della Campania, per il suo decisionismo: la gente deve capire che bisogna starsene rinchiusi in casa, come viene stabilito da chi ne sa più di noi. Non è ammesso alcun atteggiamento di incoscienza“.

Il mondo del calcio dopo qualche tentennamento ha deciso di fermarsi, per Cannavaro l’Italia può essere un modello: “Qui l’unica partita che sta a cuore a chiunque si gioca con la vita di chi ha difese immunitarie più deboli e non è lontanamente ipotizzabile, come pure è accaduto sino a qualche giorno fa, di lasciar disputare avvenimenti a porte chiuse. Pure quelle sarebbero state, e spero non lo siano state, fonti di spargimento dell’infezione“.

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Al momento il calcio è l’ultimo dei pensieri: “Quando tutto sarà finito, speriamo presto, e questo periodo della nostra esistenza rappresenterà solo un ricordo da scacciare via, allora si penserà ai campionati, alle coppe, agli Europei – ha precisato Cannavaro -. Ma adesso non ce ne frega niente, l’ha capito anche la gente, che ha preso coscienza di cosa stia accadendo. E se ne accorgeranno anche in Germania, in Inghilterra- dove qualcuno ha pensato bene di ironizzare su di noi e sulla nostra natura – o in Francia, che non è consentito scherzare ma bisogna intervenire: il virus non fa sconti, non ha frontiere, ci sono numeri che parlano chiaro e testimoniano la drammaticità di questa fase dell’umanità, chiamata ad un duro confronto con le proprie abitudini“.

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