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B-FOCUS, il punto sulla Serie B: le migliori 5 partite del girone d’andata
In attesa dell’ultimo turno, che siamo sicuri ci regalerà un finale di stagione all’altezza delle aspettative, è il momento di riavvolgere il nastro, e parlare concretamente di questo campionato. Se gli anni Ottanta e Novanta sono stati definiti “gli anni d’oro” della B - e del calcio italiano in generale - per raccontare questo campionato è necessario trovare un metallo simile, o una pietra preziosa. Quest’anno è successo di tutto, e tutto ancora può succedere, nel frattempo ecco alcune partite che meritano di essere ricordate. Partite manifesto di un campionato scintillante che sembra andare in controtendenza con il crollo tecnico ed estetico del nostro calcio. In questo primo pezzo, ecco le migliori cinque gare del girone d’andata, scelte dai nostri collaboratori, Dennis Rusignuolo e Nicholas Barone. Le partite sono elencate in ordine cronologico, dalla meno alla più recente.
4ª giornata, Carrarese-Avellino 3-4 (di Nicholas Barone)
Se si vuole tracciare un confine riguardante l’inizio della reale Serie B, la quarta giornata è perfetta. Le prime gerarchie erano state segnate, i protagonisti stavano iniziando a carburare e lo spettacolo ne avrebbe più che giovato. Il fiore all’occhiello di quella giornata, che ha accompagnato per tutto il weekend l’Italia a suon di gol - ben 36 - è sicuramente la sfida tra Carrarese e Avellino. Una delle gare meno roboanti a livello di risonanza, visto il Palermo-Bari e il Venezia-Cesena in programma nello stesso fine settimana. Le due squadre avevano solo un punto di distacco, con la squadra di Biancolino sotto. Partiamo da uno spoiler: il risultato è 3-4, gli irpini hanno giocato in 10 praticamente tutta la gara. Basterebbe questo per descrivere una partita folle, no? Probabilmente in nove casi su dieci si, ma questa è l’enorme eccezione che si presta ad essere raccontata. La gara comincia in maniera abbastanza lineare: Carrarese più pericolosa, partita poco ortodossa e giocate di reale valore pari allo zero. Poi, il primo colpo di scena: uno-due Sekulov-Abiuso, in cui l’attaccante ex Modena trova una traiettoria di mezzo esterno che sa di casualità mista a una buona dose di follia, 1-0 e prima delle 11 reti stagionali per il 2003. Passa circa un minuto e 10 secondi, il tempo necessario per ammirare il primo gol da tutte le angolazioni, che l’Avellino decide di rovinare i piani registici di DAZN: verticalizzazione improvvisa dal centrocampo, Sounas imbuca Crespi che entra in area e buca Bleve sul suo palo con un tiro rasoterra. Emblematico Calabro che dopo aver visto la rete si mette le mani in testa, preludio della giornata fuori da qualsiasi schema logico a cui si sarebbe assistito. Passano pochissimi minuti ed ecco l’ennesimo colpo di scena: Biasci calcia la testa di Imperiale: rigore concesso da Mucera, poi trasformato da Cicconi. Al 30’ il momento che muta una normalissima gara di settembre in qualcosa di molto vicino all’Odissea: Enrici, già ammonito, decide di trattenere per il braccio l’avversario, buttandolo a terra. La risoluzione è chiara: doppio giallo, irpini in 10. Chiaramente l’epilogo adesso sembra scritto, ma nella sceneggiatura del Dio del calcio, questa gara non poteva essere così scontata. 7 minuti dopo Ruggeri, centrale della Carrarese, svetta in maniera perfetta su un cross, mettendo la palla in porta. Piccolo dettaglio: il cross è di Biasci, e quello del difensore è l’autogol che fissa sul 2-2 il punteggio. I padroni di casa, nonostante la sfortunatissima rete, ci provano per tornare sopra ma un ottimo Iannarilli ferma i sogni dei gialloblu. Al 55’ il thriller è servito: Russo, entrato da pochi minuti, si trasforma in qualcosa di più vicino a Messi dei 91 gol in un anno che in un calciatore di seconda divisione, esulando prima il fuorigioco per un pelo e infine superando due avversari in dribbling, piazzando la palla dal limite dell'area piccola dove Bleve non può nulla. Per concludere il poker di orrori in casa Carrarese, al 66’ Schiavi regala un pallone a Besaggio, che avvia un contropiede in 2 contro 1; imbucata per Crespi, palla riconsegnata al centrocampista che la butta dentro: è 2-4. I toscani accorceranno anche le distanze proprio con Schiavi, ma non varrà niente ai fini del risultato anche grazie a un super Iannarilli, che salva il risultato nei minuti finali con una gran risposta su Finotto a botta sicura. Se la gara è già di per sé un racconto capace di terrorizzare folle di tifosi toscani, i gelidi numeri aizzano l’emorragia: l’Avellino concluderà la gara con tre tiri in porta totali, segnando di fatto quattro reti in un rarissimo caso di 100% di tiri in porta convertiti in gol - probabilmente sarebbe più giusto parlare di un 125%. Grazie a questa vittoria, la classifica avrebbe poi recitato piena zona play-off per i campani, e ottavo posto per la squadra di Calabro.
7ª giornata, Sampdoria-Pescara 4-1 (di Dennis Rusignuolo)
Non so se è più cinematografico il fatto che la prima vittoria in campionato arriva alla giornata 7 o il modo in cui arriva, ma in quel pomeriggio la contestatissima Sampdoria vince in rimonta e abbandona l’ultimo posto della classifica. Se aveste circumnavigato il quartiere di Marassi, in ogni spazio libero avreste trovato quattro volti stampati su cartelli e manifesti. Il popolo blucerchiato scaglia le proprie frecce avvelenate verso la dirigenza, nei nomi di Tey, Walker, Fredberg e il presidente Manfredi. La situazione in classifica è disastrosa: ultimo posto, 2 punti nelle prime 6 giornate. Se volessimo entrare ancora di più nel dettaglio, sono arrivate quattro sconfitte nelle prime quattro gare. Si gioca domenica alle 17.15, ma nella rifinitura di sabato, al campo di Bogliasco si scorge uno striscione abbastanza chiaro: “Basta chiacchiere. Vincete!”. Al Ferraris arriva il Pescara, che non sta tanto meglio dei liguri, anche se al momento è fuori dalla zona retrocessione. La partita, visto il carico emotivo e nervoso, è ovviamente sporca e chiusa. Alla Samp sembra non andare nulla per il verso giusto, tanto che un calcio di rigore abbastanza plateale viene revocato dal Var per un fallo nell’azione. Per non farsi mancare nulla, il Pescara chiude il primo tempo in vantaggio. Rete di Oliveri di testa, con proteste dei blucerchiati per un fallo subito da Depaoli. Nella ripresa la Samp sembra rivitalizzata, e si mette ad attaccare con tutto quello che ha. Il più pericoloso è Coda, che a inizio campionato è diventato il miglior marcatore di sempre in Serie B. Il numero 9 colpisce la traversa in semi-rovesciata, e dieci minuti dopo spiazza Desplanches dagli undici metri. 1-1. Da quel momento c’è soltanto una squadra in campo, e ha la maglia blucerchiata. Coda e Pafundi sono incontenibili, sembrano fantino e destriero: uno decide dove andare, l’altro accelera o rallenta. Il 2-1 è un contropiede guidato e finalizzato magistralmente dai due. Pafundi tocca la palla un paio di volte ma sembra andare più veloce della sfera, Coda si allarga e davanti al portiere ha la classe e la lucidità per restituire il pallone al centro, a quel punto il classe 2006 deve soltanto spingere la palla in porta. Con la partita in controllo, la squadra di Donati rompe il ghiaccio e gioca sul velluto. Palleggia, corre, osa. Pochi minuti e arriva anche il terzo sigillo: lancio di Abilgaard, Depaoli si trova nel ruolo di centravanti, usa il mestiere per far cadere il difensore e al volo spedisce in porta. Estasi al Ferraris. Nel finale arriverà anche il 4-1 di Ioannou, ma è in quell’uno-due terribile (anzi, due-tre) che i blucerchiati mettono la parola fine alla contesa. Dalla tribuna piovono applausi, la Samp abbandona l’ultimo posto e riaggancia il treno della salvezza. Sembra l’inizio di una risalita. Già, sembra…
10ª giornata, Carrarese-Venezia 3-2 (di Nicholas Barone)
Penso sia ormai chiaro che quando c’è una partita assurda, irrealistica, la Carrarese in qualche modo c’entra sempre qualcosa. In questo caso, a 6 mesi dalla gara e con la già matematica promozione del Venezia ci si chiede: com’è possibile che la partita sia andata così? Ma meglio affrontare tutto un colpo di scena alla volta. La sfida si svolge nel campo di Massa Carrara, rinomato per non essere il Camp Nou per grandezza e manto erboso, ma ci si avvicina per l’intensità della squadra di casa. I primi minuti, come da copione, sono poco eleganti. Il campo non sembra in condizioni perfette causa pioggia, il che condiziona praticamente tutti i giocatori in campo. Tutti, tranne uno: Yeboah. Il numero 10 dei lagunari sfrutta un passaggio geniale per entrare in area, dribblare un difensore, sterzare e infine tirare. Un gol che stonerebbe rispetto ai 12 minuti di gambe pesanti, ma ci pensa Bleve a respingerla per far segnare ad Adorante il più classico dei gol da centravanti puro: rimbalzo nei piedi e rete, la quarta in campionato per il bomber. Il Venezia dopo il gol si sblocca, mentalmente e fisicamente, giocando praticamente in smoking ma sfruttando la grande dote di mettersi gli stracci quando necessario. Probabilmente tanto della promozione nasce anche da questo aspetto. Ma tornando alla gara, i lagunari mascherati cercano il raddoppio non con trame di gioco solite, ma con calci piazzati e tiri da fuori. La Carrarese, però, non è per nulla morta, e sfiora il gol del pari al 39’: palla dal tocco gentile di Hasa che la mette in testa ad Abiuso, ma Stankovic vola e la toglie dalla porta. Ma se i calciatori ospiti sanno trasformarsi in base al contesto, anche Zuelli fa lo stesso: il centrocampista decide di reinventarsi prima trequartista, superando con un movimento di corpo che lascia sul posto Yeboah e Doumbia e poi finalizzatore, bucando il portiere 2002 dopo lo scambio proficuo con Finotto. A inizio secondo tempo, la squadra di Stroppa cerca di sfruttare la solita qualità sopraffina della squadra, rimettendo l’estro dei suoi al centro del gioco. Serve un Bleve miracoloso su Adorante per evitare l’1-2. Ma ecco che sale in cattedra chi ha un piede differente: al 63’, tre minuti dopo il miracolo narrato prima, Yeboah serve una palla di rara precisione a Doumbia che la addomestica con una carezza per poi insaccarla nell’angolo lontano. Primo gol in B per il 2003. I 20 minuti successivi sono un tripudio di gioco e velocità degli arancioneroverdi, che sfiorano il 3-1 più volte. Pietrelli prima e Yeboah poi ci provano, ma non riescono a buttarla dentro. Ma è proprio nella troppa sicurezza di giocare sul velluto - nonostante il campo bagnato - che la Carrarese trova spazio per riaprire i discorsi. Un errore grossolano al limite dell’area avversaria di Lella innesca Zuelli, che riparte in contropiede; palla per Di Stefano, cross su Rubino che segna di corpo, in maniera quasi grottesca, ma dannatamente efficace: 2-2, La partita sembra ormai scivolare in un pareggio che accontenta tutti e nessuno. Al 95’ avviene, invece, l’inimmaginabile: Lella sbaglia nuovamente, regalando palla agli avversari in un tentativo riuscito male di rovesciata, contropiede Carrarese con Di Stefano che serve Zanon. L'esterno gli restituisce il favore e, a tempo scaduto, il 2003 regala tre punti pesantissimi alla compagine di Calabro. La vittoria varrà addirittura il sorpasso toscano sui veneti, preludio di una stagione che non potrebbe andare come immaginato da Stroppa. 6 mesi dopo, l'incidente di percorso a Massa Carrara ha segnato un punto di svolta per la loro stagione, portando a qualificare il gol subito all’ultimo secondo come uno schiaffo morale fondamentale per la corsa alla promozione.
11ª giornata, Avellino-Reggiana 4-3 (di Dennis Rusignuolo)
Trovatemi una gara in cui sono stati segnati CINQUE gol in VENTI minuti. Cinque. Basterebbe questo dato per etichettare la gara del Partenio come match dell’anno, ma questa Serie B ha abituato bene, e il 4-3 finale è solo uno dei tanti giorni di ordinaria follia in cadetteria. Si gioca alle 12:30, e nonostante sia novembre ad Avellino fa molto caldo. In avvio gli irpini approcciano bene, ma anche gli emiliani non sono da meno. Dopo un’occasione a testa, al ventesimo la Reggiana va in vantaggio: Bozzolan crossa in mezzo, Simic si traveste da finto attaccante ma sbaglia porta. Autogol, 0-1. La reazione della squadra di Biancolino non si fa attendere, e comincia tutto da un calcio d’angolo. Colpo di testa di Crespi, Motta para sulla linea e la difesa spazza, ma l’arbitro Massimi fischia. Cosa ha fischiato? Inizialmente si pensa all’assegnazione della rete, ma dai replay si vede l’estremo difensore intervenire sulla linea. L’idea più plausibile è quella di un fallo in attacco, ma dopo cinque minuti di check del Var, si vede un tocco di mano di Charlys dopo il colpo di testa. Calcio di rigore. Dal dischetto Insigne pareggia. Nel secondo tempo i venti minuti di totale follia. In ordine: 1) Inserimento di Insigne a fari spenti, filtrante per Biasci e gol del 2-1. Rimonta completata; 2) Pareggio di Novakovich. Prima conclusione respinta da Daffara, gol in tap-in; 3) Contropiede Reggiana, palla a Novakovich, marcato e con lo spazio ridotto. In quel momento ci sono quattro giocatori avversari in area, l’attaccante se ne frega e inizia a dribblarli tutti. Estrae dal cilindro giocate che non credo abbia mai posseduto, salta mezzo Avellino e fredda Daffara con un puntone da futsal. Contro-rimonta; 4) Punizione dal vertice dell’area per l’Avellino. Russo crossa sul secondo palo, Simic si rimette il costume da attaccante e segna, questa volta nella porta giusta. 3-3; 5) Corner sul primo palo, spunta la testa di Martin Palumbo e gli irpini chiudono la partita. 4-3, al settantesimo. Nel finale non succede più nulla, e aggiungerei un “menomale” perché sennò avremmo confuso il punteggio con una partita di tennis. Rimane una delle esibizioni più spettacolari, divertenti e squilibrate, in senso positivo, di questo campionato. E l’ago della bilancia è sempre l’Avellino.
13ª giornata, Catanzaro-Pescara 3-3 (di Nicholas Barone)
Unica partita della lista terminata in parità, Catanzaro-Pescara ha saputo creare nuovi protagonisti e storie clamorose. La situazione delle due squadre è differente - con i padroni di casa undicesimi e gli abruzzesi penultimi - ma l’impatto non positivo sul campionato ha accomunato le due compagini. I calabresi, dopo un mercato fatto di qualità e linea verde, hanno iniziato a carburare dall’ottava giornata in poi, mentre gli ospiti hanno cambiato allenatore affidandosi a Gorgone dopo le prestazioni mediocri della squadra con Vivarini. La gara inizia con il solito gioco sfrontato di Aquilani, cercando di sfondare le linee avversarie. Ma chi riesce a sfondare realmente è Di Nardo, che si muove tra le linee come una corda di violino, regalando movimenti senza palla quasi commoventi. Grazie a una sua finta si innesca Tonin, che imbuca proprio il bomber: tiro sotto le gambe di Pigliacelli, 1-0. Pochissimi minuti dopo ancora Di Nardo si trasforma in mezz’ala e ricambia il favore per Tonin, che non riesce a insaccare. Passano tre minuti, calcio d’angolo per il Catanzaro, Cissè rientra per superare due avversari, cross che arriva al centro dell'area. Le opzioni in questi casi, solitamente, sono due: colpo di testa potente per spiazzare il portiere o aspettare che il pallone scenda per cercare la conclusione potente. Brighenti sceglie la terza opzione: tacco in no-look che spiazza Desplanches. Una conclusione di sana follia e sregolatezza nonostante la professione da difensore e la carta d’identità che recita 36. Ma, come detto prima, questa è la gara dei protagonisti inaspettati. al 37’ una gran conclusione di Dagasso viene parata dal portiere giallorosso, ma la palla resta vagante nell’area calabrese. Tommaso Corazza, terzino, decide di cambiare ruolo per circa 60 minuti, e arriva caparbio sulla palla mettendo lo zampino che porta al 2-1. I minuti successivi sono caratterizzati da croce e delizia del portiere abruzzese che prima regala un tiro a botta sicura a Favasuli - che lo spreca malamente - per poi compiere un duplice miracolo in pochi minuti. Il portiere 2003 mette un rammendo anche sul colpo di testa di Frosinini a inizio seconda frazione, ma non può nulla sulla ribattuta di Pittarello: è 2-2. All’81’ la gara prende contorni danteschi per la squadra di Gorgone che passa dal paradiso all’inferno in poco meno di un tempo: a proposito di protagonisti inaspettati, chi si ritaglia uno spazio da lasciare senza parole è Buso. L’esterno non è un talento generazionale, ma in quel momento non lo sa e regala un gol a giro dallo spigolo dell’area degno del Puskas. Piccolo dettaglio: è l’unico gol fatto in maglia giallorossa nei soli 79 minuti giocati in Calabria. La partita sembra ormai finita, ma la Serie B sa regalare cambi inaspettati nel copione anche a pochissimi minuti dalla fine. Al 93’ Letizia tira un calcio di punizione dalla parte esterna del campo e, invece di lanciare il pallone in mezzo, cerca Corazza. La scelta del numero 3 sembra del tutto insensata: il suo compagno riceve la palla sul piede debole, in una posizione difficilissima e con tutti i giocatori di movimento a schermare l’area. Ma in quel preciso istante Corazza, che non ha ancora abbandonato il ruolo da bomber improvvisato che si è ritagliato nel primo tempo, tira con il piede meno preferito una conclusione ad effetto che spiazza completamente il portiere avversario, 3-3 e partita finita. Non una gara che ha spostato tanto a livelli di classifica, ma che ha regalato uno spettacolo puro per i tifosi da casa.
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