Coronavirus, la proposta di Mancini: “Organizzeremo una partita tra l’Italia e i medici”

Coronavirus, la proposta di Mancini: “Organizzeremo una partita tra l’Italia e i medici”

Il ct dell’Italia ha parlato della situazione che si sta vivendo attualmente a causa dell’emergenza per la diffusione del Coronavirus

Il commento di Roberto Mancini.

L’emergenza per la diffusione del Coronavirus sta continuando a dilagare in Italia, e nonostante le misure restrittive adottate dal Governo italiano la situazione sembra non migliorare: bisognerà aspettare ancora molti giorni e rispettare le regole per cercare di migliorare la condizione sanitaria del paese.

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A commentare la situazione che sta vivendo l’Italia e di conseguenza anche il calcio italiano (fermo ormai da quasi un mese), è intervenuto il ct della Nazionale, Roberto Mancini, che ha parlato così durante la trasmissione Che tempo che fa: “Quando sarà finita tutta questa storia del Coronavirus bisognerà organizzare una partita con la Nazionale maschile e la Nazionale femminile contro medici e infermieri. Potrebbe essere una cosa bella. Ne parlo col presidente e vediamo se si potrà fare. Campionato finito a causa dell’emergenza sanitaria? C’è da aspettare un po’ per vedere cosa succede. Nessuno si sta allenando in questo momento e credo che tutte le squadre aspetteranno un po’ di tempo. Prima o poi la vita normale dovrà però ripartire, anche se all’inizio sarà difficile: la speranza è che il buon Dio ci metta un occhio e faccia finire in fretta questa situazione. È un momento molto difficile, sto come tutti gli italiani, non bene. Dobbiamo cercare di fare molta attenzione e cercare di rispettare le regole, sperando finisca in fretta. È terribile vedere quello che sta accadendo a Bergamo, a Brescia, a Milano. Io penso che abbiamo i medici più bravi, bisogna ringraziarli e averne sempre rispetto. Ho lavorato anche all’estero e penso che i nostri medici siano i migliori. Il calcio in ritardo nel fronteggiare l’emergenza sanitaria? Penso un po’ tutti, non soltanto il nostro mondo, che magari a volte pensa di essere inarrivabile per qualsiasi malattia, perché i ragazzi sono giovani. Ma anche all’estero vedo che sta accadendo la stessa cosa, stanno facendo le cose leggermente in ritardo purtroppo“.

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