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L'ANALISI

Italia, in Bosnia un disastro annunciato: l’analisi della partita

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L'analisi dell'ennesima notte oscura del calcio azzurro
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di Dennis Rusignuolo 

L'incubo continua. I rigori danno ragione alla Bosnia, e l'Italia è fuori dal mondiale per la terza volta consecutiva. Parlare della partita sembra l'esercizio più inutile di tutti, ma nella gara di Zenica sono emersi passo dopo passo tutti quei problemi che si discutono, e si discuteranno a lungo.

La gara

In conferenza stampa, il c.t. bosniaco Barbarez ha parlato di pullman, ma il vero pullman è quello azzurro. Fin dal primo minuto la strategia dell'Italia è chiara ed evidente: blocco basso e contropiede. Contenere la prima ondata bosniaca può anche essere una scelta producente, e se poi il portiere avversario ti regala la palla del vantaggio, Kean timbra per la sesta gara consecutiva, tutto si mette in discesa. La partita degli azzurri finisce praticamente lì, perché quel blocco basso non si schioda. Non si prova a spingere per il raddoppio, si preferisce compattare il centrocampo e fornire apporto alla difesa. La Bosnia reagisce d'impeto, non si fa schiacciare e approfitta del pragmatismo italiano per alzare il baricentro. A cinque minuti dall'intervallo la partita viene stravolta: Bastoni stende Memic, cartellino rosso. Gattuso toglie Retegui per Gatti, all'intervallo entra anche Palestra per Politano, e la barricata è ufficialmente issata. Nel secondo tempo non si può pretendere molto dall'Italia: se in parità numerica si difendeva a oltranza, figuratevi in dieci uomini. Poi però si apre qualche spiraglio per colpire nell'animo bosniaco, ma Kean spreca dopo settanta metri di sprint. Entrano Pio Esposito e Cristante per Kean e Locatelli, ma gli azzurri non escono più. E tanto porti il nemico dentro casa, che prima o poi ti colpisce: al 79' Dedic sfonda sulla destra, mette una gran palla in mezzo verso Dzeko, Donnarumma fa l'ennesimo miracolo, ma Tabakovic a un metro dalla porta non può sbagliare. 1-1. Ai supplementari l'Italia ha una sola occasione, e troverà anche il tempo per parlare dell'arbitro Turpin: Palestra lanciato in porta viene atterrato da Muharemovic. Per il francese il cartellino è giallo e non rosso. Proteste vibranti degli azzurri, con argomenti a favore vista la chiara occasione, ma anche il VAR conferma il giallo. Sugli sviluppi della punizione, Vasilj smanaccia miracolosamente sul colpo di testa di Pio Esposito. E poi rigori. I bosniaci segnano tutti, gli azzurri sbagliano con Pio e Cristante. E la Bosnia conquista il mondiale.

Qualità e spirito 

C'è poco da dire: la Bosnia ha meritato la vittoria, e con ampio merito andrà al mondiale al posto dell'Italia. Nella notte di Zenica la squadra di Barbarez ha saputo approfittare del momento di autolesionismo dell'Italia, e nel secondo tempo la Bosnia ha puntato sul coraggio e la fantasia dei suoi uomini migliori. Ed è un argomento il fatto che questi uomini migliori, eccezion fatta per l'eterno Dzeko, abbiano meno di 40 anni in due. Due dei migliori prodotti giovanili del calcio bosniaco, già sotto gli occhi dei migliori club europei. È il caso di Kerim Alajbegovic, 17 anni, entrato nel secondo tempo. Quante finte, quanti uno contro uno tentati, che coraggio. Poi il rigore nella lotteria, ancora una volta secco e preciso. È il caso di Bajraktarevic, che addirittura azzarda un cross di rabona a pochi minuti dal novantesimo, con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere, abbinata alla fantasia di chi sa che può rischiare più degli altri. Addirittura calcia il rigore decisivo, e fa anche gol.

A proposito di fantasia e qualità, all'Italia l'unica luce è stata accesa da Palestra, uno dei pochi a ottenere la sufficienza visto il momento e la prestazione. In un'Italia troppo analogica, macchinosa e lenta, il giocatore del Cagliari è stato l'unico che ha provato ad accendere la scintilla con le sue solite sgroppate, i continui tocchi del pallone, il dribbling sistematico sul marcatore in fascia. Palestra e poco altro, praticamente nulla. E adesso la qualità diventa il tema principale, perché in tutti i suoi aspetti l'Italia ha messo in mostra quella mancanza di estro e fantasia.

E adesso? 

La verità è lapalissiana: tutta Italia conosce già da tempo i limiti e i difetti del proprio calcio. In caso di vittoria, e qualificazione, questi problemi sarebbero stati messi in secondo piano per un po' di tempo, ma la sconfitta inevitabilmente scoperchia il vaso di Pandora. Quanti errori, quanta superficialità, quanti problemi. Si attendono riforme, cambiamenti, rivoluzioni. Ma la verità è che il calcio italiano ieri ha subito il colpo decisivo per rifondare tutto dal principio, e adesso non si può più rimandare.