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Lecco, Di Nunno: “Non siamo come Bari e Palermo. Nel calcio zero amici. Balotelli…”

Lecco
Il patron del Lecco analizza il percorso che attende i lombardi in Serie B, menzionando piazze come quelle di Palermo e Bari.
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Paolo Di Nunno, patron del Lecco, ha rilasciato una lunga intervista alle colonne de Il Giorno, soffermandosi sul cammino che attende la propria compagine ormai iscritta definitivamente in Serie B:

"Ora testa al campionato. Sappiamo che ci sono squadroni, con gente che ha soldi. Io non ne ho come “quelli“. Io vivo, non muoio di invidia per loro". Certo, la sconfitta col Catanzaro poteva starci, ma noi siamo rimasti fermi per settimane... E sa perché? per colpa di gente che non ha un cavolo da fare. Come Perugia e Brescia che hanno deciso di fare causa a tutti perché loro la C non volevano farla. E ci credo: gli umbri puntavano la B per vendere il club agli americani. Ma gli è andata male...".


Sulla personalità forte del patron -"Sono comunque un personaggio, certamente do fastidio, oggi e magari in futuro. Ma resto un uomo di parola, a differenza di altri. Sono in questo mondo da tantissimi anni, i miei amici sono quelli della prima stagione a Canosa. Ma poi non c’è altro. In questo ambiente non puoi avere amici, solo nemici. Fanno tutti finta di volerti bene, ma solo per fregarti i soldi. E se c’è business non c’è amicizia... Io sono scomodo, ho il “difetto“ di dire in faccia quello che penso, ma poi mi passa tutto. Non porto rancori e se mi dicono che ho sbagliato chiedo scusa".

Come si è risolto il problema stadio -"Chiesi prima al Brescia: chiamai Cellino in Inghilterra, ma non sapevo che stesse facendo ricorso anche lui. Poi mi sono rivolto al Monza, per tutta la nostra città era la soluzione più bella, anche perché i tifosi sono gemellati e avrei potuto giocare sempre lì. Però Galliani mi disse che il campo si sarebbe rovinato con la pioggia. Ma la cosa che mi fece davvero arrabbiare è stato quando gli chiesi la disponibilità il venerdì, prima della finale di ritorno col Foggia. Mi disse: “Non è che fai la fine del Bari che all’ultimo minuto non è andato in A?“ Noi invece al Foggia di gol ne abbiamo rifilati tre, i ragazzi volevano la B. Ma il campo non l’abbiamo avuto. Prima partita “casalinga“ a Padova? Altre spese. Solo l’affitto del campo mi è costato 30mila euro. E poi il viaggio di andata e ritorno, la notte in hotel, i pasti. Ma per fortuna si torna a casa".

Il ritorno al Rigamonti Ceppi - "Il 16 settembre per la sfida col Brescia. I lavori sono praticamente finiti (servivano un impianto di illuminazione di 1200 watt, necessario per le tv, e almeno 5500 posti a sedere oltre ai tornelli, ndr), siamo stati più veloci della luce".

Messaggio ai tifosi - "Di darmi una mano se vogliono restare in B. Altrimenti darò la squadra al Comune. Ma io ora me la tengo stretta, un anno in B lo voglio fare perché abbiamo conquistato la promozione con una squadra da mezza classifica. Questa è la grande soddisfazione. Il gruppo che si è creato è una famiglia".

Cosa spinge a proseguire - "La passione. Io non vengo dai piani alti, sono un povero disgraziato con la passione per il pallone e non ci guadagno nulla nel calcio. Questa non è piazza come Bari e Palermo, qui ci sono solo 40mila abitanti, è la provincia che è grande. Ma so che questa stagione potrebbe costarci 8, forse 10 milioni. Abbiamo anche 20 squadre giovanili".

Questo venerdì si chiude il calciomercato sia per il Brescia sia per il Lecco. Colpo a sorpresa come Balotelli -"Proprio lui no. La squadra è fatta. Con i giocatori esperti siamo a posto e poi abbiamo tanti giovani pronti".

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